Per il pubblico d’oggi
è un Carneade: pochi ricordano quale meraviglioso violinista e insegnante
sia stato Sandro Materassi, impegnato per tanti anni come docente al Conservatorio
di Firenze. Da ragazzo aveva respirato il profumo del gran mondo, a lezione
in Ungheria – assieme ad altri intrepidi studenti italiani, come Wanda
Luzzato e Albertina Ferrari, e a un esercito di giovani di ogni paese –
dal più autorevole maestro dell’epoca, Jeno Hubay.
Materassi e Dallapiccola si conobbero all’inizio degli anni Trenta
e non si lasciarono più. Amici, colleghi di Conservatorio, ma soprattutto
coppia artistica affiatatissima, formarono per quasi quarant’anni
un duo violino e pianoforte ben conosciuto. Dallapiccola doveva avere in
mente la tecnica salda e la cavata ampia dell’amico Materassi quando,
nel 1951, scrisse la sua composizione più importante per violino,
Tartiniana. In origine era un brano per violino e orchestra da camera; qualche
anno dopo, nel 1956, l’autore ne trasse una versione più agile,
Tartiniana II, per violino e pianoforte.
L’omaggio a Tartini non è un travestimento neoclassico. Dallapiccola
sedimentava nella creazione musicale i percorsi molteplici della memoria.
Tartini era nato, come lui, in Istria: a Pirano il primo, a Pisino il secondo.
Altro li avvicinava, non solo un legame di terra e sangue. La cultura di
Tartini era l’estrema propaggine dell’Umanesimo del Rinascimento,
che concepiva il sapere come una forma di conoscenza unitaria della molteplicità
del mondo. Le affinità elettive tra la mano e la mente, il virtuosismo
e l’erudizione erano il fondamento della sua opera. Tartini studiava
le matematiche e l’astronomia, porgeva l’orecchio ai fenomeni
acustici (il terzo suono), elaborava metodi di apprendimento. L’immenso
amore per la conoscenza e la ricchezza della vita spirituale furono le radici
anche della musica di Dallapiccola, che nel violino di Tartini specchiava
se stesso, seduto al pianoforte. (o.b.)
Diplomato
con il massimo dei voti nel 1990 al Conservatorio di Torino, città in cui
è nato nel 1969, Alessandro Milani si è in seguito perfezionato
con Salvatore Accardo all’Accademia «Stauffer» di Cremona. Ha studiato inoltre
con Giuliano Carmignola e alla Scuola di Musica di Fiesole con Giuseppe
Prencipe. Vincitore di numerosi concorsi nazionali, ha fatto parte per due
anni dell’Orchestra dei Giovani della Comunità Europea (EUYO). Nel 1991
è diventato violino di spalla dell’Orchestra Sinfonica «Haydn» di Bolzano
e Trento, con la quale ha tenuto numerosi concerti solistici, e nel 1995
ha vinto il concorso per primo violino presso l’Orchestra Sinfonica Nazionale
della Rai, ruolo che tuttora ricopre. Ha collaborato come spalla dell’Orchestra
dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, con il Teatro dell’Opera di Roma
e ha suonato con l’Orchestra Filarmonica Romana sotto la direzione di Giuseppe
Sinopoli. Svolge attività da camera e solistica, e dal settembre del 2000
insegna alla Scuola di Musica di Fiesole. Nel febbraio del 1997, accompagnato
dall’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Stanislaw Skrowaczewski,
ha eseguito in veste di solista il Concerto in la maggiore K. 219 di Mozart;
nel giugno del 2001 ha eseguito sempre con l’Orchestra della Rai diretta
da Jeffrey Tate, il Concerto in si minore per violino e orchestra op. 61
di Edward Elgar. Suona un Santo Serafino del 1740 gentilmente concesso dalla
Fondazione «Peterlongo» di Milano. |