Che cosa
deve fare un’istituzione musicale torinese per entrare a far parte
dell’Associazione Sistema Musica? Questa domanda è
stata il pretesto colto dall’Assessore Fiorenzo Alfieri per indire
un incontro con tutte le istituzioni musicali della città. Quindi
mercoledì 3 marzo, dentro uno smagliante e soleggiato “gianduiotto”
di Atrium, un folto numero di persone “coinvolte con la musica”
si è radunato di fronte a un tavolo da cui Alfieri ha presieduto
un animato “match” al fianco di Giulio Castagnoli (presidente
dei Compositori Associati) nella veste di rappresentante del Coordinamento
delle Associazioni Musicali Torinesi, e di Enzo Mesesnell, presidente
dell’Accademia «Stefano Tempia», in questa circostanza
portavoce dei soci sostenitori dell’Associazione Sistema Musica.
Apre il dibattito l’intervento “istituzionale” di Mesesnell,
che illustra con dovizia di particolari le peculiarità dei cinque
soci sostenitori di Sistema Musica concludendo così: «Noi
soci sostenitori siamo profondamente convinti che il confronto, la collaborazione
e il dialogo siano molto importanti non solo all’interno di Sistema
Musica ma anche all’interno di un “sistema” più
grande che è quello della musica a Torino. Pertanto offriamo la
nostra piena disponibilità a tutti coloro che sono oggi qui (in
particolare alle Associazioni del Coordinamento) a progettare e realizzare
iniziative comuni».
Poi le parole ispirate di Castagnoli: «Credo che noi, piccole associazioni,
abbiamo la coscienza a posto. Cerchiamo di fare tutto quello che possiamo
con i pochi mezzi a nostra disposizione. Non ci sono mai state offerte
sale prova, né locali anche solo per archiviare i nostri materiali.
Nessun pianoforte, nessuno strumento per registrare o videoriprendere
i nostri concerti, i nostri spettacoli, le nostre opere. Nessun cavo del
telefono, o sito Internet; nessuna segreteria per il nostro coordinamento.
Tutto è stato fatto con i nostri mezzi e la nostra buona volontà.
Questo perché per noi fare musica in città vuol dire fare
in modo che i bambini e i ragazzi possano sorridere sedotti dal suono
di strumenti suonati da altri bambini e ragazzi, dai loro maestri […].
Fare musica in città vuol dire portarla nei quartieri dove di solito
è accesa solo la televisione. Fare musica in città vuol
dire consentire ai pensionati relegati in quartieri dormitorio di scoprire
che la loro biblioteca di zona […] dispone di sale affrescate, in
cui si può andare a concerto alle ore più opportune. Fare
musica in città vuol dire poter frequentare corsi di musica e di
ascolto […]. Ascoltando la buona musica, si impara ad amarla, vien
voglia di suonarla e, forse, persino di comporla. È questo il modo
in cui si crea un pubblico intelligente e pronto. Eppure non abbiamo trovato
adeguato appoggio in città. Sono state fatte scelte di fondo differenti.
Sono state appoggiate manifestazioni e fondazioni d’altro carattere.
Per le grandi istituzioni (e per quelle associazioni che, nate con intenti
simili ai nostri, hanno poi scordato le loro origini) collaborare con
le piccole associazioni vuol dire poco alla volta recuperare un pubblico
intelligente. Continuare invece per la strada percorsa negli ultimi anni,
per tutte queste istituzioni significa perdere il contatto con il pubblico
del domani, inaridire il mondo musicale cittadino, fare della nostra città
una città di spaccio musicale, un mercato senza anima e, col tempo,
forse sempre più deserto».
Fuori programma una fugace apparizione al tavolo di Walter Vergnano (sovrintendente
del Teatro Regio) che, stimolato dalle profonde riflessioni di Castagnoli
– e crediamo a nome dei soci fondatori di Sistema Musica –,
si dichiara anch’esso preoccupato e timoroso per il futuro musicale
di Torino, auspicando una fattiva collaborazione tra i diversi enti.
Segue la prima serie di brevi interventi delle istituzioni attualmente
fuori dal Sistema che mettono “sul fuoco” le loro problematiche
(ma non solo loro!), più volte ribadite per l’intera giornata:
giovani che disertano le sale, necessità di acquisizione di nuovo
pubblico, costo troppo elevato dei biglietti, difficoltà di realizzare
progetti per mancanza di supporti (sale prove, spazi adeguati…),
difficoltà di diffusione delle notizie, burocrazia (a questo proposito
l’Assamco segnala la lodevole attività del Centro di Servizi
Volontariato di via Toselli 1) e così via.
L’Assessore, dopo aver sinteticamente illustrato l’attuale
funzionamento della macchina Sistema Musica, afferma: «Non è
simpatico che qualcuno di senta esterno al “sistema musica”
della città perché al di là delle parole, delle associazioni
e del mensile, il vero “sistema musica” è l’insieme
delle realtà esistenti e viventi in città. Bisogna evitare
che un’iniziativa che ha risolto alcuni problemi venga intesa come
una sorta di mondo chiuso, privilegiato. Allo stesso tempo non si può
essere in troppi (“la macchina” può diventare ingestibile)
e non si possono mettere sullo stesso piano le diverse istituzioni. È
opportuno trovare un modo equilibrato per gestire la situazione».
Si cita l’esistenza del Coordinamento delle Associazioni, un eccezionale
esempio di collaborativismo associativo che ben si sposa con lo spirito
di Sistema Musica e che a livello pratico può risultare una base
solida su cui operare e costruire, ispirandosi all’esperienza del
Centro Servizi costituitosi in ambito teatrale.
Continua Alfieri: «Non siamo alla ricerca di nuove adesioni a SM:
il timore di trovarsi tra le mani un mare magnum ingestibile esiste. Ma
ricordo a tutti che la cultura non è un fatto ornamentale ma la
quinta delle sei linee strategiche di questa amministrazione». Massima
disponibilità a trovare insieme una soluzione, dunque, o quantomeno
a percorrere fianco a fianco il cammino verso il comune obiettivo di evitare
il rischio di un futuro “deserto”. «Ma – afferma
Vellano della Camerata Strumentale “Casella” – noi siamo
qui oggi a testimoniare che il deserto non c’è». Quindi,
al lavoro. E col motto: «Non si può esaurire la vita musicale
di una città» ci si aggiorna al prossimo incontro.
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