Sistema Musica marzo 2004
associazione lingotto musica
  Tetraktis, il piacere delle percussioni
di Agnese Fornaris
lunedì 15 marzo
Sala Cinquecento del Lingotto
ore 18
Giovani per i giovani
Tetraktis

Musiche di Reich, Boccadoro, Peck, Piazzolla, Zannoni, Sollima

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  Il sito del quartetto Tetraktis
Tetraktis1+2+3+4 uguale fuoco, aria, acqua, terra, uguale 10: la Tetraktis pitagorica ha ispirato il nome del loro quartetto. Nei concerti amano spaziare dalla musica più nuova ai “classici” di Cage e Reich, fino alle trascrizioni di evergreen come Piazzolla, Shostakovich o Bach. Sono quattro percussionisti, incontratisi al Conservatorio di Perugia dieci anni fa. Gianni Maestrucci ci racconta la loro storia.

«Leonardo Ramadori, 33, Fabrizio D’Antonio, 32 e Gianluca Saveri, 31, e io, che ho 29 anni, eravamo compagni al Conservatorio di Perugia; tutti e quattro batteristi, ma con culture musicali diverse. Io, partito dal liscio, grazie al mio primo maestro ero stato iniziato al jazz; Fabrizio era un vero metallaro; Leonardo suonava musica leggera e Gianluca con una banda. I nostri insegnanti, tra i quali Antonio Caggiano e Riccardo Balbinutti, ci hanno introdotti all’esperienza di un gruppo fatto di sole percussioni: ci piaceva molto suonare insieme e così, dopo aver studiato il repertorio esistente ci siamo messi alla ricerca di nuova musica.
Il “trauma” del contatto con la melodia al Conservatorio ci ha fatto scoprire nuove possibilità e un mondo nuovo delle percussioni e tutt’ora gran parte del repertorio che presentiamo è anche suonato sulle tastiere, non solo sulle percussioni a suono indeterminato».

A che cultura fa riferimento la musica per percussioni?
«Quando uno dice percussioni dice tante cose: c’è la musica africana, indiana, c’è la musica jazz, una delle nostre passioni, e succede che repertori classici della marimba traggano ispirazione dal Messico, dal Brasile. Abbiamo in repertorio due pezzi di Ugoletti che attingono materiali melodici dalla cultura irlandese e un pezzo sardo; nella musica di Sollima c’è la Sicilia, con i ritmi dei tamburelli e di chitarre battenti riproposte con la marimba».

Ci parla del programma che farete al Lingotto il 15 marzo?
«Quando costruiamo un programma tentiamo di creare sempre un equilibrio tra le varie sonorità. Nel pezzo di Steve Reich, Music for Pieces of Wood, come dice il titolo, “suoneremo” dei pezzi di legno, costruiti da Gianluca: il bello delle percussioni è che qualsiasi cosa può diventare strumento. È un pezzo di musica minimale, con più ritmi che si completano e variano un poco alla volta in un crescendo.
Il repertorio per chitarra classica si presta alla trascrizione per marimba e vibrafono perché alcune caratteristiche della sonorità sono molto simili. Una musica ideale è quella di Piazzolla, di cui suoniamo Tango Suite
n. 1 per due chitarre, che io ho arrangiato per quartetto di percussioni.
Poi c’è il pezzo che Sollima ci ha dedicato, Millenium Bug, che dà il titolo al nostro primo disco; è un pezzo che al pubblico piace, piace a noi ed è divertente da suonare, pieno di ritmo e di groove, di insistenze percussive. La sua peculiarità è che gli esecutori si alternano su uno strumento alla volta: nel primo tempo ci sono solo la marimba e pochi tamburi, nel secondo tempo c’è il vibrafono suonato con degli archetti, il terzo tempo è fatto di tamburi, il quarto e il quinto tempo riprendono i primi due.
Poi c’è Bulking Up, scritto per noi da Davide Zannoni, un compositore italiano che vive a New York e risente molto delle estetiche americane jazzistiche. Il pezzo è praticamente un assolo di batteria orchestrato, con suoni di campanaccio, wood-block, casse rullanti, piatti di vario genere, triangolo.
Poi ci sono Aisha di Boccadoro e Lift-off! di Peck, un pezzo di musica descrittiva, con suoni scuri e molto rock: il ritmo del finale imita il decollo di un elicottero con un incalzando di accenti fino alla saturazione. È un pezzo che arriva direttamente alla pancia e talvolta succede che qualcuno si alzi in piedi e si metta a urlare, specialmente in ambienti con l’acustica impietosa».
I vostri progetti per il futuro?
«C’è Suoni e racconti del Mediterraneo, il nostro progetto teatrale che andrà in scena nella stagione del Piccolo Regio Laboratorio (mercoledì 3 marzo, vedi pagine 26-27): prevede la presenza di un attore che reciterà dei racconti con musica folkloristica riarrangiata da Gabriele Miracle per il nostro organico più la cornamusa di Goffredo degli Esposti, un contrabbasso e una tastiera. E poi abbiamo fatto da poco la nostra prima improvvisazione collettiva musicando un film muto; è stato molto divertente e certo sarà di spunto per qualche altra idea.
Stiamo anche lavorando al prossimo disco nel quale compariranno ospiti che frequentano altri linguaggi musicali, come il clarinettista Stefano “Cocco” Cantini o il contrabbassista Daniele Mencarelli.
Ognuno di noi ha anche altre attività – è molto difficile vivere del solo quartetto: io lavoro anche in orchestra sinfonica e suono jazz, degli altri tre, c’è chi insegna nelle scuole comunali, chi scrive libri e metodi, chi compone».

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