Sistema Musica ottobre  2004
orch. sinf. naz. rai
  Roberto Cominati «Ahronovitch, maestro di tenerezza»
di Angelo Chiarle

appuntamenti

giovedì 28 ottobre ore 20.30
venerdì 29 ottobre ore 21
Auditorium del Lingotto
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Aleksandr Lazarev direttore
Roberto Cominati pianoforte
Musiche di Franck, Ravel

Concerto in ricordo di Yuri Ahronovitch

NAVIGARE IN MUSICA
  Il sito dell'Orchestra Sinfonica nazionale della RAI
Una foto del maestro AhronovitchCorreva il primo novembre 2002 allorché uno scarno comunicato della SwissInfo News Service annunciava la morte di Yuri Ahronovitch, avvenuta la sera del giorno precedente a Colonia, per un’infezione polmonare, dopo un ricovero ospedaliero durato una decina di giorni. In maniera del tutto inattesa si spegneva così, a soli settant’anni, colui che era considerato uno dei grandi direttori contemporanei. Russo di origini ebraiche, in quanto dissidente nel 1972 era stato costretto a lasciare l’Unione Sovietica: non vi fece più ritorno. Di lui, che amava raccontare la boutade ricevuta a inizio carriera da un insegnante: «Caro Yuri, scoprirai presto che facciamo il più bel mestiere del mondo. Abbiamo la possibilità di parlare con Dio… e siamo anche pagati per questo!», va anche ricordato il “gran rifiuto” di dirigere Wagner, che considerava un antisemita. A Torino Ahronovitch è stato legato da importanti trascorsi sinfonici. Da qui la decisione di commemorarlo con un concerto, a due anni di distanza dalla sua morte, e di invitare a esibirsi Roberto Cominati, un pianista che ha avuto modo d’essere molto apprezzato dal direttore russo.

Maestro Cominati, quali ricordi ha di Ahronovitch?
«Era molto tenero come persona. Sono stato addolorato per la sua scomparsa, anche se in fondo l’ho conosciuto poco. Fu davvero molto gentile con me: mi aveva invitato per alcuni concerti, poi cancellati per la sua scomparsa, ma siamo stati insieme due o tre giorni nei quali fu veramente adorabile: era il “nonnetto” che tutti noi avremmo voluto avere. Con me era delizioso. Non penso che a tutti dicesse le cose così belle che disse a me, anche se immagino che in generale avesse una buona disposizione nei riguardi degli altri. Di quei tre giorni la cosa più carina che mi ricordo non è tanto il concerto, ma un giorno al ristorante, con lui e la moglie, in cui veramente fu quasi commovente. Nel suo italiano un po’ improbabile mi raccontò la sua vita, molto sofferta, la prigione per due anni, la condanna a morte. Quello che serbo è quindi un ricordo molto tenero, davvero – credo che “tenero” sia la parola più adatta in questa circostanza».

E dal punto di vista musicale?
«Insieme abbiamo suonato il secondo Concerto di Saint-Saëns, facendo un paio di prove prima del concerto. Sicuramente era un grande direttore, ma non è quella la cosa che mi è rimasta più impressa. Non ricordo benissimo il suo modo di dirigere. Molto divertente era quel suo continuare a ripetere “Carissimi, carissimi”, per tenere buoni gli orchestrali… In generale, ricordo che mi trovai molto bene con lui, soprattutto dal lato umano. Quando si suona con un direttore d’orchestra, è fondamentale che si instauri una buona relazione. Se ciò succede, il direttore ti chiede i tuoi tempi, si ricorda quello che vuoi fare… Per me l’aspetto preponderante dev’essere quello umano. Questa è la qualità che più mi ha impressionato di Yuri Ahronovitch. Appena abbiamo finito le prove, mi ha abbracciato, mi ha portato in camerino per farmi vedere una foto di Emil Gilels, che aveva diretto nello stesso Concerto che avevamo appena suonato. Rimpiango di non aver potuto suonare altre volte con lui, devo dire proprio forse più per questo aspetto umano che non per quello musicale».

Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it