Sistema Musica ottobre  2004
torinosettembremusica
  Giovanni Sollima «Per questa Iliade ho frugato nella mia discoteca»

appuntamenti

venerdì 1 ottobre ore 20
sabato 2 ottobre ore 20
domenica 3 ottobre ore 17
Auditorium del Lingotto
ILIADE
Un progetto
di Alessandro Baricco

con Alessandro Baricco e, in alternanza nei tre reading: Stefano Benni, Michele Di Mauro, Mariella Fabbris, Pierfrancesco Favino, Carolina Felline, Simone Gandolfo, Elio Germano, Edoardo Nesi, Paolo Rossi, Fabrizia Sacchi, Sandro Veronesi…

Ideazione, testi e regia
di Alessandro Baricco
Progetto musicale
di Giovanni Sollima
Disegni
di Gianluigi Toccafondo
Luci di Guido Levi
Coproduzione
Romaeuropa Festival Teatro Regio Torino per Torino Settembre Musica
Musica per Roma



NAVIGARE IN MUSICA
  La scheda dedicata allo spettacolo sul sito di Torino Settembre Musica
Una foto di  Giovanni SollimaGiovanni Sollima, che ruolo ha la musica nell’Iliade ripensata da Baricco?
«Io sono solo un orchestrale tra luci, attori, reading, un impianto scenico; al centro sta il direttore di questo corpo di eventi che è lo stesso Baricco. Non ho scritto una colonna sonora, né un velo su cui poggiare il testo; piuttosto animo un respiro sonoro ora invasivo, ora esile, i cui parametri e i tempi sono talora studiati meticolosamente, altre volte abbandonati a scelte estemporanee: perciò mi trovo sul palco con un computer grazie al quale effettuo interventi di remixaggio di brani non miei o di esecuzione estemporanea di composizioni originali; poi suono il violoncello dal vivo. Ne esce una cornucopia di frammenti, un universo di suoni provenienti da ogni direzione accostati e miscelati senza preoccupazioni di paternità stilistica, con l’unica funzione di seguire il testo, non necessariamente per assecondarlo o potenziarne il significato, ma anche per negarlo, contrastarlo».
Che cosa sottolinea o esalta la vostra rilettura all’Iliade?
«Questa versione rende più fisico il rapporto con l’opera, accresce le possibilità di toccarla, le conferisce una connotazione più terrena, desantificata».

Quali delle musiche sono state scelte per il loro valore affettivo?
«Tutte, sebbene siano frantumate in detriti talora irriconoscibili, per comporre una partitura volutamente destrutturata che fa perdere di ogni matrice la sua connotazione originaria».

Può citare qualche fonte?
«Difficile ricordarle: da Yossou N’ Dour a sigle televisive, da Peter Gabriel a brani minori di autori celebri; ho rivisto film di Hitchkock e scartabellato nella mia biblioteca musicale alla ricerca di brani che non ascoltavo da anni.
Per i tre lamenti inseriti nell’ultima tappa del percorso ho scritto infine una canzone, materializzando in un brano cantato, una presenza in carne e ossa, quanto sottinteso nella liricità delle parole fino ad allora dette».

Come avete studiato pieni e vuoti tra parole e musica?
«La sfida, che può essere vinta o meno, si gioca nel saper rendere compatibili ritmi e dimensioni spazio-temporali che parlato e musica hanno in misura e sostanza del tutto opposte: in un liquido amniotico musicale la parola comincia a sgranarsi e un termine come “casa” può diluirsi lungo molti secondi, aggiungendo al significante significati ulteriori».

Baricco apprezza la sua non collocabilità; a che cosa si deve la sua riluttanza a farsi imbrigliare sotto un’etichetta?
«È tutto meno complicato di quanto sembri: sono affetto da una curiosità patologica fin da ragazzino, quando mi riempivo la casa di strumenti d’ogni genere e trovavo insensate certe beghe consumate tra compositori di musica classica contemporanea. La mia cifra innata s’impernia su un centro a X, un crocevia, e non è un caso ch’io sia nato e viva in una città ponte tra Oriente e Occidente come Palermo».

Qual è il suo lavoro più recente?
«Il cinque agosto scorso ha debuttato a Fano un mio allestimento sulla Commedia di Dante filtrata da alcune versioni in inglese – ancora una visitazione di capolavori antichi –, pensato per una band italo-americana di sette elementi e un impianto visivo progettato con alcuni ragazzi di Dublino, le cui immagini sono risultato di una danza sulla tastiera, una traduzione coreografica della manipolazione di dodici suoni. Ad arricchire questa creatura delirante una voce cruda, sofferta, emessa dagli stessi strumentisti della band. A partire dal marzo 2005 lo spettacolo seguirà un lungo tour lungo l’Italia». (g.n.)

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