Sistema Musica marzo 2004
teatro regio torino
  Passato e futuro del Teatro Mariinskij
di Guido Barbieri

incontri col balletto
Balletto Kirov
del Teatro Mariinskij
di San Pietroburgo

mercoledì 24 marzo
Presentazione a cura di Sergio Trombetta
mercoledì 31 marzo
Presentazione a cura di Elisa Guzzo Vaccarino
Teatro Regio
Foyer del Toro ore 17.30
Ingresso libero

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  Il sito del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo
Teatro Mariinskij (interno)Una nuvola d’oro, una bolla trasparente, un immenso prisma a mille facce, una campana di vetro giallo gonfia di vento. Tra poco più di quattro anni, alla fine del 2008, la simmetria severa e antica della Piazza dei Teatri di San Pietroburgo, la leggendaria Teatralnaya, verrà sconvolta dall’apparizione di un miraggio, di un miracolo, di un enigma. In forma di bolla e di nuvola, di prisma e di campana e di tutte queste cose insieme nascerà infatti, nel giorno del trecentocinquesimo compleanno della città di Pietro, il nuovo Teatro Mariinskij, destinato a convivere, e a ghermire da vicino, il grandioso edificio bianco e verde progettato nel 1849 da Albert Cavos. Il progetto è tutta farina dell’immaginifico sacco di Dominique Perrault, il cinquantenne architetto francese che nel giugno scorso ha sbaragliato la concorrenza di altri dieci, fantasiosissimi concorrenti e si è aggiudicato il concorso bandito appena sei mesi prima, con tutta la solennità del caso, dal governatore della “fu” Leningrado. Il nuovo Teatro, il cui profilo spezzato e irregolare imita il disegno “a croce”, asimmetrico e sbilanciato, del “vecchio” Kirov, nascerà a pochi passi dal suo glorioso e anziano “gemello”: chi nell’inverno del 2008 passeggerà, come fanno molti pietroburghesi, sulle acque gelate del Canale Kryukov vedrà sul lato destro i mattoni verdi e le finestre bianche dell’ex-Teatro del Popolo e delle Arti e sul lato sinistro, affacciato sul ghiaccio, l’intarsio trasparente di triangoli, trapezi e pentagoni di vetro che fanno da “buccia” alla creatura di Perrault.
Questo secondo “polmone” (la cui forma esteriore ricorda in effetti la massa di un organo umano, vivo e pulsante) dovrebbe risolvere i numerosi malanni “moderni” di cui soffre il Teatro dedicato a Maria, la moglie dello zar Alessandro: «A San Pietroburgo – ha ricordato con una certa enfasi Valerij Gergev durante la fastosa cerimonia per il lancio del concorso – possiamo contare su una Compagnia d’Opera e su un Corpo di Ballo tra i migliori del mondo. Ebbene oggi siamo costretti a far tacere i nostri cantanti mentre è in cartellone un balletto e a legare mani e piedi ai nostri ballerini mentre mettiamo in scena un’opera». Tra quattro anni, dunque, il “Mariinskij del terzo millennio” – come l’ha definito con altrettanta grandeur espressiva Mikhail Shvidkoy, il ministro della cultura della Federazione Russa – si potrà adeguare, sdoppiandosi in un secondo se stesso, ai frenetici ritmi di lavoro imposti dal suo instancabile manager, direttore, ispiratore, salvatore e deus-ex-machina. E sarà in grado di competere, chiodo fisso della nuova intellighenzia culturale dell’era Putin, con le grandi istituzioni musicali europee e, soprattutto, statunitensi.
Un coup de theatre perfettamente in linea con il nuovo “liberismo culturale” che attraversa come un fiume in piena il teatro, il cinema, l’editoria della Russia post-comunista, ma che paradossalmente si limita ad aggiungere una ennesima “vita” (e certamente non l’ultima) alle mille e una già vissute dal glorioso Mariinskij. Cresciuto in fretta e furia a un tiro di schioppo dall’imponente Teatro Bolshoj di Caterina la Grande, declassato per un decennio a “tendone da circo”, colpito a morte da un incendio che nel 1859 lo ha ridotto a un mucchio di cenere, ricostruito nel giro di pochi mesi, inaugurato nel 1860 con una memorabile rappresentazione de Una vita per lo Zar di Mikhail Glinka, il Teatro di San Pietroburgo ha sempre condiviso le inquietudini e le contraddizioni della sua città. Per ben due volte, nel 1886 e nel 1896, viene trasformato, restaurato e ricostruito, prima da Viktor Shroeter e poi dal celebre ingegner Smirnov. Ribattezzato Teatro del Popolo e delle Arti subito dopo la Rivoluzione d’Ottobre, nel 1935 cambia di nuovo pelle: accanto alla vecchia parola “teatro” appare il nome di Sergej Kirov, il segretario del Partito Comunista cittadino assassinato l’anno precedente (ed è proprio la morte di questo oscuro funzionario “di periferia” a scatenare il pretesto delle prime “purghe” staliniane). Ma la “passione” non è ancora conclusa: durante la seconda guerra mondiale venti bombe tedesche fanno nuovamente vacillare le fondamenta del teatro, che nell’autunno del 1944, però, apre di nuovo il suo stupefacente sipario rosso cupo.
Teatro Mariinskij Tra un incendio, un bombardamento e un paio di rivoluzioni il “teatro di Maria” riesce a ospitare una serie impressionante di “prime assolute”, il cui elenco coincide grosso modo con la storia della musica russa dell’Otto e del Novecento: la maggior parte delle opere di Rimskij-Korsakov, il Boris Godunov e La chovanscina di Mussorgskij, Il principe Igor di Borodin, Il demone di Rubinstein, tutte le opere teatrali di Tchajkovskij, La forza del destino di Verdi, giù giù fino ai capolavori di Prokof’ev come Semyon Kotko e Matrimonio al convento. Dal 1993 le redini del ritrovato Mariinskij sono saldamente nelle mani di Valerij Gergev che con grande acribia e ostinazione ha ripercorso, in dieci anni, l’intera storia di quello che le cronache parigine di fine Ottocento descrivevano come il più bel teatro del mondo. Forse le cronache di inizio Tremila riserveranno lo stesso giudizio anche alla nuvola d’oro di monsieur Perrault che sta per posarsi dietro la fabbrica avorio e verde mare del Teatro delle Notti Bianche.
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