Sistema Musica gennaio 2004
Unione Musicale
  Annotazioni sull'arrangiamento della Winterreise
di Hans Zender
mercoledì 21 gennaio
Conservatorio ore 21
Serie verde
Orchestra di Padova e del Veneto
Mario Brunello direttore
Christoph Prégardien tenore
Schubert-Zender
Winterreise. Eine Komponierte Interpretation

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  Il sito del tenore Christoph Prégardien
Matthias GoerneFin dall’invenzione della notazione musicale, nella musica si è sempre fatta una distinzione tra testo redatto dal compositore e realtà sonora attualizzata da chi esegue. Ho trascorso metà della mia vita nel tentativo di restituire esecuzioni il più vicine possibile al testo originale – in particolare con le opere di Schubert, che amo profondamente – anche se poi ho dovuto confessare a me stesso che non esiste un’interpretazione fedele all’originale. Molto è cambiato: strumenti, sale da concerto, l’importanza delle annotazioni a margine eccetera, ma ciò che si deve arrivare a comprendere è che ogni singola nota del manoscritto è prima di tutto una richiesta di azione e non una descrizione esplicitata del suono. Lo sforzo creativo, il temperamento e l’intelligenza dell’esecutore, tanto quanto la sensibilità segnata dall’estetica del tempo, sono assolutamente necessari a creare un’esecuzione vivace ed emozionante…
Falsificazione? Io la chiamo trasformazione creativa. Le opere musicali, così come quelle teatrali, possono essere ringiovanite attraverso grandi esecuzioni…
Un’opera come la Winterreise rappresenta un’icona della tradizione musicale, uno dei più grandi capolavori europei. È sufficiente presentarla oggi nel modo abituale, ovvero con due uomini in smoking e uno Steinway in una grande sala da concerto? Molti sono concordi nel riporre grande importanza in un’esecuzione che sia fedele all’originale storico… E sebbene sia una cosa giusta in linea di principio, non dovremmo eliminare l’illusione che la presentazione di esecuzioni con strumenti autenticamente storici possa da sola consentire il recupero dello spirito dei tempi di quando è stata composta la musica. Le nostre attitudini all’ascolto e il nostro udito sono troppo cambiati, e la nostra consapevolezza è troppo influenzata dalla musica composta dai tempi di Schubert a oggi. Un’esecuzione “storicamente accurata” è spesso avvertita come un allontanamento da ciò a cui siamo abituati.
La mia interpretazione della Winterreise non ricerca un nuovo significato espressivo ma utilizza le stesse libertà che gli esecutori intuitivamente permettono a loro stessi: il rallentare o l’accelerare dei tempi, la trasposizione in chiavi diverse e la scoperta di più caratteristiche e sfumature di colori. Oltre a ciò esiste il potenziale della “lettura” della musica; il muoversi attorno e dentro il testo, la ripetizione di certe battute musicali, la rottura della continuità, il confronto di differenti letture dello stesso passaggio. Nella mia versione tutte queste possibilità rimangono soggette alla disciplina della composizione, creando così passaggi formali autonomi che si sono stratificati all’interno del manoscritto originale di Schubert.
Per conseguire la magica unità fra testo e musica – caratteristica questa che appare soprattutto negli ultimi cicli di Lieder – Schubert ha utilizzato nelle composizioni liederistiche alcuni suoni “cifra”. Voleva far combaciare la “parola chiave” di ogni poema con una figura musicale embrionale, al di là di ciò che l’intero Lied avrebbe poi sviluppato. Le trasformazioni strutturali della mia versione sono sempre scaturite da queste figure embrionali, sviluppate tuttavia attorno all’originale forma schubertiana… Considerati dal punto di vista dello stile, gli ultimi lavori di Schubert contengono quei “semi” di figure musicali che, decenni dopo la loro composizione, appariranno nei lavori di Bruckner, Wolf e Mahler. Si sarebbe quasi tentati di dire che buona parte dei passaggi della Winterreise prefigurino l’Espressionismo del Novecento. La mia stessa versione della Winterreise tenta di tirar fuori le prospettive di sguardo sul futuro di Schubert.
Si dice che Schubert, mentre componeva la Winterreise, apparisse tra gli amici solo raramente e in uno stato apparentemente turbato. La prima esecuzione dev’essere stata uno shock più che un piacere. È possibile disattendere le attese estetiche inerenti alla nostra capacità di ascoltare la musica classica (che rendono praticamente impossibile oggi l’esperienza di uno shock causato dalle prime esecuzioni) e rinvigorire l’impulso iniziale, la forza esistenziale dell’originale di Schubert?
(traduzione di Annalisa Comes)
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