Sistema Musica aprile 2004
editoriale
  È il momento di inventare
di Nicola Campogrande
LingottoLa Repubblica Ceca è uno degli stati che il primo maggio entrano a far parte dell’Unione Europea. Per presentarsi, per festeggiare, che cosa fa? Dichiara il 2004 “anno della musica” (ci sono diversi compositori cechi nati o morti in anni che fanno rima con il quattro) e organizza concerti dappertutto. Facendo ascoltare un po’ di jazz, un po’ di rock, ma soprattutto musica classica, perché Smetana, Dvorák o Janácek si “vendono” persino meglio del cristallo di Boemia. Così quando, durante un incontro del quale diamo conto su questo numero di “Sistema Musica”, l’Assessore Alfieri ricorda che «la cultura non è un fatto ornamentale ma la quinta delle sei linee strategiche di questa amministrazione», afferma qualcosa di noto ma di importante da ribadire: la cultura – e a Torino la musica ne costituisce una bella fetta – non è solo un modo di essere, un segnale di identità: la cultura può essere fonte di reddito, calamita per turisti e viaggiatori, ingranaggio determinante di un volano complesso che sta spingendo la città. Nello stesso incontro, però, gli organizzatori musicali si sono interrogati sulla situazione presente: su un certo calo del pubblico, sulle risorse che mancano, sulla difficoltà dei “piccoli” vicino ai “grandi”, sulla necessità di parlarsi per fare sì che la mobilità delle associazioni minori possa continuare a fecondare l’inevitabile assetto istituzionale dei grandi enti. Poi, essendo torinesi, ci si è lamentati un po’. Troppo. Ma è vero che la potente macchina della “città della musica” forse ha bisogno di far benzina. E dunque è importante chiedersi che cosa mettere nel serbatoio. La questione non è semplice. Tutt’altro. Però uno sforzo di fantasia probabilmente ormai va fatto, e va fatto in grande. Torino è una città nella quale gli “esperimenti” che si affidano ai festival, le programmazioni “speciali” e gli “azzardi” dovrebbero entrare a far parte della routine. È forse la sola grande città italiana che dovrebbe accettare, anzi pretendere, che il repertorio del passato sia presentato ogni sera in forma nuova; che la musica dei compositori viventi faccia parte, per legge, di tutti i programmi; che ogni opera allestita, ogni conferenza organizzata, ogni concerto messo in cartellone abbia addosso un marchio di qualità che certifichi il senso, l’intelligenza, l’importanza dell’evento. Altri possono continuare a clonare il presente, vivacchiando e scambiandosi convenevoli. Noi no, non possiamo farlo: la musica ci serve e abbiamo bisogno che sia eccellente, non solo nella fattura (dove oggettivamente abbiamo grandi risultati) ma anche nella spinta propulsiva, nella ricerca del nuovo, nella dimostrazione continua, faticosa ma necessaria, che ci crediamo, che quella è la nostra vita, che sappiamo metterci in gioco. Io credo che ce la possiamo fare. E voi?
Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it