Sistema Musica ottobre  2004
unionemusicale
  Massimo Quarta «Perché abbiamo riscritto Paganini»
di Gianni Nuti

domenica 31 ottobre

Conservatorio ore 16.30
Serie didomenica
Orchestra di Padova e del Veneto
Massimo Quarta
direttore e violino
PAGANINI, I CONCERTI
PER VIOLINO E ORCHESTRA
(primo concerto)
Rossini
Il barbiere di Siviglia, ouverture
Paganini
Concerto n. 2 in si minore op. 7
(La campanella)
Concerto n. 1 in mi bemolle maggiore op. 6


domenica 17 ottobre

Conservatorio ore 16.30
serie didomenica
Alexander Lonquich pianoforte

Il pianoforte tra ottocento e novecento: una storia tra repertorio e interpretazione
(quinto concerto)

Musiche di Poulenc, Fauré, Albéniz, Rihm, Debussy, Schumann


NAVIGARE IN MUSICA
  Il sito ufficiale di Massimo Quarta
Massimo QuartaMassimo Quarta, da dove nasce il progetto dell’esecuzione integrale dei Concerti di Paganini?
«L’idea è figlia della registrazione, con il violino del virtuoso genovese, dei suoi 6 Concerti. La proposta della Dynamic di Genova che ha promosso questo progetto editoriale è capitata in un momento della mia vita nel quale, invece di dedicarmi alla pura esecuzione, mi trovo ad avere più tempo per pensare alla musica, per meditare su un intero ciclo di riletture. La volontà poi di offrire dal vivo questo organico corpus interpretativo si è felicemente incarnata con l’Orchestra di Padova e del Veneto, prima in stagione presso la loro sede, poi in giro per il mondo: a Torino, per esempio».

Che cosa, del suo Paganini, l’ha fatta additare come un interprete rivoluzionario dalla critica mondiale?
«È una comune tendenza contemporanea quella di rigenerare opere di compositori del passato remoto, di cui non c’è testimonianza diretta, con nuovi strumenti di ricerca, che eludano la tentazione di proporre letture autocratiche, dove l’idea dell’interprete soffoca quella del compositore. Di fronte alle partiture mute la sfida dello strumentista è quella di ravvivare la fiamma autentica che ha animato la vita artistica del compositore e per questo è indispensabile scavare tra i manoscritti originali senza accontentarsi delle edizioni a stampa – spesso manipolate e fuorvianti – e trovare indizi storici e bibliografici che aiutino a capire.
Lo stereotipo demoniaco di Paganini ha mortificato il suo valore musicale che è assoluto e caratterizzato da un cuore estetico preciso, ingranato nella stagione più alta del melodramma italiano: senza negare il contributo insuperato al vocabolario violinistico moderno, ancora oggi di ardua realizzabilità, non va persa l’attitudine al cantare, che Paganini sviluppa in una forma piena e felice intonando il violino ora a guisa di un soprano, ora di un tenore.
I referenti ideali sono Bellini e Donizetti, nelle loro accezioni più intimistiche e insieme declamate, e Schubert, direi, quando troviamo sulle note indicazioni di accenti che svelano un’evidente vena liederistica del virtuoso genovese».

Lei ha esaltato le risorse della miniera paganiniana; quali sono invece i limiti dello scavo?
«Direi la scarsità d’indicazioni a uso dell’interprete sulla partitura e la scrittura strumentalmente spericolata ai limiti dell’insuonabile, che ha indotto alcuni revisori a inventarsi povere facilitazioni. Nel Quinto concerto, il più difficile e il meno eseguito, si è presentato il problema dell’orchestrazione, lasciata incompiuta dall’autore deceduto prematuramente e completata da Federico Mompellio in modo a mio avviso non conforme alle numerose indicazioni lasciate da Paganini sotto forma di appunto.
Per questa ragione, d’accordo con la casa discografica, abbiamo proceduto insieme a Francesco Fiore a stendere una nuova versione più fedele, a nostro parere, al messaggio paganiniano».

Cosa di questa proposta concertistica può sembrare allettante per un pubblico giovane?
«Noto anch’io la reticenza dei giovani nell’accostarsi almeno per una volta alla grande musica, ma diffido dei disperati tentativi di seduzione messi in piedi adottando programmi contaminati con altri generi: credo che la musica di ricerca sia alla portata di tutti, ma non per tutti; certo sarebbe formativo che, almeno per una stagione della sua vita, ciascun cittadino si avvicinasse alla disciplina che il praticare la musica comporta.
La strada percorribile è piuttosto quella della musica comunicatrice di stati d’animo, espressione di umanità, capace di toccare corde profonde: la musica di Paganini, ben oltre l’ammirazione per le arditezze strumentali, è capace di sintonizzare l’ascoltatore su mille frequenze differenti e con ogni mezzo sublime o grezzo che sia, persino imitando un raglio d’asino».

Alexander Lonquich
Anche quest’anno Alexander Lonquich torna all’Unione Musicale proseguendo il percorso nella letteratura e nell’interpretazione pianistica tra Ottocento e Novecento nato nelle passate stagioni come esito di un’instancabile attività di ricerca non solo in ambito musicale. L’esplorazione è tanto più affascinante perché, come ha dichiarato lo stesso Lonquich, non sempre nasce dalla necessità di «rispettare un filo razionale […], ma dalla possibilità di seguire una logica più segreta che mi porta a collegare emotivamente un pezzo con un altro» proponendo confronti e suggerendo segrete affinità tra pagine musicali anche lontane.

 

Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it