Sistema Musica febbraio 2004
editoriale
  Un febbraio contemporaneo
di Nicola Campogrande
Durante una conferenza stampa, presentando il cartellone di Rai NuovaMusica 2004, il direttore artistico Daniele Spini ha ripetuto più volte una frase importante. Riferendosi ad alcuni degli autori in programma ha detto: «Vorremmo legare questi compositori alla nostra Orchestra». E l’ha detto con allegria, con entusiasmo, con la consapevolezza che la creatività contemporanea è una risorsa viva e palpitante anche per una formazione che, come qualunque altra compagine del mondo, dedica gran parte del suo tempo al repertorio del passato. Così che inventare un mese di programmazione interamente consacrato alla nuova musica non ha l’aria di un “omaggio dovuto” da parte del servizio pubblico a chi si ostina a riempire pentagrammi e agli incalliti indagatori della novità: Rai NuovaMusica suona, già sulla carta, come un gesto vitale, quasi festaiolo: dice agli ascoltatori «sentite che bello, per un po’ suoneremo soltanto pezzi che non conoscete ancora». Ecco allora che Comune, Provincia e Regione si accodano al progetto e lo sostengono finanziariamente, per di più pensando a un pubblico giovane e dunque imponendo l’ingresso gratuito a tutti i sette concerti in programma: dove il territorio dimostra di essere propositivo, lì si investe.
Intanto, la musica nuova continua ad abitare anche la stagione usuale dell’Orchestra Rai – questo mese lo fa con una nuova partitura di Luca Francesconi, che, nell’intervista che pubblichiamo, insiste, con sacrosanta ragione, sulla necessità di un linguaggio forte e articolato, per dire cose profonde. Nel frattempo, ad animare i nuovi Incontri con la musica da camera, l’Unione Musicale invita Giovanni Sollima, un compositore noto per la forza della propria invenzione e per l’ecletticità dei propri amori musicali: sarà lui a suggerire parte della programmazione, ad “agire da compositore” mettendo insieme, secondo strategie emotive e intellettuali, diversi tasselli sonori del presente. E, ancora, il Piccolo Regio Laboratorio prosegue, con tenacia, le proprie esplorazioni in territori ibridi, mescolando musica e video e danza e teatro nelle mille forme che la contemporaneità ama frequentare.
Non sono casualità, e non lo sono a Torino. Qui l’attenzione per la contemporaneità, per il suo brivido, per il suo rischio, sono moneta corrente. Basta frequentare gli ambienti musicali di Milano o di Roma per sentirsi ripetere quanto sia effervescente la vita sonora che nasce sotto la Mole, quanto Torino venga invidiata, quanto l’intelligenza dei pensatori musicali sabaudi sia additata ad esempio. A me questa sembra una cosa importante: è così che si gode il presente, è così che si disegna il futuro.
Che cosa ne pensate?
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