Sistema Musica marzo 2004
unione musicale
  I giovani tedeschi, orchestrali perfetti
di Oreste Bossini
martedì 23 marzo
Auditorium del Lingotto ore 21
serie blu, gialla, verde
Junge Deutsche Philharmonie
Adam Fischer
direttore
Musiche di Dean, Mahler

Gesualdo Australiano
A differenza della maggior parte delle orchestre mature, la JDP mantiene un legame intenso con la creatività contemporanea. In molti dei programmi presentati dall’Orchestra si trovano autori d’oggi e pezzi in prima esecuzione. Non è il caso, tuttavia, di Carlo, brano per archi ed elaborazione elettronica del compositore australiano Brett Dean. La musica è stata scritta nel 1997 e il Carlo del titolo suona come un approccio amichevole a una figura probabilmente poco avvezza alla democratica franchezza australiana, Carlo Gesualdo da Venosa. Il nobile polifonista seicentesco, con la luttuosa fama che accompagna la sua vicenda, è stato più volte preso a soggetto per opere di vario genere. Dean è rimasto affascinato però anche dal carattere tortuoso dei suoi madrigali, uno dei quali fornisce lo spunto della composizione, che si snoda lentamente alla ricerca di una sonorità moderna per le angosciose volute contrappuntistiche della musica di Gesualdo. (o.b.)

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  Il sito della Junge Deutsche Philharmonie
Adam FischerC’è stato un momento, verso l’inizio degli anni Settanta, in cui si è trasformato il modo di considerare l’età giovanile. Il fatto di essere giovani non era più valutato come una condizione esistenziale, ma come un valore aggiunto. Qualcuno – pubblicitario o “persuasore occulto” che fosse – si rese conto, per esempio, che le bottiglie di “aperitivo giovane” erano acquistate più volentieri di quelle con l’aperitivo senza età.
Lo spaccio dei prodotti e le nuove filosofie di vita andavano a braccetto, in quegli anni. Tutto, poco alla volta, ha preso a trasformarsi in un oggetto o soggetto “giovane”, acquisendo con
l’aggiunta di quel simpatico aggettivo, come per incanto, un’aura di virginale candore, che spirava un sentimento immediato e incontrastabile di fiducia, di speranza
nel futuro, di palingenesi sociale e morale.
I “giovani” avevano formato improvvisamente un ceto a sé stante. Erano un esercito democratico e trasversale, estraneo alla tradizionale figura borghese della piramide sociale, diverso dalle antiquate categorie marxiane delle classi. L’immensa tribù dei giovani stava raggruppata in un’area sociologica dai confini altrettanto indistinti e mobilissimi di quelli della sua analoga sponda femminista, che comprendeva tutte le “donne” in un unico e nuovissimo insieme.
La musica, arte in cui i giovani da sempre hanno trovato il modo di spiccare, ha riflesso a modo suo il ribollire delle idee sociali. Fu in quella nuova prospettiva del concetto di immaturità che ebbe luogo la prima, strepitosa fioritura di orchestre giovanili. Nulla da spartire con il vecchio armamentario di cadetti, pionieri, giovani marmotte eccetera, trabiccoli polverosi di un’epoca in cui i giovani stavano lì, a far la gavetta per imparare il mestiere, aspettando il proprio turno buoni buoni, conciati da pagliacci in ridicole divise.
L’orchestra giovanile ora rivendicava con orgoglio, quasi con arroganza, un’identità propria, distinta, affermando l’eccellenza e l’unicità del proprio carattere. Non aveva l’esperienza, certo, ma manifestava altre qualità, che le formazioni professionali non possedevano in egual misura: l’entusiasmo, l’energia, la voglia di scoprire cose nuove, la disponibilità pressoché totale al lavoro.
Il prototipo di queste nuove Amazzoni musicali è stata la Junge Deutsche Philharmonie, costituita nel 1974, una decina d’anni in anticipo rispetto alla nostra gloriosa Orchestra Giovanile Italiana. I requisiti per entrare sono rimasti gli stessi di allora: sbarramento a 28 anni, ammissione per concorso, reclutamento nei Conservatori e nelle università tedesche. I migliori studenti del paese (anche non tedeschi, purché iscritti in un istituto in Germania) si trovano per alcuni periodi di studio durante l’anno, gestendo in modo abbastanza democratico la vita artistica dell’Orchestra, senza gerarchie prefissate e con rotazione continua dei ruoli.
In 25 anni di attività, pur nell’inevitabile ricambio generazionale, la JDP ha saputo confermare una volta di più quel che in fondo tutti già sapevamo, ossia che il professore d’orchestra ideale è tedesco.
Non a caso il catalogo degli artisti che hanno accettato di collaborare con questi giovani è impressionante: Mauricio Kagel, Heinz Holliger, Pierre Boulez,
Lorin Maazel, Antal Dorati, Daniel Barenboim, Rudolf Barshai, Gary Bertini, Peter Eötvös, Heiner Goebbels, Gidon Kremer, Christian Tetzlaff, Sabine Meyer e molti altri.
Va aggiunto, ovviamente, il nome di Adam Fischer, il direttore con cui i giovani filarmonici si esibiscono a Torino.
L’elenco dei luoghi in cui si sono esibiti sarebbe motivo di vanto per qualsiasi orchestra professionale, avendo piegato perfino l’orgogliosa autarchia dei BBC Proms di Londra, che li ha invitati a suonare, unica orchestra tedesca a cui è stato concesso un tale onore.
Dalle costole della JDP sono nate parecchie realtà
di prestigio della vita musicale tedesca, come l’Ensemble Modern di Francoforte o la Deutsche Kammerphilharmonie. Se avesse maggior libertà di manovra legale – le formazioni studentesche non possono avere scopo di lucro – l’Orchestra avrebbe di certo un bottino discografico più sostanzioso, ma in ogni caso ha messo a segno qualche bel colpo, partecipando per esempio a incisioni storiche, come quella, per la Ecm, di Surrogate Cities di Heiner Goebbels.
Dal 1995 la JDP mantiene un rapporto di collaborazione stretto con Lothar Zagrosek, arcigno e robusto direttore musicale dell’Opera di Stoccarda, che ha portato l’Orchestra a compiere una ricognizione quasi psicoanalitica sul Novecento nascosto e negato dal Nazismo.
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