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Noseda:
«Tra Glière e Sostakovic
si ascolta l’anima
del pensiero russo»
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Lingotto |
giovedì
8 gennaio ore 20.30
venerdì 9 gennaio ore 21
Auditorium del Lingotto
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Gianandrea Noseda direttore
Ettore Bongiovanni corno
Musiche di Glière, Shostakovich
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| Ettore
Bongiovanni |
Ettore
Bongiovanni, diplomato presso il Conservatorio di Alessandria con
Giacomo Zoppi, si è perfezionato con Marcello Rota, Guelfo
Nalli e, all’Aspen Music Festival (Colorado) con John Cerminaro.
Ha suonato con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra
«Toscanini» di Parma, l’Orchestra «Scarlatti»
di Napoli.
Ha collaborato inoltre con l’Orchestra Filarmonica del Teatro
alla Scala,l’Orchestra della Svizzera Italiana e l’Orchestra
da camera di Losanna.
È componente del Quintetto Arnold e del Quintetto Italiano
di Ottoni. Dal 1994 è primo corno dell’Orchestra Sinfonica
Nazionale.
Svolge attività concertistica in formazioni da camera e tiene
corsi di perfezionamento in Italia e all’estero. |
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Gianandrea
Noseda, che abbiamo raggiunto a New York dov’è impegnato con
la New York Philharmonic Orchestra, si è costruito una notevole competenza
nel repertorio russo e sovietico, di cui sta presentando, non solo in Italia,
anche elementi assai poco noti accanto a capolavori ormai riconosciuti.
Abbiamo cominciato da ciò che si conosce meno.
La novità della sua performance torinese è rappresentata
da un Concerto di Reinhold Moricevic? Glière: ce lo può
descrivere? Chi era questo compositore? Perché è così
sconosciuto da noi? E in patria?
«Glière è un compositore russo di origine belga la
cui opera artistica si è sviluppata nella prima metà del
XX secolo. A parte un pregevole Concerto per soprano di coloratura e orchestra
piuttosto eseguito anche oggi, Glière non è molto famoso
né in Russia né fuori. È un compositore di stampo
sostanzialmente accademico, che ha avuto soprattutto il merito di creare
una scuola compositiva in cui si formarono Prokof’ev e Kacaturjan».
Lei dirigerà il suo Concerto per corno e orchestra op.
91. Quali problemi pone il rapporto tra un’orchestra e un solista
di corno? Tempi, equilibri fonici, delicatezza?
«Esistono gli stessi problemi posti da qualsiasi concerto per solista
e orchestra. Personalmente cerco di facilitare il compito del solista,
che di solito spende più tempo nello studio del concerto di quanto
non faccia il direttore d’orchestra, trovando dei punti di connessione
tra le sue e le mie idee musicali, in modo da raggiungere una linea interpretativa
comune».
E Dmitrij Sostakovic? Sembra uno dei compositori da riscoprire;
è anche il caso di questo lavoro, la Sinfonia n. 8 in do minore
op. 65? Non sembra un caso simile a Mahler, che fummo aiutati a comprendere
dalla riscoperta, negli anni Settanta, della cultura (Kultur?) austriaca?
«L’Ottava sinfonia di Sostakovic, insieme con la Settima in
do maggiore op. 60 detta Leningrado e la Nona in mi bemolle maggiore op.
93, è definita “sinfonia di guerra” perché come
le altre due è stata composta mentre infuriava la Seconda Guerra
Mondiale. È una Sinfonia dal contenuto altamente drammatico, con
abissi di dolore e disperazione che sono stati originati dallo spaventoso
assedio della città di Leningrado messo in atto delle truppe tedesche.
In questa musica si trovano anche tentativi di ribellione, urla disordinate,
pianti. Si percepisce la netta sensazione di impotenza di fronte a un
nemico che c’è ma non si vede. Non sembra questa la storia
dei nostri giorni? Va comunque notato che se in Sostakovic c’è
sempre la necessità di compiacere il “sistema”, questo
però accade senza rinunciare al proprio credo artistico che, libero
da ogni condizionamento, diventa potente mezzo di denuncia occulta».
Che rapporto c’è tra Sostakovic e il pensiero russo?
«Per rispondere alla sua ultima domanda potrei dire che a mio parere,
e non solo mio, Sostakovicè l’anima del pensiero russo in
musica». (m.m.) |