Sistema Musica marzo 2004
orch. filar. di torino
  Flavio Sala: una chitarra da concerto
lunedì 22 marzo
Palazzo Barolo ore 21
Quartetto d’archi dell’Orchestra Filarmonica
di Torino
Flavio Sala
chitarra
Musiche di Giuliani, Castelnuovo-Tedesco

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  Il sito dell'Orchestra Filarmonica di Torino
Flavio SalaFlavio Sala, quali sono le tappe della sua esperienza di musicista che fino a oggi hanno emotivamente lasciato un segno, indipendentemente dalle conseguenze professionali dell’evento?
«Mi vengono in mente i ripetuti incontri che, fin da bambino, ho avuto con grandi chitarristi. Quando possibile cercavo di farmi avanti con la mia chitarra, chiedendo loro consigli, prendendo le misure del mio lavoro. A dodici anni ho conosciuto Oscar Ghiglia, a quattordici ho incontrato per la prima volta Alirio Diaz, poi Mario Gangi. Ma l’incontro che ha segnato la mia vita e che ricordo come fosse ieri è sicuramente quello che ho avuto con Paco de Lucia tre anni fa: la sua umiltà estrema, l’incredibile energia che emanava... Quando gli chiesi di suonare per lui, mi ascoltò attentamente e mi ringraziò per “l’omaggio” che coraggiosamente gli avevo fatto».

Come compie le scelte di repertorio, quali sono i criteri che la ispirano: godibilità, ricerca strumentale o compositiva, piacere personale...
«Se non sento “dentro” la pulsione di agire in una direzione, semplicemente non procedo; se invece un brano letto o ascoltato mi colpisce nel profondo non esito a impararlo. Come potrei regalare emozioni al pubblico eseguendo musica che non scuote prima me stesso?»

Quale ruolo le pare possa avere nel futuro uno strumento acustico, apprezzato già oggi soltanto da una nicchia di amatori, come la chitarra classica? Ci sarà ancora spazio per lei? Come contribuire a costruirlo?
«Non voglio essere pessimista, polemico o supponente, ma è inutile negare l’evidenza: la chitarra oggi gode solamente di alcuni spazi angusti che (oserei dire) il chitarrista-organizzatore si costruisce attorno a sé, e non si fa nulla per invertire la rotta. Questo strumento venerato dagli stessi chitarristi non appare mai nelle grandi stagioni concertistiche. Bisogna smetterla di fondare club e circoli di “amici della chitarra” e seguire il luminoso esempio di Segovia, considerato da molti acqua passata: portare la chitarra prepotentemente nelle stagioni importanti e suonare dieci volte meglio di un pianista, di un violinista, di un violoncellista».

Che cosa la affascina e che cosa la limita nel suo strumento e che cosa nello stile e nelle specificità della vita di un concertista?
«Amo la chitarra per le sue infinite combinazioni timbriche, che fanno di lei uno strumento inimitabile. Per contro, quando si suona musica d’insieme, è gioco-forza stabilire un compromesso tra la qualità e la quantità del suono: questo costituisce certamente un forte limite».

Quali sono i tuoi obiettivi a medio e lungo termine?
«È arrivato il momento di applicare tutto ciò che ho imparato. Anzitutto devo concentrarmi su questa lunga tournée; nel contempo non voglio perdere la tensione verso lo studio e la crescita artistica permanente, alimentata anche da incontri e contatti con grandi musicisti. E, perché no, vorrei cercare di vincere qualche altro concorso». (g.n.)

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