![]() |
![]() |
|
|
| Il tempo anomalo delle sale da concerto di Nicola Campogrande |
|
| Bollati Boringhieri
ha appena pubblicato Non c’è tempo! Diciotto tesi sull’accelerazione,
un interessante saggio che Lothar Baier ha dedicato alla nozione di temporalità
(189 pp, 18 euro). Vi si descrive il nostro rapporto con la realtà
del tempo, si passeggia avanti e indietro per la storia del pensiero alla
ricerca di riferimenti allo scorrere, al percepire e all’accelerare
del tempo, si ragiona a lungo sulla contemporaneità e sulle procedure
che dovrebbero farci risparmiare tempo ma che, paradossalmente, ce ne fanno
invece percepire una costante mancanza. Si parla anche – con un certo disincanto – di lentezza, di modi alternativi di organizzare la vita; e si parla di un tempo speciale come quello della scrittura e della lettura, un tempo che sfugge alla catalogazione ordinaria e pone se stesso a fianco dello scorrere consueto. Curiosamente, però, non si parla di musica. Mai. E la cosa mi ha stupito. Perché la musica, e l’esperienza del concerto come sua massima espressione è par excellence un modo straordinario di vivere il tempo. Senza una storia, senza immagini, senza riferimenti esterni, la musica organizza la percezione del tempo in modo autonomo, soprattutto se utilizza un linguaggio articolato. Pensate alla tradizione colta occidentale, alla musica indiana, a quella orientale, a quello che Torino Settembre Musica aveva fatto ascoltare dei pigmei centrafricani: di fronte a quella musica il tempo perde i riferimenti cronometrici, non è più fatto di minuti e secondi ma si articola secondo tensioni, distensioni, accumulazioni, vuoti, stordimenti, rimandi, emozioni non sempre facili da definire. Mettere le proprie orecchie in mano a un compositore, a un interprete, significa abbandonarsi a un modo diverso di organizzare il tempo – e dunque, in qualche modo, di vivere. Tanto diverso che il ricorrente ritardo dei compositori nel consegnare le loro partiture (documentato da mille epistolari e oggi custodito nelle loro email) credo abbia a che fare con questo, con il fatto che ogni volta si immagina di padroneggiare un brano nel tempo ordinario del lavoro che comporre richiede, ma poi si rimane invischiati in quest’altro scorrere del tempo, tendenzialmente più lento, che a poco a poco disallinea la creazione musicale dalla vita quotidiana. Con rischi pericolosi anche per l’ascoltatore: guai a mettere su un disco se si sta per uscire di casa: catturati da quell’altro tempo, si arriverà in ritardo (io ormai lo so, e se devo sbrigarmi spengo il giradischi). Ci aspettano altri mesi di musica, con la coda delle stagioni abituali, con appuntamenti estivi, con il grande Festival di settembre del quale presentiamo alcuni eventi. Fate caso a come trascorrerete il tempo in sala da concerto. Poi magari mettiamo insieme qualche pagina e la spediamob a Lothar Baier perché ci rifletta su anche lui. |
|
| Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it | |