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Claudio
Lugo :"Suoniamo l'Africa, sfidiamo l'Occidente"
di Michele Mannucci |
| Concerti |
giovedì
15 gennaio
Piccolo Regio Puccini
La Scuola all’Opera ore 10.30
Piccolo Regio Puccini
Piccolo Regio Laboratorio ore 21
Yoruba Mouth, Mouths
Voce, voci dell’Africa Nera
Melologo da Akè. Gli anni dell’infanzia di Wole
Soyinka
Cura drammaturgica
di Franco Di Francescantonio
Musica e sonorizzazioni di Claudio Lugo
Franco Di Francescantonio voce narrante
Impressive Ensemble
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Claudio
Lugo è un jazzman improvvisatore e insieme un compositore; è
anche docente di sassofono al Conservatorio di Alessandria e di Teoria e
pratica dell’improvvisazione al DAMS dell’Università
di Genova. Dirige il gruppo da camera Dissonanze e l’Impressive Ensemble.
Come nasce questo lavoro sull’Africa?
«Sono partito da una considerazione di Wole Soyinka, riportata nel
suo Miti e letteratura, in cui descrive il rapporto tra Africa e Europa
come «opposizione essenziale tra una cultura in cui ogni artefatto
è prova di una comprensione coesiva di verità irriducibili
e una cultura i cui impulsi creativi sono controllati da una dialettica
di periodi». Il testo che utilizziamo per Yoruba Mouth, Mouths è
Aké. Gli anni dell’infanzia, l’autobiografia di Soyinka
dagli anni Trenta in poi. C’è un episodio al centro del nostro
lavoro, la resistenza femminile all’introduzione di nuove tasse
da parte del protettorato britannico sulla Nigeria organizzata dalla zia
del narratore. Assediavano pacificamente il Palazzo del governatore intonando
canti tradizionali con nuovi testi sfacciati e irriverenti. Voglio mettere
in relazione quel movimento femminile yoruba con quelli che in un’altra
zona della Nigeria si oppongono alla installazione di impianti petroliferi
sul delta del Niger, anche qui con un atto di protesta pacifica travolgente:
la minaccia di denudarsi davanti alla televisione. Non sarà una
lettura del testo di Soyinka, ma qualcosa che inviti a leggerlo, quadri
staccati e frammenti, con un percorso apposito visto da occidentali, non
una lettura africanista pervasa da sensi di colpa, ma una passione per
qualcosa che possa parlare di noi – come Soyinka può parlare
di noi. Per noi l’Africa è come una coscienza critica, pensiamo
alla nascita del jazz che ne ha accolto diversi elementi».
E per quanto riguarda la musica?
«Vorrei fare un lavoro di trasposizione dall’orchestra laboratorio,
che si occupa di musiche come quella Cage; il discorso che Soyinka fa
sul teatro occidentale, sulla sua funzione, è simile a quello che
si può fare sulla musica, che si differenzia per l’uso o
l’assenza della notazione. Non voglio fare del proto-folklore, la
mia sarà piuttosto una sorta di “opera aperta”, partendo
dall’esperienza dell’Impressive Ensemble con partiture che
si ponevano in posizione critica anche eversiva nei confronti della musica
occidentale, affrontando un problema simile a quello di Cage quando inventò
il pianoforte preparato per fornire della musica percussiva a un balletto.
In Aké Soyinka racconta la storia di un catino per lavarsi che
assumeva per lui una funzione totemica, squisitamente animista, un sentimento
di presenza pervasivo, com’era il traffico di New York per Cage.
Dado Sezzi suonerà anche il catino; sarà la voce non verbale,
il doppio di Francesco Di Francescantonio, una narrazione parallela fatta
con i suoni in cui recitano le cose. E poi ci sono voci di donne immigrate
dalla Nigeria, che creano un paesaggio di suoni e di significati. Teatralmente
e culturalmente la musica si pone in posizione frontale rispetto allo
spazio virtualizzato, crea uno spazio, perdendo ogni funzione terapeutica».
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