Il
compositore dall’ampio tratto melodico, portavoce del folklore boemo,
mediatore tra il canto popolare negro-americano e la cultura classico-romantica
europea, ma anche fine artigiano della struttura cameristica, costruttore
di trame contrappuntistiche, di grandiosi effetti drammatici e intime
increspature malinconiche: un po’ di tutto questo si trova nell’universo
di Dvorák. Sinfonico come cameristico. E l’orizzonte si allarga
nell’indagare l’approccio alla musica sacra: opere quali lo
Stabat Mater, la Messa in re maggiore e il Requiem op. 89, composte tra
il 1870 e il 1890, rivelano anch’esse come tratto fondamentale l’istintivo
lirismo, un sentimento immediato che investe del mistero religioso tanto
l’aspetto appassionatamente umano, quanto la rigorosa trama liturgica,
quanto infine l’afflato mistico, pur tutto interiore. E avviene
anche in una Messa di circostanza. Una Messa nata non per fini celebrativi
ma per un’occasione fortuita. Nessun evento liturgico, nessuna celebrazione
legata al mondo ecclesiastico, nemmeno – per quanto di commissione
si tratti – la richiesta di un’opera destinata alla consacrazione
di un edificio pubblico. La Messa fu commissionata a Dvorák dall’architetto
Josef Hlávka, fondatore dell’Accademia ceca di Arti e Scienze,
che nel suo castello a Luzany aveva fatto costruire una nuova cappella.
Richiesta dunque per consacrare l’oratorio di famiglia. Un fatto
privato, come di natura privata fu l’esecuzione, nel settembre 1887,
se si considerano i protagonisti: Dvor?ák sul podio e tra i solisti
Anna, moglie del compositore, e Zdénka, moglie del committente.
Come si può immaginare con questi fini il brano era destinato anche
a mezzi relativamente modesti: quattro solisti, un piccolo coro e un ingegnoso
accompagnamento d’organo. Ma siamo lontani dal vero se ci aspettiamo
anche esiti modesti. La circostanza seppe nutrirsi straordinariamente
di sentimento vero e profondo. Dvor?ák stesso definì la
sua Messa «un’opera di fede, speranza e amore per Dio».
«Non stupirti del mio sentimento religioso – scrisse ad Hlávka
– se non fosse così non potrei concepire nulla di simile».
Rammentò che fino ad allora aveva composto opere di tal genere
solo di grandi proporzioni e per organici molto consistenti. Eppure questa
Messa, per quanto modesta, è tutt’altro che opera da poco.
Vi scorre una linfa vitale senza incrinature, dal Kyrie all’Agnus
Dei. Ascoltare per credere.
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