Sistema Musica giugno-luglio 2004
acc. corale stefano tempia
  Una piccola Messa straordinaria
di Monica Luccisano

lunedì 21 giugno
Conservatorio - ore 21
Coro dell’Accademia «Stefano Tempia»
Massimo Peiretti direttore
Silvana Silbano soprano
Giorgia Bertagni contralto
Aldo di Toro tenore
Vladimir Jurlin basso
Massimo Nosetti organo
Omaggio ad Antonín Dvorák

Antonin Dvorak - caricaturaIl compositore dall’ampio tratto melodico, portavoce del folklore boemo, mediatore tra il canto popolare negro-americano e la cultura classico-romantica europea, ma anche fine artigiano della struttura cameristica, costruttore di trame contrappuntistiche, di grandiosi effetti drammatici e intime increspature malinconiche: un po’ di tutto questo si trova nell’universo di Dvorák. Sinfonico come cameristico. E l’orizzonte si allarga nell’indagare l’approccio alla musica sacra: opere quali lo Stabat Mater, la Messa in re maggiore e il Requiem op. 89, composte tra il 1870 e il 1890, rivelano anch’esse come tratto fondamentale l’istintivo lirismo, un sentimento immediato che investe del mistero religioso tanto l’aspetto appassionatamente umano, quanto la rigorosa trama liturgica, quanto infine l’afflato mistico, pur tutto interiore. E avviene anche in una Messa di circostanza. Una Messa nata non per fini celebrativi ma per un’occasione fortuita. Nessun evento liturgico, nessuna celebrazione legata al mondo ecclesiastico, nemmeno – per quanto di commissione si tratti – la richiesta di un’opera destinata alla consacrazione di un edificio pubblico. La Messa fu commissionata a Dvorák dall’architetto Josef Hlávka, fondatore dell’Accademia ceca di Arti e Scienze, che nel suo castello a Luzany aveva fatto costruire una nuova cappella. Richiesta dunque per consacrare l’oratorio di famiglia. Un fatto privato, come di natura privata fu l’esecuzione, nel settembre 1887, se si considerano i protagonisti: Dvor?ák sul podio e tra i solisti Anna, moglie del compositore, e Zdénka, moglie del committente. Come si può immaginare con questi fini il brano era destinato anche a mezzi relativamente modesti: quattro solisti, un piccolo coro e un ingegnoso accompagnamento d’organo. Ma siamo lontani dal vero se ci aspettiamo anche esiti modesti. La circostanza seppe nutrirsi straordinariamente di sentimento vero e profondo. Dvor?ák stesso definì la sua Messa «un’opera di fede, speranza e amore per Dio». «Non stupirti del mio sentimento religioso – scrisse ad Hlávka – se non fosse così non potrei concepire nulla di simile». Rammentò che fino ad allora aveva composto opere di tal genere solo di grandi proporzioni e per organici molto consistenti. Eppure questa Messa, per quanto modesta, è tutt’altro che opera da poco. Vi scorre una linfa vitale senza incrinature, dal Kyrie all’Agnus Dei. Ascoltare per credere.

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