Sistema Musica marzo 2004
associazione lingotto musica
  Rachmaninov: l’originale o i cloni?
di Luca Conti

sabato 20 marzo
sabato 20 marzo
Auditorium del Lingotto
ore 20.30
Russian National Orchestra
Mikhail Pletnev
direttore
Alexander Melnikov pianoforte
Musiche di Rachmaninov, Tchajkovskij

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  Un sito dedicato a Mikhail Pletnev
RachmaninovA pochi altri autori otto-novecenteschi è toccato in sorte un consenso tanto ampio e condiviso come a Rachmaninov. Nella schiera degli appassionati del Maestro si affollano con le consuete silhouettes – il pianista, il collezionista di rarità discografiche, il musicofilo-musicologo di palato fine, il frequentatore di concerti – anche i profili più indefinibili del cultore del trash e della contaminazione colto-popular, del musical, del jazz e della canzone. Una bella fetta di questa compagine è costituita infatti da ammiratori, più o meno scaltri, più o meno scrupolosi, di quelle che si potrebbero chiamare le “virtù melodiche” contenute nella dispensa di Rachmaninov, tra i quali un posto di rilievo spetta a infaticabili arrangiatori e riadattatori alla ricerca di melodie ben rodate e di facile presa o di citazioni o sfondi sonori bell’e pronti. A costoro la sua musica ha reso sostanziosi servigi (si spera adeguatamente ripagati dietro appropriato versamento di quote di diritto d’autore agli eredi), ma ha dovuto scontare forse un’irrimediabile metamorfosi.
Viene ora da chiedersi: ha retto bene l’originale al contraccolpo dei cloni? E questa incontrollabile clonazione non ha finito per innalzare oltremodo anche il tasso zuccherino degli originali? Melodie e spezzoni di conio Rachmaninov figurano in All by Myself di Eric Carmen, intramontabile come un satellite artificiale, If I Had You di Andrew Davis, cantata da Rod Stewart, nel Frank Sinatra di
I Think of You di Elliot e Marcotte e nel liberamente riadattato Vocalise del funambolico Bobby McFerrin. Si tratta di esempi in ordine sparso e l’elenco potrebbe continuare fino ai soliti Fausto Papetti e Richard Clayderman – una particolare predilezione viene mostrata per il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra.
La fortuna di Rachmaninov si misura anche nelle attenzioni che gli hanno prestato due fini e sistematici esploratori del riadattamento da opere, melodie, sequenze di accordi: Robert Wright e George Forrest, di provenienza accademica, autori di svariato materiale musicale con incastonature o fregi di provenienza rachmaninoviana. Il loro contributo al genere è confluito in una serie di produzioni che annoverano l’opera teatrale Anastasia di Guy Bolton, la sua rielaborazione Anya di George Abbott, in forma di musical-comedy-operetta, e il più recente The Anastasia Affaire (1991), ancora da Bolton.
Una melodia è bella anche perché è facile da ricordare: i risultati statistici di tanta circolazione sono imprevedibili, al punto che ci si può imbattere in piccoli cloni decontestualizzati prima che nella loro versione originale. Proviamo a dimenticarcene prima di accostare il Rachmaninov d.o.c.g.
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