Sistema Musica ottobre  2004
orch. sinf. naz. rai
  Missa solemnis
Le grandi domande di Beethoven

appuntamenti

giovedì 7 ottobre ore 20.30
venerdì 8 ottobre ore 21
Auditorium del Lingotto
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Coro Filarmonico
«Ruggero Maghini» di Torino
Rafael Frühbeck de Burgos
direttore
Eva Mei soprano
Sara Mingardo mezzosoprano
Herbert Lippert tenore
Peter Lika basso
Claudio Chiavazza maestro del coro
Beethoven Missa solemnis per soli, coro, orchestra
e organo op. 123

Concerto per gli 80 anni della Radio

un ritratto di BeethovenCi possiamo figurare a messa Mozart, vestito da chierichetto, mentre sbeffeggia il prete per le castronate dette nella predica. Haydn lo immaginiamo nelle panche davanti all’altare, seduto vicino alle autorità, con lo sguardo un po’ scettico ma rispettoso. Persino Schubert lo vediamo in chiesa, anche se forse non di domenica – di sicuro non in Duomo, piuttosto in una parrocchia di periferia. Bruckner invece all’organo, in tutte le funzioni. Beethoven, no. È arduo immaginarlo alle prese con i sacramenti della Confessione e della Comunione. Beethoven incarna il tipo del mangiapreti, pronto a sommergere di improperii e di ingiurie irripetibili un povero Don Abbondio che avesse a capitargli per le mani. Dio non c’entra in questo discorso, perché Beethoven non era un miscredente. Anzi, il problema del sacro fu per lui un tema dominante, che ha attraversato in varie forme l’intera sua opera. Se non riusciamo a figurare Beethoven come un cristiano osservante, ligio alla disciplina cattolica in cui fu cresciuto, ciò dipende dal fatto che con lui si manifesta nella storia della musica quella tendenza alla secolarizzazione della religione che in Francia aveva preso le mosse dalla Rivoluzione, in Inghilterra dal pragmatismo della city e in Germania dalla filosofia dell’idealismo. L’arte, secondo l’opinione di questi pensatori, aveva sostituito il culto nell’espressione dello spirito assoluto, che ogni epoca ha incarnato in forme differenti. Detto in modo terra terra, i riti della chiesa appartenevano, secondo loro, a una fase immatura della civiltà, a un’epoca in cui il popolo aveva bisogno di simboli semplici e ingenui per comprendere la questione religiosa e per formarsi un concetto di Dio. Il mondo contemporaneo, di cui la filosofia incarnava la modernità, non aveva più bisogno di quel vetusto apparato di liturgie e di false credenze per entrare in dialogo con il divino. Brutto affare, per la Chiesa. Malgrado fosse passata tutto sommato indenne in mezzo alla tempesta napoleonica, Roma vedeva minacciata la sua autorità spirituale in modo più subdolo e pericoloso dal diffondersi di una cultura nuova, con la quale non riusciva a entrare in sintonia. Nemmeno Lutero da parte sua, dopo le lezioni di estetica di Hegel all’Università di Berlino, se la passava meglio. La musica, elemento cruciale della liturgia sia cattolica, sia protestante, fu la prima a fare le spese della crisi d’identità in cui versava la chiesa all’inizio dell’Ottocento. Un tempo primaria fonte di reddito per la maggior parte dei musicisti, la musica sacra in Austria aveva cominciato a decadere verso la fine del Settecento, quando molte cantorie furono chiuse per ordine dell’Imperatore. Inaridita dalla mancanza di autentiche voci creative, la produzione di messe e di brani liturgici si allontanava sempre di più dalla parte più viva della musica del suo tempo, salvo rare e problematiche eccezioni. Il più clamoroso di questi unicum, manco a dirlo, fu la Missa solemnis di Beethoven. Eccessivo in tutto, Beethoven non frequentava preti ma arcivescovi come l’arciduca Rodolfo. Il fratello dell’Imperatore fu a Vienna il suo più autorevole protettore e anche un munifico committente. Costui ardì di chiedere al musicista una Messa, da eseguirsi in occasione della sua consacrazione ad arcivescovo a Colonia nel marzo del 1820. Beethoven intascò i quattrini e consegnò la partitura a suo comodo, cinque anni dopo, nel 1824. In compenso, Rodolfo ricevette in omaggio un’opera di profondità spirituale senza precedenti e forse senza nemmeno discendenti, almeno all’interno del suo genere. Il confronto con Dio, nella Missa solemnis, prescinde in sostanza dalla mediazione della Chiesa. In questa musica visionaria e grandiosamente immobile, come una montagna spirituale, l’anima dell’uomo s’interroga senza posa sulla sua natura e su ciò che significa la presenza di Dio nella nostra vita. (o.b.)

CONCERTI FUORI SEDE OTTOBRE 2004
martedì 12 ottobre
Carpi – Teatro Comunale
mercoledì 13 ottobre
Ancona – Teatro delle Muse
giovedì 14 ottobre
Zagabria – Teatro Lisinski
venerdì 15 ottobre
Belgrado – Sava Center

Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Rafael Frühbeck de Burgos direttore

Beethoven

Sinfonia n. 6 in fa maggiore op. 68 (Pastorale)
Wagner
Die Meistersinger:
Preludio III atto, Danza
degli apprendisti, Preludio I atto
Tristano e Isotta:
Preludio e morte di Isotta
venerdì 22 ottobre
Venezia – Arsenale Teatro alle Tese
La Biennale di Venezia
Musica Contemporanea


Orchestra Sinfonica Nazionale
della Rai
Coro dell’Accademia Nazionale
di Santa Cecilia
Lothar Zagrosek
direttore
Dietrich Henschel baritono
Roberto Gabbiani maestro del coro

Bellon
Paul McCartney commentaries
in memoriam Luciano Berio
Saariaho
Orion (2002) per orchestra
(prima esecuzione in Italia)
Berio
Stanze (2003) per baritono,
3 piccoli cori maschili e orchestra (prima esecuzione in Italia)
sabato 30 ottobre
Ivrea – Auditorium ex Officina “H”
Stagione Sinfonica Associazione Orchestra Giovanile del Piemonte


Orchestra Sinfonica Nazionale
della Rai

Aleksandr Lazarev direttore
Roberto Cominati pianoforte

Franck
Le chasseur maudit, poema sinfonico
Variations symphoniques
per pianoforte e orchestra
Ravel
Concerto in sol maggiore
per pianoforte e orchestra
La Valse, poema coreografico
 
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