Sistema Musica giugno-luglio 2004
teatro regio torino
  Béjart: Mozart, Freddie Mercury e la vita che esplode
di Elisa Guzzo Vaccarino

Béjart Ballet
domenica 18 luglio
lunedì 19 luglio
martedì 20 luglio
Teatro Regio - ore 20.30
Teatro Regio – Città di Torino
Torino Punti Verdi
Béjart Ballet Lausanne
Le presbythère n’a rien perdu de son charme, ni le jardin de son éclat (Ballet for Life)
Coreografia
di Maurice Béjart
Costumi di Gianni Versace
Musiche dei Queen, Mozart

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  Il sito del Béjart Ballet Lausanne

 

 

 

 

 

 

 

Bejart ballet

Ballet BejartBasta il nome, Maurice Béjart, ed è già certezza: in scena ci saranno bellezza e gioventù e spettacolo, a piene mani. Da cinquant’anni – un record – il coreografo più famoso del secondo Novecento, oggi settantasettenne, dirige la sua Compagnia a propria immagine e somiglianza, seguendo il filo interiore di gusti, ossessioni, fantasie – prima a Bruxelles e ora a Losanna – e tuttora non tradisce mai il suo pubblico, regalandogli proprio ciò che vuole: danza e musica, corpi e pensieri, teatro e carisma, e soprattutto emozione seducente. Tutti gli innamorati del maestro marsigliese dagli occhi turchesi, gran sacerdote dell’arte del corpo, avranno la gioia di ritrovare il suo mondo a Torino dal 18 al 20 luglio con Le presbythère n’a rien perdu de son charme ni le jardin de son éclat, ovvero Ballet for Life, un successo di lungo corso, nato nel 1997 come inno al talento di Mozart, di Freddie Mercury (dei Queen), di Jorge Donn (il suo ballerino-feticcio), tre artisti strappati alla vita troppo presto, accomunati dal genio, dal fato e, specie post mortem, dalla popolarità. «I miei balletti» ha detto Béjart in proposito «sono incontri con un brano musicale, con la vita, l’amore, la morte, con persone il cui passato e il cui lavoro sono dentro di me, proprio come succede al danzatore – che io non sono più – il quale ogni volta incorpora personaggi che vanno oltre lui stesso. Amore immediato per la musica dei Queen. Immaginazione, violenza, humour. È tutto qui». Veleno o malattia o arma da fuoco, sembra dire Béjart: la morte toglie a chi li ama i più giovani, i più belli, i più bravi. Come è accaduto anche a Gianni Versace, autore dei costumi di Ballet for Life. Ma, strappati via di colpo dai corpi esanimi i bianchi lenzuoli della morgue, su It’s a Beautiful Day si libera, fin dall’ingresso in questo Presbytère, sacrario risplendente di eroi senza tempo, vitalità incomprimibile degli esseri umani e, ballando ballando, rivediamo le immagini dell’esuberanza camp di Freddie, mentre si celebra quello che è il rito irrinunciabile dell’indomito Béjart, la danza come destino nel nome del motto «Fate l’amore e non la guerra». Tocca a Gil Roman – alter ego di Béjart – un assolo sulla Musica funebre massonica di Mozart che si specchia nella famosa sezione Galileo di Bohemian Rhapsody dei Queen. E ancora la ballata Love of My Life “risponde”, per così dire, al Concerto n. 21 di Mozart mentre un triste lettino di ospedale diventa luogo di incantato incontro erotico per una coppia appassionata. Come spesso accade nelle creazioni béjartiane, i ragazzi hanno il loro momento d’oro; così accade anche in questo balletto, che commuove sinceramente nella sezione della “scatola”, dove i boys entrano uno a uno nel contenitore fino ad abitarlo in dodici, creando sulle note inconfondibili di Radio Gaga una scultorea composizione di forme plastiche. Paura e humour, senso di perdita e speranza si alternano in questo Presbythère: «Compito dell’artista oggi, in tempo di guerre civili e lutti, fondamentalismi e drammi, è donare bellezza, guardare al futuro» afferma Béjart, che ha sempre amato, dal canto suo, gli incontri di culture, di storie, geografie, biografie, musiche e letterature. E, alla fine del suo Ballet for Life – che è anche il titolo del film che ne è stato ricavato – appaiono magicamente sul grande schermo la silhouette e il volto tragico di Jorge Donn (il ballerino favorito di Béjart – e suo grande amore – morto di Aids come Mercury), il “predestinato” che offre il sacrificio di sé a Tersicore su I Want to Break Free, in una registrazione live del 1986. The Show Must Go On, è la conclusione di tutto, come Mercury stesso cantò tante volte per la felicità dei fan. Interrogato sui sentimenti che prova rivedendo ogni sera Donn, Béjart rivela: «Non sono triste, anzi, mi sento felice nel ritrovare il miglior ballerino che io abbia mai avuto». Al pubblico non resta che unirsi alla Compagnia in questa celebrazione della passione per la vita. Maurice Béjart, del resto, respira l’immortalità: «In quella terra di nessuno, dove tutti andremo un giorno, sono sicuro che Freddie Mercury suona il pianoforte con Mozart».

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