Sistema Musica gennaio 2004
Teatro Regio Torino
  Claudio Lugo :"Suoniamo l'Africa, sfidiamo l'Occidente"
di Michele Mannucci
Concerti
giovedì 15 gennaio
Piccolo Regio Puccini
La Scuola all’Opera ore 10.30
Piccolo Regio Puccini
Piccolo Regio Laboratorio ore 21
Yoruba Mouth, Mouths
Voce, voci dell’Africa Nera

Melologo da Akè. Gli anni dell’infanzia di Wole Soyinka
Cura drammaturgica
di Franco Di Francescantonio
Musica e sonorizzazioni di Claudio Lugo
Franco Di Francescantonio voce narrante
Impressive Ensemble

YORUBA MOUTHClaudio Lugo è un jazzman improvvisatore e insieme un compositore; è anche docente di sassofono al Conservatorio di Alessandria e di Teoria e pratica dell’improvvisazione al DAMS dell’Università di Genova. Dirige il gruppo da camera Dissonanze e l’Impressive Ensemble.

Come nasce questo lavoro sull’Africa?
«Sono partito da una considerazione di Wole Soyinka, riportata nel suo Miti e letteratura, in cui descrive il rapporto tra Africa e Europa come «opposizione essenziale tra una cultura in cui ogni artefatto è prova di una comprensione coesiva di verità irriducibili e una cultura i cui impulsi creativi sono controllati da una dialettica di periodi». Il testo che utilizziamo per Yoruba Mouth, Mouths è Aké. Gli anni dell’infanzia, l’autobiografia di Soyinka dagli anni Trenta in poi. C’è un episodio al centro del nostro lavoro, la resistenza femminile all’introduzione di nuove tasse da parte del protettorato britannico sulla Nigeria organizzata dalla zia del narratore. Assediavano pacificamente il Palazzo del governatore intonando canti tradizionali con nuovi testi sfacciati e irriverenti. Voglio mettere in relazione quel movimento femminile yoruba con quelli che in un’altra zona della Nigeria si oppongono alla installazione di impianti petroliferi sul delta del Niger, anche qui con un atto di protesta pacifica travolgente: la minaccia di denudarsi davanti alla televisione. Non sarà una lettura del testo di Soyinka, ma qualcosa che inviti a leggerlo, quadri staccati e frammenti, con un percorso apposito visto da occidentali, non una lettura africanista pervasa da sensi di colpa, ma una passione per qualcosa che possa parlare di noi – come Soyinka può parlare di noi. Per noi l’Africa è come una coscienza critica, pensiamo alla nascita del jazz che ne ha accolto diversi elementi».

E per quanto riguarda la musica?
«Vorrei fare un lavoro di trasposizione dall’orchestra laboratorio, che si occupa di musiche come quella Cage; il discorso che Soyinka fa sul teatro occidentale, sulla sua funzione, è simile a quello che si può fare sulla musica, che si differenzia per l’uso o l’assenza della notazione. Non voglio fare del proto-folklore, la mia sarà piuttosto una sorta di “opera aperta”, partendo dall’esperienza dell’Impressive Ensemble con partiture che si ponevano in posizione critica anche eversiva nei confronti della musica occidentale, affrontando un problema simile a quello di Cage quando inventò il pianoforte preparato per fornire della musica percussiva a un balletto. In Aké Soyinka racconta la storia di un catino per lavarsi che assumeva per lui una funzione totemica, squisitamente animista, un sentimento di presenza pervasivo, com’era il traffico di New York per Cage. Dado Sezzi suonerà anche il catino; sarà la voce non verbale, il doppio di Francesco Di Francescantonio, una narrazione parallela fatta con i suoni in cui recitano le cose. E poi ci sono voci di donne immigrate dalla Nigeria, che creano un paesaggio di suoni e di significati. Teatralmente e culturalmente la musica si pone in posizione frontale rispetto allo spazio virtualizzato, crea uno spazio, perdendo ogni funzione terapeutica».

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