Sistema Musica gennaio 2004
Unione Musicale
  Schubert tra Goerne e Prégardien
giovedì 15 gennaio
Conservatorio ore 21
serie blu
Matthias Goerne baritono
Eric Schneider pianoforte
Schubert Winterreise op. 89 D. 911

PrégardienIl protagonista è partito: ha lasciato la sua amata, ha inciso un «Buona notte» sul suo cancello e si è addentrato nel buio, perché «l’amore ama vagare / Dio l’ha fatto così». E il vagare, nella Winterreise, è una ricerca, è la ricerca, quasi la verifica dell’impossibilità di dominare la vita: ci si scontra con lei, la si frequenta, ci si fa scuotere e coccolare – si pensi alla continua alternanza di maggiore e minore – ma alla fine bisogna dargliela vinta. Schubert sarebbe morto poco dopo aver completato la partitura; Müller, il poeta, se n’era andato un anno prima.
Nel vagare, nell’incontrare gli elementi, nell’incrociare il fiume o il corvo o il vento, il protagonista di questo Viaggio d’inverno si avvicina spesso agli alberi. A un tiglio, in particolare, un tiglio che gli si presenta con affetto, che gli offre la propria ombra perché lui possa fare sogni dolci. Lo si incontra per la prima volta al numero cinque della partitura e si capisce subito che quello è un albero vitale, con rami mobilissimi, con foglie che fremono, perché il pianoforte, anziché accompagnare l’andamento da canzoncina della melodia, si muove su un proprio palcoscenico, entra di lato con gesti musicali autonomi e sembra quasi che parli, tanto il gioco di frasi e pause è quello di una lingua. E infatti c’è teatro, c’è azione, in questo Lied, perché il nostro viandante incide sulla corteccia «molte parole d’amore», poi deve partire, di notte, ma poi ancora gli basta chiudere gli occhi per sentire il tiglio che lo chiama, che scuote i propri rami dicendogli «vieni, amico, qui troverai riposo». Lui però è ormai lontano, ci sono venti ghiacciati che gli soffiano in faccia, il suo cappello è volato via e insomma no, non tornerà. Passa una strofa, il tiglio lancia ancora il suo richiamo pianistico ma il viandante ormai «è a molte ore da quel luogo»: il mormorio continua, «qui troverai riposo», ma il viaggio deve proseguire.
Sono sempre esistiti grandi interpreti della Winterreise. Prégardien, ad esempio, sfrutta una tavolozza di mezze voci, come farebbe Radu Lupu sulla tastiera, ma non chiude l’interpretazione al mondo esterno, non ne fa una questione tra lui e Schubert (Fischer-Dieskau si domandava addirittura se fosse lecito cantare in pubblico la Winterreise) e anzi, quando la pagina lo richiede, lancia appigli alle orecchie, fa teatro, prende il pubblico per mano e lo fa camminare insieme a sé. Matthias Goerne sfodera invece la sua bella e ricca voce baritonale e tutta l’irruenza della sua giovane età, appassionandosi a dovere ma riuscendo comunque a dominare la partitura con una maturità stilistica fuori dal comune. Poterli ascoltare entrambi avvicinarsi a quel tiglio è un’occasione preziosa. (n.c.)
Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it