Sistema Musica marzo 2004
unione musicale
  Ensemble Nachtmusique & Quintetto Bibiena: due modi di giocare con i fiati
di Gaia Varon
lunedì 22 marzo
Conservatorio ore 21
serie L’altro suono
Ensemble Nachtmusique
Musiche di Mozart

mercoledì 31 marzo
Conservatorio ore 21
serie verde
Orchestra d’archi italiana
Quintetto Bibiena

Musiche di Milhaud, Debussy, Colla, Chenna, Ghedini

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  Il sito del Quintetto Bibiena
  La scheda dello spettacolo di mercoledì 31 marzo
  La scheda dello spettacolo di lunedì 22 marzo
Quintetto BibienaNon capita a tutti di esser sorpresi a tarda sera da una serenata con una musica per fiati di cui si è l’autore. Accadde a Mozart, che certo creatura ordinaria non era, nella sera del suo onomastico, il 31 ottobre del 1781; lo racconta con garbo lui stesso in una lettera al padre, pochi giorni più tardi, senza fornire alcun indizio sulle identità degli strumentisti che l’avevano omaggiato, descritti come poveracci che però suonavano bene assieme. Non appartenevano dunque a quella crème di musicisti viennesi che suonavano nei palazzi nobiliari o addirittura alla corte di Giuseppe II, dove, appena pochi mesi più tardi, vedeva ufficialmente la nascita la Harmonie imperiale; Harmonie era chiamato, a Vienna e dintorni nell’ultimo quarto del diciottesimo secolo, l’ensemble di strumenti a fiato, che poteva includere da un paio a una decina di strumentisti e qualche volta anche oltre. La musica per soli fiati era allora assai diffusa, non solo nella terra di Mozart, ma un po’ ovunque in Europa e in origine come musica all’aperto. Che si può fare, naturalmente, anche in pieno giorno, ma si addice particolarmente alle sere d’estate. Ecco dunque che il repertorio di queste Harmonie si componeva di divertimenti, serenate, e pure Nachtmusike, le musiche notturne appunto, come quella che Mozart aveva composto e poi si era sentito suonare da due clarinetti, due corni e due fagotti sotto le sue finestre nella sera del suo onomastico.
Un po’ come con l’uovo e la gallina, ci si può chiedere, per le Harmonie di allora come per il più tardo quintetto di fiati e per la sua fortuna novecentesca, se sia la presenza delle formazioni a generare un allargamento del repertorio a esse dedicato o se sia l’interesse, da parte di compositori di un dato tempo o stile, a esplorare le possibilità offerte da certe combinazioni strumentali, dunque la disponibilità di partiture a incoraggiare i musicisti a unirsi in certe formazioni.
In qualche caso, non c’è dubbio: prendete il Quintetto Bibiena, formazione con l’assetto canonico che il quintetto di fiati prende in un malloppo di composizioni di due autori di poco più giovani di Mozart, Antonín Reicha e Franz Danzi, ovvero i quattro legni (flauto, oboe, clarinetto e fagotto) e il corno. Assetto che però sembra aver poco attratto i compositori dell’Ottocento e che invece torna a interessare nel secolo successivo, ma anche allora i compositori sono parchi: chi un brano solo, come Hindemith o Schoenberg, chi due, come György Ligeti e Jean Françaix, e se con lo scorrere dei decenni si allarga la schiera dei nomi, il repertorio rimane incomparabilmente più esiguo di quello disponibile per altri ensemble cameristici. Così è vitale, per un quintetto di fiati, mettersi in gioco vuoi commissionando pezzi nuovi, vuoi mescolandosi con altri strumenti; o facendo le due cose assieme, come accade in questo concerto con i giovani del Bibiena assieme all’Orchestra d’archi italiana, con un programma che include anche due prime esecuzione assolute.
Ensemble NachtmusiqueLa committenza si dipanava certo secondo trame diverse da quelle di oggi, nella seconda metà del Settecento, e le Harmonie della Corte e dei palazzi viennesi avevano assetti più fluidi che non il più tardo quintetto, ma soprattutto, a giudicare dal repertorio e dalle testimonianze rimaste, svolgevano in perfetta coincidenza di tempi e luoghi due funzioni che oggi tendono a essere ben distinte: non solo davano vita a pagine nuove destinate a entrare nel novero della musica d’arte, ma pure, un po’ come oggi radio, cd, cinema, tv e pure Internet oramai, fornivano una sorta di colonna sonora alla vita di società riproponendo i greatest hits riarrangiati e magari in pillole. Il programma tutto mozartiano che porta a Torino l’Ensemble Nachtmusique, filologico fin nel nome dall’anomala grafia tratta testualmente da un’altra lettera di Mozart, illustra bene, salvo che nell’esser un po’ troppo monografico, il repertorio delle Harmonie di allora: pagine splendide, destinate a un minimo di due strumenti fino all’abbondanza della celebre Gran Partita, che ne chiede addirittura tredici, ma pure una trascrizione d’epoca dell’Ouverture del Flauto magico. Certo poi noi queste pagine, suonate con grande cura su strumenti e con prassi esecutive d’epoca, non le ascoltiamo certo en plein air e neppure nella dimensione “cameristica” delle sale da musica dei palazzi nobiliari; ma, come scriveva tre quarti di secolo fa Francis Tovey, «l’ascoltatore tanto ingenuo da aspettarsi che il ff del Quartetto in re minore di Schubert suoni forte in una sala da duemila posti impara in pochi minuti a preferire in musica i valori spirituali a quelli materiali».
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