Sistema Musica giugno-luglio 2004
unione musicale
  UM: le star, le idee, il futuro
di Giorgio Pugliaro


NAVIGARE IN MUSICA
  Il sito dell'Unione Musicale con il calendario della stagione 2004-2005

Alfred BrendelUna stagione concertistica che allinei l’uno dopo l’altro i nomi di András Schiff, Alexander Lonquich, Krystian Zimerman, Mikhail Pletnev (con Neeme Järvi e l’Orchestra della Fondazione UBS di Verbier), Stanislav Bunin, Alfred Brendel con il figlio Adrian, eccellente violoncellista, Murray Perahia, Shlomo Mintz, Gerhardt Oppitz, Ian Bostridge, Matthias Goerne, Grygory Sokolov si presenta con credenziali automaticamente certificate. Questo è vero per qualsiasi stagione, di qualsiasi capitale della musica. Il fatto che questo avvenga nella città di Torino, per la Stagione 2004-2005 dell’Unione Musicale, rappresenta un legittimo motivo d’orgoglio, anche perché – com’è ovvio – questa combinazione di artisti, con i loro programmi, rappresenta un unicum non solo nel panorama nazionale. Ma rappresenta anche qualche cosa di più: anzitutto onorare l’impegno, assunto nel corso degli anni (si avvicina il sessantesimo della nostra fondazione) di fronte agli abbonati e a tutto il pubblico torinese della musica, di tenerlo aggiornato sullo stato dell’arte dell’interpretazione, in particolare nel campo della musica da camera e dei grandi solisti: quel campo privilegiato che ha affidato questo compito nella nostra città, anche in virtù del tempo trascorso, appunto all’Unione Musicale. Non si vuole strizzar l’occhio allo star system, ma tutti sanno bene che esiste un rapporto diretto tra fama internazionale e qualità artistiche assolute; e che quelle qualità hanno modo di riverberarsi in modo più profondo e duraturo se ai valori intrinseci si accompagnano, aiutandoli, quelli più lievi e magari effimeri che vengono stimolati dall’occasione di un grande concerto.
Il nostro compito istituzionale racchiude in sé anche l’alimentazione di un flusso costante di musica, disposta con regolarità e periodicità: prosegue l’impostazione dell’anno scorso, con tre serie concertistiche (blu, gialla, verde) con 9 concerti specifici ciascuna (al Conservatorio) e 5 concerti in comune (all’Auditorium del Lingotto), d’impianto e repertorio generale, in equilibrio tra loro ma con varietà di contenuti; una serie, L’altro suono, dedicata al repertorio preclassico (9 concerti); una serie, Didomenica, caratterizzata dalla accessibilità e godibilità immediata dei programmi (8 concerti più 1 concerto in comune con le tre serie colorate).
Sotto il profilo dei contenuti più squisitamente musicali, particolare rilievo assume a partire dalla Stagione 2004-2005 la presenza, quasi in residence, del Quartetto Emerson, per l’esecuzione integrale (2 concerti) dei quartetti per archi di Felix Mendelssohn e per l’avvio dell’esecuzione integrale (in totale 7 concerti, fino alla primavera 2006) dei quartetti per archi di Dmitrij Shostakovich: in questo modo, tra l’altro, l’Unione Musicale avrà per prima ospitato (prima di New York, Londra o Berlino), dopo le integrali di Beethoven e Bartók, l’insieme più ampio dei cicli quartettistici proposti dal complesso americano, oggi considerato ai vertici dell’interpretazione cameristica. La possibilità di affrontare un ciclo così ampio (15 quartetti) e così impegnativo all’ascolto, oltre che dalla disponibilità del Quartetto Emerson, ci viene anche, direttamente, dal nostro pubblico, che ha in diverse occasioni richiesto questa avventura nel nome di Shostakovich e più in generale una particolare attenzione al Novecento, cui l’intera stagione è significativamente indirizzata.
Ai repertori del passato recente, del presente e del futuro, oltre alla collaborazione per quattro spettacoli con la stagione del Piccolo Regio Laboratorio, fanno riferimento le messe a fuoco sul Novecento storico (Manuel de Falla con l’Ensemble Contrappunto; Luigi Dallapiccola e i suoi riferimenti culturali, con i due concerti che ruotano attorno al pianoforte di Bruno Canino), la passeggiata per il musical di Broadway proposta da Antonella Ruggiero, l’omaggio a Robert Wyatt pensato da Cristina Donà e Annie Whitehead.
Cristina Donà Sotto il profilo tematico-monografico, nel segno differente del virtuosismo, si pone il gruppo dei tre concerti dedicati a Paganini (Concerti per violino e orchestra) dall’Orchestra di Padova e del Veneto e Massimo Quarta, primo italiano dopo Salvatore Accardo a vincere – qualche anno fa – il Concorso «Paganini» di Genova e già da tempo considerato fra i migliori violinisti italiani della nuova generazione.
Proseguono dalle stagioni precedenti il ciclo del Trio Altenberg riservato ai Trii di Dvorák e l’ampio gruppo di manifestazioni destinate a meglio delineare il “ritratto” artistico di Mendelssohn: la già citata integrale dei Quartetti per archi, quella dei Trii (Quarta, Dindo, De Maria), dei concerti per pianoforte e orchestra (Orchestra della Toscana, De Maria),
la testimonianza sull’opera corale e le sue radici (Coro «Ruggero Maghini»).
Prosegue, con la tredicesima edizione, la manifestazione degli Incontri con la musica da camera, destinata anche – con lo svolgimento delle prove aperte al pubblico prima dei concerti – a incrementare l’attiva partecipazione di fronte al repertorio cameristico.
Riguardo ai repertori di più rara presentazione, l’esecuzione del Jeu de Robin et Marion di Adam de la Halle, troviere della corte angioina, rende onore a un’opera teatrale ante litteram (metà XIII secolo), così come le altre manifestazioni della serie L’altro suono, svolte in prevalenza con la collaborazione dell’Academia Montis Regalis, aprono nuovi spiragli alla conoscenza dei repertori del passato più remoto.

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