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| Flavio Sala: una chitarra da concerto |
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Flavio
Sala, quali sono le tappe della sua esperienza di musicista che fino a oggi
hanno emotivamente lasciato un segno, indipendentemente dalle conseguenze
professionali dell’evento?«Mi vengono in mente i ripetuti incontri che, fin da bambino, ho avuto con grandi chitarristi. Quando possibile cercavo di farmi avanti con la mia chitarra, chiedendo loro consigli, prendendo le misure del mio lavoro. A dodici anni ho conosciuto Oscar Ghiglia, a quattordici ho incontrato per la prima volta Alirio Diaz, poi Mario Gangi. Ma l’incontro che ha segnato la mia vita e che ricordo come fosse ieri è sicuramente quello che ho avuto con Paco de Lucia tre anni fa: la sua umiltà estrema, l’incredibile energia che emanava... Quando gli chiesi di suonare per lui, mi ascoltò attentamente e mi ringraziò per “l’omaggio” che coraggiosamente gli avevo fatto». Come compie le scelte di repertorio, quali sono i criteri che
la ispirano: godibilità, ricerca strumentale o compositiva, piacere
personale... Quale ruolo le pare possa avere nel futuro uno strumento acustico,
apprezzato già oggi soltanto da una nicchia di amatori, come la
chitarra classica? Ci sarà ancora spazio per lei? Come contribuire
a costruirlo? Che cosa la affascina e che cosa la limita nel suo strumento
e che cosa nello stile e nelle specificità della vita di un concertista? Quali sono i tuoi obiettivi a medio e lungo termine? |
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