Sistema Musica febbraio 2004
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  Reck, il sorriso infinito delle Nozze di Figaro
di Angelo Chiarle

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  Il sito del direttore Stefan Anton Reck
  Le nozze di Figaro: la scheda dell'opera
Anton ReckGesto sicuro, preciso, plastico. Lucidità, accuratezza, rara precisione, rigore. Impeto, espressività, slancio espressivo. È un quasi rossiniano crescendo di consensi quello che si percepisce spulciando qua e là tra le recensioni su Stefan Anton Reck, il giovane direttore che dal 1985 ha incominciato a far parlare di sé vincendo i concorsi internazionali intitolati ad Arturo Toscanini e Gino Marinuzzi. Borse di studio nel 1987 e 1990 a Tanglewood con Seiji Ozawa e Leonard Bernstein. Assistente di Abbado dal 1997 al 2000. Collaborazioni con Pierre Boulez e la Gustav Mahler
Jugendorchester.
Direttore stabile dell’Orchestra Sinfonica di Sanremo dal 1990 al 1994, dell’Orchestra Regionale del Lazio dal 1994 al 1998, del Teatro Massimo di Palermo dal 2000 al 2002. Sei incisioni importanti…

Maestro Reck, nel suo approccio a Mozart c’è qualcosa di cui ritiene d’esser debitore dei grandi maestri con cui ha lavorato?
«Mozart è un caso molto speciale per un direttore d’orchestra, perché c’è una certa tradizione che proviene da lontano. Da Furtwängler, Bruno Walter, passando per Karajan e Böhm, è arrivato a noi un certo modo di suonare Mozart. Quando Claudio Abbado era giovane, questa era l’unica strada: l’hanno percorsa tutti coloro che provengono da questa tradizione. Poi sono venuti direttori come Harnoncourt e Gardiner, che hanno proposto un Mozart completamente diverso. Abbado è stato molto flessibile, molto sensibile allo sviluppo dell’interpretazione mozartiana. A quasi settant’anni è stato capace di fare un cambiamento di stile incredibile, come non ho visto in nessun altro direttore. Nel giro di pochi anni è riuscito a fare un Mozart stilisticamente completamente diverso da quello che faceva vent’anni fa».

Una lezione di flessibilità e sensibilità, dunque…
«Sì, la flessibilità l’ho imparata da lui. Naturalmente, essendo di un’altra generazione, la mia visione su Mozart è stata fin dall’inizio diversa. I grandi tempi di Harnoncourt iniziavano quando io studiavo a Berlino. Sono subito rimasto diviso tra due direzioni, quella della tradizione e quella del nuovo modo di interpretare Mozart. In verità, poi ognuno deve trovare la propria strada. A partire dalla decisione dell’organico…»

Con l’Orchestra del Teatro Regio ha già in mente il tipo di lavoro che conta di fare?
«Vorrei fare un lavoro nella direzione della leggerezza e della trasparenza, mantenendo un organico abbastanza leggero, ma non troppo, tanto da garantirmi il peso giusto per i numeri grandi come l’Ouverture o i Finali e, nello stesso tempo, la trasparenza per gli altri numeri. La base di partenza del mio lavoro con ogni orchestra comunque è la precisione, l’attenzione all’intonazione, che è molto delicata, perché occorre lavorare con amore su ogni nota».

Una qualità che le è stata sempre riconosciuta è la capacità di trasmettere entusiasmo…
«Trasmettere amore, entusiasmo per la musica nel mio mestiere è la cosa più importante. Bisogna trasmetterli sia all’orchestra sia a tutto il teatro. Questo ritengo sia il mio compito più importante».
Con le orchestre italiane tutto questo le è riuscito particolarmente bene…
«Delle orchestre italiane apprezzo lo spirito, l’entusiasmo e l’impegno, sempre se si riesce a creare un buon rapporto. Devo proprio dire, come tedesco, che lavorano serenamente e sono ispirate. Sono quindici anni che lavoro in Italia e ho notato notevoli sviluppi nelle orchestre, come per esempio in quella del Teatro Massimo. Spero di riuscire a instaurare un buon rapporto anche con l’Orchestra del Regio per Le nozze di Figaro».

Cosa la colpisce di più in questo capolavoro?
«Anche solo a parlarne, comincio a sorridere: sono sereno e felice. Se penso alle Nozze di Figaro, mi viene sulle labbra un sorriso infinito, eterno. A cominciare dalla stupenda Ouverture, è tutto un godersi la vita. C’è amore puro in questa musica. Secondo me, è il capolavoro in assoluto di Mozart proprio per questa gioia di vivere. Quasi a ogni pagina, anche nei recitativi, mi viene da domandarmi come sia possibile inventare musica di tanta incredibile raffinatezza».

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