Sistema Musica gennaio 2004
Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
  Noseda: «Tra Glière e Sostakovic si ascolta l’anima del pensiero russo»
Auditorium Lingotto
giovedì 8 gennaio ore 20.30
venerdì 9 gennaio ore 21
Auditorium del Lingotto
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Gianandrea Noseda direttore
Ettore Bongiovanni corno
Musiche di Glière, Shostakovich

Ettore Bongiovanni
Ettore Bongiovanni, diplomato presso il Conservatorio di Alessandria con Giacomo Zoppi, si è perfezionato con Marcello Rota, Guelfo Nalli e, all’Aspen Music Festival (Colorado) con John Cerminaro. Ha suonato con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino, l’Orchestra «Toscanini» di Parma, l’Orchestra «Scarlatti» di Napoli.
Ha collaborato inoltre con l’Orchestra Filarmonica del Teatro alla Scala,l’Orchestra della Svizzera Italiana e l’Orchestra da camera di Losanna.
È componente del Quintetto Arnold e del Quintetto Italiano di Ottoni. Dal 1994 è primo corno dell’Orchestra Sinfonica Nazionale.
Svolge attività concertistica in formazioni da camera e tiene corsi di perfezionamento in Italia e all’estero.

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  Il sito della New York Philharmonic Orchestra
  Un sito dedicato alla vita e alla musica del compositore Reinhold Glière
Gianandrea NosedaGianandrea Noseda, che abbiamo raggiunto a New York dov’è impegnato con la New York Philharmonic Orchestra, si è costruito una notevole competenza nel repertorio russo e sovietico, di cui sta presentando, non solo in Italia, anche elementi assai poco noti accanto a capolavori ormai riconosciuti. Abbiamo cominciato da ciò che si conosce meno.

La novità della sua performance torinese è rappresentata da un Concerto di Reinhold Moricevic? Glière: ce lo può descrivere? Chi era questo compositore? Perché è così sconosciuto da noi? E in patria?
«Glière è un compositore russo di origine belga la cui opera artistica si è sviluppata nella prima metà del XX secolo. A parte un pregevole Concerto per soprano di coloratura e orchestra piuttosto eseguito anche oggi, Glière non è molto famoso né in Russia né fuori. È un compositore di stampo sostanzialmente accademico, che ha avuto soprattutto il merito di creare una scuola compositiva in cui si formarono Prokof’ev e Kacaturjan».

Lei dirigerà il suo Concerto per corno e orchestra op. 91. Quali problemi pone il rapporto tra un’orchestra e un solista di corno? Tempi, equilibri fonici, delicatezza?
«Esistono gli stessi problemi posti da qualsiasi concerto per solista e orchestra. Personalmente cerco di facilitare il compito del solista, che di solito spende più tempo nello studio del concerto di quanto non faccia il direttore d’orchestra, trovando dei punti di connessione tra le sue e le mie idee musicali, in modo da raggiungere una linea interpretativa comune».

E Dmitrij Sostakovic? Sembra uno dei compositori da riscoprire; è anche il caso di questo lavoro, la Sinfonia n. 8 in do minore op. 65? Non sembra un caso simile a Mahler, che fummo aiutati a comprendere dalla riscoperta, negli anni Settanta, della cultura (Kultur?) austriaca?
«L’Ottava sinfonia di Sostakovic, insieme con la Settima in do maggiore op. 60 detta Leningrado e la Nona in mi bemolle maggiore op. 93, è definita “sinfonia di guerra” perché come le altre due è stata composta mentre infuriava la Seconda Guerra Mondiale. È una Sinfonia dal contenuto altamente drammatico, con abissi di dolore e disperazione che sono stati originati dallo spaventoso assedio della città di Leningrado messo in atto delle truppe tedesche. In questa musica si trovano anche tentativi di ribellione, urla disordinate, pianti. Si percepisce la netta sensazione di impotenza di fronte a un nemico che c’è ma non si vede. Non sembra questa la storia dei nostri giorni? Va comunque notato che se in Sostakovic c’è sempre la necessità di compiacere il “sistema”, questo però accade senza rinunciare al proprio credo artistico che, libero da ogni condizionamento, diventa potente mezzo di denuncia occulta».

Che rapporto c’è tra Sostakovic e il pensiero russo?
«Per rispondere alla sua ultima domanda potrei dire che a mio parere, e non solo mio, Sostakovicè l’anima del pensiero russo in musica». (m.m.)

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