Sistema Musica gennaio 2004
Desono Associazione per la Musica
  L'eterno incontro di Oriente e Occidente
di Gianni Nuti
domenica 11 gennaio
Conservatorio ore 21
Toshio Hosokawa
Ensemble UnitedBerlin
Andrea Pestalozza
direttore
Musiche di Hosokawa, Debussy, Takemitsu

Un tempo, tra le insenature di un pezzo musicale, si cercava di riconoscere un paesaggio e un popolo che non avremmo mai visto, del quale si sentiva favoleggiare. Erano sufficienti un timbro o una scala di note per socchiudere la porta verso altro. Si trattava di far capolino, insomma, dal ciglio di un fossato: al di là i mondi erano cento e tutti ugualmente seducenti per la loro estraneità, ma li si guardava dallo spioncino, senza compromissioni. Oggi il percorso sembra invertito: l’uomo dell’Ovest non può pensare a un’identità senza mescolarsi con il cardine opposto del mondo, sta cominciando a capire che l’unico modo per salvarsi dalla dispersione è di cercare i più radicali, comuni denominatori tra uomini e uomini, accorciando distanze, nebulizzando i muri tra i corpi. Un concerto che fissa il suo perno sulle opere di Hosokawa e Takemitsu non è per pochi intenditori patiti di nuova musica esotica, ma per persone disponibili a farsi sollecitare, talvolta ipnotizzare, da temi sonori che penetrano e distendono all’infinito le nostre misere capacità percettive catapultandoci fuori dal fossato. Lì si trova uno scenario fasciato in un teso silenzio da spaesamento e curiosità, con la possibilità di partecipare a eventi pennellati sul niente, ora ondosi, ora slabbrati, o ancora materici e laceranti; dalla profondità appaiono fantasmagorie di danze di corte, memorie di popolo, ma così visionarie da poter essere sognate da chiunque in qualunque angolo della Terra. Certo è che ogni segno tracciato è vivente, alimenta di continuo la nostra immaginazione. John Cage prima, Steve Reich e Philip Glass dopo, si sono ispirati a una cultura d’Oriente per cambiare il linguaggio dell’arte in Occidente: a fine millennio si assiste a un’onda di ritorno che scova compositori giapponesi mentre frugano nel barattolo delle tecniche e delle forme costruttive di proprietà dell’Ovest dominatore per ripensare le poetiche dell’Est aggiogato. Per ciò Toru Takemitsu, l’artista che Torino ha omaggiato recentemente dedicandogli un’edizione di Torino Settembre Musica, nel ciclo di opere consacrato alla pioggia, converte la sua scrittura verso riconoscibili decorsi melodici, scoperte corrispondenze formali, definisce un piano architettonico del lavoro compositivo che erige un’orientale, panica immersione degli animi nei fenomeni naturali secondo coordinate temporali di tipo evolutivo (occidentali) e non contemplativo. Per lo stesso motivo, il quarantacinquenne di Tokyo Toshio Hosokawa, già studente a Berlino, Friburgo e Darmstadt negli anni Settanta, lascia pulsare una nota o un germe sonoro limitando il campo visivo psichico su un punto, come a contemplare un mandala, ma si serve di triadi tonali perfette per aprire squarci luminescenti e cerca il fulcro timbrico di un oggetto sonoro con l’impegno speculativo ed ermeneutico dei padri delle avanguardie storiche del Novecento. Memoria storica di un’estetica della fusione tra opposti geografici, più degli autori sopra citati, era il più rivoluzionario e universale dei compositori del Novecento: Claude Debussy. A lui la paternità della poetica transnazionale che esalta l’immobilità del meriggio canicolare, l’ora del respiro in apnea pronto a espirare verso il tramonto; a lui va ricondotta la ricerca sugli elementi, come l’acqua, che non nascondono, ma incarnano nella loro inconsistenza, un mistero; suo è un silenzio denso di presenze inafferrabili eppure desolatamente vuoto. Lo spazio lasciato dalla musica durante questo concerto permetterà allo spettatore di cogliere le risonanze dei propri pensieri, il moto pneumatico che i fatti suscitano nell’animo: spesso parlano più chiaramente delle parole.
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