Una
stagione concertistica che allinei l’uno dopo l’altro i nomi
di András Schiff, Alexander Lonquich, Krystian Zimerman, Mikhail
Pletnev (con Neeme Järvi e l’Orchestra della Fondazione UBS
di Verbier), Stanislav Bunin, Alfred Brendel con il figlio Adrian, eccellente
violoncellista, Murray Perahia, Shlomo Mintz, Gerhardt Oppitz, Ian Bostridge,
Matthias Goerne, Grygory Sokolov si presenta con credenziali automaticamente
certificate. Questo è vero per qualsiasi stagione, di qualsiasi
capitale della musica. Il fatto che questo avvenga nella città
di Torino, per la Stagione 2004-2005 dell’Unione Musicale, rappresenta
un legittimo motivo d’orgoglio, anche perché – com’è
ovvio – questa combinazione di artisti, con i loro programmi, rappresenta
un unicum non solo nel panorama nazionale. Ma rappresenta anche qualche
cosa di più: anzitutto onorare l’impegno, assunto nel corso
degli anni (si avvicina il sessantesimo della nostra fondazione) di fronte
agli abbonati e a tutto il pubblico torinese della musica, di tenerlo
aggiornato sullo stato dell’arte dell’interpretazione, in
particolare nel campo della musica da camera e dei grandi solisti: quel
campo privilegiato che ha affidato questo compito nella nostra città,
anche in virtù del tempo trascorso, appunto all’Unione Musicale.
Non si vuole strizzar l’occhio allo star system, ma tutti sanno
bene che esiste un rapporto diretto tra fama internazionale e qualità
artistiche assolute; e che quelle qualità hanno modo di riverberarsi
in modo più profondo e duraturo se ai valori intrinseci si accompagnano,
aiutandoli, quelli più lievi e magari effimeri che vengono stimolati
dall’occasione di un grande concerto.
Il nostro compito istituzionale racchiude in sé anche l’alimentazione
di un flusso costante di musica, disposta con regolarità e periodicità:
prosegue l’impostazione dell’anno scorso, con tre serie concertistiche
(blu, gialla, verde) con 9 concerti specifici ciascuna (al Conservatorio)
e 5 concerti in comune (all’Auditorium del Lingotto), d’impianto
e repertorio generale, in equilibrio tra loro ma con varietà di
contenuti; una serie, L’altro suono, dedicata al repertorio preclassico
(9 concerti); una serie, Didomenica, caratterizzata dalla accessibilità
e godibilità immediata dei programmi (8 concerti più 1 concerto
in comune con le tre serie colorate).
Sotto il profilo dei contenuti più squisitamente musicali, particolare
rilievo assume a partire dalla Stagione 2004-2005 la presenza, quasi in
residence, del Quartetto Emerson, per l’esecuzione integrale (2
concerti) dei quartetti per archi di Felix Mendelssohn e per l’avvio
dell’esecuzione integrale (in totale 7 concerti, fino alla primavera
2006) dei quartetti per archi di Dmitrij Shostakovich: in questo modo,
tra l’altro, l’Unione Musicale avrà per prima ospitato
(prima di New York, Londra o Berlino), dopo le integrali di Beethoven
e Bartók, l’insieme più ampio dei cicli quartettistici
proposti dal complesso americano, oggi considerato ai vertici dell’interpretazione
cameristica. La possibilità di affrontare un ciclo così
ampio (15 quartetti) e così impegnativo all’ascolto, oltre
che dalla disponibilità del Quartetto Emerson, ci viene anche,
direttamente, dal nostro pubblico, che ha in diverse occasioni richiesto
questa avventura nel nome di Shostakovich e più in generale una
particolare attenzione al Novecento, cui l’intera stagione è
significativamente indirizzata.
Ai repertori del passato recente, del presente e del futuro, oltre alla
collaborazione per quattro spettacoli con la stagione del Piccolo Regio
Laboratorio, fanno riferimento le messe a fuoco sul Novecento storico
(Manuel de Falla con l’Ensemble Contrappunto; Luigi Dallapiccola
e i suoi riferimenti culturali, con i due concerti che ruotano attorno
al pianoforte di Bruno Canino), la passeggiata per il musical di Broadway
proposta da Antonella Ruggiero, l’omaggio a Robert Wyatt pensato
da Cristina Donà e Annie Whitehead.
Sotto il profilo tematico-monografico, nel segno differente del virtuosismo,
si pone il gruppo dei tre concerti dedicati a Paganini (Concerti per violino
e orchestra) dall’Orchestra di Padova e del Veneto e Massimo Quarta,
primo italiano dopo Salvatore Accardo a vincere – qualche anno fa
– il Concorso «Paganini» di Genova e già da tempo
considerato fra i migliori violinisti italiani della nuova generazione.
Proseguono dalle stagioni precedenti il ciclo del Trio Altenberg riservato
ai Trii di Dvorák e l’ampio gruppo di manifestazioni destinate
a meglio delineare il “ritratto” artistico di Mendelssohn:
la già citata integrale dei Quartetti per archi, quella dei Trii
(Quarta, Dindo, De Maria), dei concerti per pianoforte e orchestra (Orchestra
della Toscana, De Maria),
la testimonianza sull’opera corale e le sue radici (Coro «Ruggero
Maghini»).
Prosegue, con la tredicesima edizione, la manifestazione degli Incontri
con la musica da camera, destinata anche – con lo svolgimento delle
prove aperte al pubblico prima dei concerti – a incrementare l’attiva
partecipazione di fronte al repertorio cameristico.
Riguardo ai repertori di più rara presentazione, l’esecuzione
del Jeu de Robin et Marion di Adam de la Halle, troviere della corte angioina,
rende onore a un’opera teatrale ante litteram (metà XIII
secolo), così come le altre manifestazioni della serie L’altro
suono, svolte in prevalenza con la collaborazione dell’Academia
Montis Regalis, aprono nuovi spiragli alla conoscenza dei repertori del
passato più remoto.
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