Sistema Musica maggio 2004
città di Torino
  Sistema Musica e le altre: la riflessione è aperta
di Cecilia Fonsatti

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Che cosa deve fare un’istituzione musicale torinese per entrare a far parte dell’Associazione Sistema Musica? Questa domanda è stata il pretesto colto dall’Assessore Fiorenzo Alfieri per indire un incontro con tutte le istituzioni musicali della città. Quindi mercoledì 3 marzo, dentro uno smagliante e soleggiato “gianduiotto” di Atrium, un folto numero di persone “coinvolte con la musica” si è radunato di fronte a un tavolo da cui Alfieri ha presieduto un animato “match” al fianco di Giulio Castagnoli (presidente dei Compositori Associati) nella veste di rappresentante del Coordinamento delle Associazioni Musicali Torinesi, e di Enzo Mesesnell, presidente dell’Accademia «Stefano Tempia», in questa circostanza portavoce dei soci sostenitori dell’Associazione Sistema Musica.
Apre il dibattito l’intervento “istituzionale” di Mesesnell, che illustra con dovizia di particolari le peculiarità dei cinque soci sostenitori di Sistema Musica concludendo così: «Noi soci sostenitori siamo profondamente convinti che il confronto, la collaborazione e il dialogo siano molto importanti non solo all’interno di Sistema Musica ma anche all’interno di un “sistema” più grande che è quello della musica a Torino. Pertanto offriamo la nostra piena disponibilità a tutti coloro che sono oggi qui (in particolare alle Associazioni del Coordinamento) a progettare e realizzare iniziative comuni».
Poi le parole ispirate di Castagnoli: «Credo che noi, piccole associazioni, abbiamo la coscienza a posto. Cerchiamo di fare tutto quello che possiamo con i pochi mezzi a nostra disposizione. Non ci sono mai state offerte sale prova, né locali anche solo per archiviare i nostri materiali. Nessun pianoforte, nessuno strumento per registrare o videoriprendere i nostri concerti, i nostri spettacoli, le nostre opere. Nessun cavo del telefono, o sito Internet; nessuna segreteria per il nostro coordinamento. Tutto è stato fatto con i nostri mezzi e la nostra buona volontà. Questo perché per noi fare musica in città vuol dire fare in modo che i bambini e i ragazzi possano sorridere sedotti dal suono di strumenti suonati da altri bambini e ragazzi, dai loro maestri […]. Fare musica in città vuol dire portarla nei quartieri dove di solito è accesa solo la televisione. Fare musica in città vuol dire consentire ai pensionati relegati in quartieri dormitorio di scoprire che la loro biblioteca di zona […] dispone di sale affrescate, in cui si può andare a concerto alle ore più opportune. Fare musica in città vuol dire poter frequentare corsi di musica e di ascolto […]. Ascoltando la buona musica, si impara ad amarla, vien voglia di suonarla e, forse, persino di comporla. È questo il modo in cui si crea un pubblico intelligente e pronto. Eppure non abbiamo trovato adeguato appoggio in città. Sono state fatte scelte di fondo differenti. Sono state appoggiate manifestazioni e fondazioni d’altro carattere. Per le grandi istituzioni (e per quelle associazioni che, nate con intenti simili ai nostri, hanno poi scordato le loro origini) collaborare con le piccole associazioni vuol dire poco alla volta recuperare un pubblico intelligente. Continuare invece per la strada percorsa negli ultimi anni, per tutte queste istituzioni significa perdere il contatto con il pubblico del domani, inaridire il mondo musicale cittadino, fare della nostra città una città di spaccio musicale, un mercato senza anima e, col tempo, forse sempre più deserto».
Fuori programma una fugace apparizione al tavolo di Walter Vergnano (sovrintendente del Teatro Regio) che, stimolato dalle profonde riflessioni di Castagnoli – e crediamo a nome dei soci fondatori di Sistema Musica –, si dichiara anch’esso preoccupato e timoroso per il futuro musicale di Torino, auspicando una fattiva collaborazione tra i diversi enti.
Segue la prima serie di brevi interventi delle istituzioni attualmente fuori dal Sistema che mettono “sul fuoco” le loro problematiche (ma non solo loro!), più volte ribadite per l’intera giornata: giovani che disertano le sale, necessità di acquisizione di nuovo pubblico, costo troppo elevato dei biglietti, difficoltà di realizzare progetti per mancanza di supporti (sale prove, spazi adeguati…), difficoltà di diffusione delle notizie, burocrazia (a questo proposito l’Assamco segnala la lodevole attività del Centro di Servizi Volontariato di via Toselli 1) e così via.
L’Assessore, dopo aver sinteticamente illustrato l’attuale funzionamento della macchina Sistema Musica, afferma: «Non è simpatico che qualcuno di senta esterno al “sistema musica” della città perché al di là delle parole, delle associazioni e del mensile, il vero “sistema musica” è l’insieme delle realtà esistenti e viventi in città. Bisogna evitare che un’iniziativa che ha risolto alcuni problemi venga intesa come una sorta di mondo chiuso, privilegiato. Allo stesso tempo non si può essere in troppi (“la macchina” può diventare ingestibile) e non si possono mettere sullo stesso piano le diverse istituzioni. È opportuno trovare un modo equilibrato per gestire la situazione».
Si cita l’esistenza del Coordinamento delle Associazioni, un eccezionale esempio di collaborativismo associativo che ben si sposa con lo spirito di Sistema Musica e che a livello pratico può risultare una base solida su cui operare e costruire, ispirandosi all’esperienza del Centro Servizi costituitosi in ambito teatrale.
Continua Alfieri: «Non siamo alla ricerca di nuove adesioni a SM: il timore di trovarsi tra le mani un mare magnum ingestibile esiste. Ma ricordo a tutti che la cultura non è un fatto ornamentale ma la quinta delle sei linee strategiche di questa amministrazione». Massima disponibilità a trovare insieme una soluzione, dunque, o quantomeno a percorrere fianco a fianco il cammino verso il comune obiettivo di evitare il rischio di un futuro “deserto”. «Ma – afferma Vellano della Camerata Strumentale “Casella” – noi siamo qui oggi a testimoniare che il deserto non c’è». Quindi, al lavoro. E col motto: «Non si può esaurire la vita musicale di una città» ci si aggiorna al prossimo incontro.

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