Sistema Musica gennaio 2004
Accademia Corale Stafano Tempia
  Banda Osiris, lo sberleffo necessario
di Angelo Chiarle
sabato 17 gennaio
Conservatorio ore 21
Banda Osiris superbanda
Viaggio trasversale nelle regioni delle armonie;
il percorso alternativo nel mondo della musica

NAVIGARE IN MUSICA
  Il sito del gruppo Banda Osiris
Banda OsirisScatenati, poliedrici, divertentissimi, dissacranti. Sono oltre vent’anni che gli ormai fab-four della Banda Osiris imperversano in giro per l’Italia e l’Europa con le loro ironiche incursioni nel mondo della musica. Proprio per questo l’Accademia «Stefano Tempia», da sempre avvezza a cartelloni molto impegnati, l’ha invitata. Una pausa di comicità: il mondo della musica classica che prende in giro se stesso. Uno sberleffo salutare. Necessario. Ne parliamo con il basso tuba Giancarlo Macrì.

A distanza di tanto tempo la vostra capacità di divertirvi facendo spettacoli è rimasta la stessa?
«Indubbiamente sì. Lo si vede sempre dai nostri spettacoli. Se non ci divertissimo, probabilmente non faremmo questo mestiere. La formula della Banda Osiris è così completa e divertente, e ci ha dato da vivere bene per ventitré anni, che sicuramente è difficile pensare a un altro modo di lavorare».

Amate parlare di “gusto per gli altri”. Col pubblico avete dunque un rapporto vitale?
«Fondamentale, come per quasi tutti i comici. È il quinto protagonista. Quando il pubblico “ci sta”, perché capisce che c’è molta sincerità, riusciamo a lavorare in scioltezza e possiamo permetterci di improvvisare. In realtà, sembra che improvvisiamo molto, ma non è assolutamente vero. La nostra grande capacità probabilmente è quella di far credere che tutto quello che noi facciamo sia improvvisato. Se resistiamo e continuiamo a vendere spettacoli con una media di cento-centotrenta serate l’anno, è perché la professionalità e la qualità pagano…»

Come vi sentite? Dei contaminatori, dei dissacratori, dei missionari…
«Un po’ tutte queste cose. Quello che noi odiamo di più nella musica è il fatto che i musicisti si prendano un po’ troppo sul serio. Se abbiamo una missione nella nostra vita, è proprio quella di far capire che si può far musica (soprattutto classica) divertendosi. I nostri spettacoli non hanno grandissime pretese: c’è dell’ottima musica, c’è molto divertimento e molto affiatamento fra di noi. Questa è la carta vincente. In molti, dal jazz alla classica, hanno apprezzato lo stile che noi abbiamo creato. Siamo persino stati tra i pochi a essere stati disegnati in una storia di Topolino…»

Quale spettacolo proporrete il 17 gennaio?
«Superbanda, cioè il meglio dei numeri della Banda di questi vent’anni, montati come se fossero una storia della musica. C’è un trait-d’union piuttosto labile che è la storia della musica. Partiamo dall’inizio e andiamo avanti. Ogni tanto ci sono dei “buchi”, poi torniamo indietro…»

In partenza, allora, voi siete musicisti, perché l’aspetto musicale è fondamentale…
«La cosa fondamentale è questa: noi non siamo musicisti. Probabilmente, un vero musicista non farebbe mai le cose che facciamo noi con la musica. Ma non avrebbe mai le idee che abbiamo noi sulla musica».

Artisti a trecentosessanta gradi, allora.
«Non lo so. Non siamo né musicisti né attori. Siamo la Banda Osiris. La nostra grande scuola è stata la strada, dove, per “accalappiare” il pubblico, devi avere molta energia, ritmo; e devi creare sempre continue sorprese. Questi fondamenti li abbiamo imparati facendo per quattro-cinque anni spettacoli in strada. Da lì li abbiamo trasportati nel mondo teatrale».

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