Sistema Musica marzo 2004
teatro regio torino
  Domenico Castaldo: «Il mito travolge l’artista»
mercoledì 3 marzo
Piccolo Regio Puccini
La Scuola all’Opera ore 10.30

(replica: giovedì 4 marzo ore 10.30)
Piccolo Regio Laboratorio
ore 21
Suoni e racconti del Mediterraneo
Concerto scenico di e con
Domenico Castaldo e Gabriele Miracle

NAVIGARE IN MUSICA
  Suoni e racconti dal Mediterraneo: la scheda dello spettacolo
   



Mercoledì 3 marzo andrà in scena per la stagione del Piccolo Regio Laboratorio, in prima rappresentazione assoluta, lo spettacolo Suoni e racconti del Mediterraneo, un viaggio tra musica, colori e miti lungo le coste bagnate dal Mare nostrum. La voce di Domenico Castaldo sarà accompagnata dalle musiche – medievali, folkloriche, contemporanee – raccolte da Gabriele Miracle ed eseguite dai Tetraktis insieme con Goffredo Degli Esposti (repliche per le scuole previste il 3 e il 4 marzo alle 10.30).

Domenico Castaldo, qual è l’origine dell’idea?
«Da un confronto con Filippo Fonsatti e Gabriele Miracle sono scaturiti in tempi diversi il tema dei suoni e racconti del Mediterraneo, quello della Madre-Mare e della commistione tra sacro e profano. La sintesi di queste idee, nel mio immaginario e probabilmente in quello collettivo, calzava perfettamente con la figura del profeta Giona: un profeta del Signore, che disobbedisce a un suo comando e ne rifugge la supremazia; un uomo che per punizione viene recluso nel fondo del mare nel ventre di una madre, costretto dunque a una simbolica morte e rinascita, a un’iniziazione e insieme “ricapitolazione” della propria esistenza».

Come suoni e racconti si compenetrano ed echeggiano durante lo spettacolo?
«Il sottoscritto si occupa principalmente della parte fisico-vocale, e cerca di realizzare una sintesi costante tra recitato e musica. Il raccontare non può essere distinto da un impegno di ricerca sonora, vocale, ritmica e melodica. Il passaggio della storia e del testo allo spettatore non vuole avvenire sotto forma di conferenza o di narrazione, bensì per coinvolgimento sonoro, in un flusso ritmico-melodico che in maniera quasi inesplicabile tende a superare le barriere del conscio, a muoversi nel territorio dell’intuito».

Mediterraneo, mare di navigatori, ma anche luogo di individualismi e intolleranze?
«In questo momento vedo il Mediterraneo come il luogo in cui si consuma la tragedia di popoli presi nella tratta di nuovi schiavi, una tomba dove urlano di rabbia e disperazione tutti coloro che non hanno toccato, né visto le rive per le quali hanno tanto sofferto e pagato».

Qual è il ruolo del mito nell’arte? Come si manifesta nel vostro spettacolo?
«Il mito sta alla radice delle nostre coscienze, le costituisce, ne scrive i sistemi di scelte e valori. Gli spettacoli spesso li celebrano disegnando del mito un’icona terrificante e incomprensibile. Credo che ogni forma di mito vada profondamente conosciuta e bestemmiata: non è che una storiella, un’antica, spaventosa fantasticheria che però travolge l’artista nell’atto del fare un’opera lasciandolo vivo per miracolo. Fare cultura significa guidare i propri pensieri, la propria coscienza in regioni ardue e pericolose, di cui il mito non è che la porta; implica una temeraria propensione al rischio, una formidabile astuzia e un amore infinito per la conoscenza e per la vita».

Che cosa deve aspettarsi di vivere insieme a voi il pubblico?
«Auguro a chi verrà ad assistere a questa serata che nulla di quanto atteso capiti, che sia, in tutto, un evento capitato lì e poi mai più. Che il cuore possa, durante questo viaggio, battere a un ritmo diverso dal ritmo quotidiano… che niente sia come si crede e si possa guardare, ascoltare stupefatti». (g.n.)

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