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| Focus
6: Cantieri italiani di Gigi Cristoforetti* |
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Mancava
ancora, nel percorso di Torinodanza, un Focus dedicato alla danza italiana.
Molti dei coreografi presentati in questi Cantieri non hanno certo bisogno
di uno spazio “italiano” per essere programmati e sono perfettamente
inseriti in un panorama artistico europeo, che oggi soffrirebbe particolarmente
nell’essere definito per identità nazionali. Tuttavia è
di particolare interesse poter lanciare uno sguardo d’insieme, confrontare
stili e storie personali che hanno scritto l’evoluzione della coreografia
delle ultime stagioni, nella convinzione che hanno rappresentato un “cantiere”
di creatività sempre piuttosto originale. Anche se difficilmente
riconosciuto e raramente accolto con adeguata attenzione nell’ambito
più istituzionalizzato della scena italiana. Per questo motivo a
Virgilio Sieni e a Roberto Castello sono offerti spazi che permettano di
cogliere sfaccettature diverse del loro lavoro: piccoli ritratti che illuminano
due artisti diversi per interesse e per stili espressivi, che condividono
il ruolo di capofila di una generazione fondamentale nella breve storia
della danza contemporanea italiana. La compresenza di stili e bisogni espressivi differenti è ancora più evidente se confrontiamo le altre proposte: la teatralità divertita di Aldo Rendina e Federica Tardito, il classicismo innervato di contemporaneità di Matteo Levaggi, la radicalità dello sguardo sul corpo e il movimento di Paola Bianchi proiettano sulla scena dimensioni che hanno tra loro poco in comune. Con lo stesso spirito Made in Italy, la serata presentata in collaborazione con il Teatro Nuovo, si diverte ad accostare le proposte di tre coreografi che condividono – più che una cifra stilistica – soprattutto l’interesse riscosso fuori dai confini nazionali. Lo sguardo curioso di Torinodanza associa dunque in un unico “cantiere” artisti capaci di camminare su quel confine, rischioso e intrigante, che separa identità artistica definita e continua ricerca, tra coreografia e performance, tra l’appartenenza alla storia della danza contemporanea di questi anni e quell’affacciarsi sulle scene più istituzionali che nel nostro Paese è ancora troppo difficile, non solo per i più giovani. * direttore artisitico di Torinodanza |
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