![]() |
![]() |
|
|
| Una
soffitta, un albero, la neve Il Puccini senza retorica di Patroni Griffi di Susanna Franchi |
|
|
![]() 12 ottobre, San Serafino, ma sarà un po’ il Sant’Ambrogio di Torino ovvero una “serata di gala” per inaugurare la Stagione 2004-2005. Il Regio apre infatti con Bohème nell’allestimento del centenario. Si sa, il legame tra Puccini e Torino è strettissimo: qui nacquero Manon Lescaut (1 febbraio 1893) e, appunto, La bohème (1 febbraio 1896); così il Regio il primo febbraio 1996 festeggiò il primo centenario dell’opera con un allestimento firmato da Giuseppe Patroni Griffi per la regia e da Aldo Terlizzi per scene e costumi mentre le voci erano quelle di Mirella Freni, Luciano Pavarotti, Nicolai Ghiaurov, Lucio Gallo. Quello “storico” e celebrativo allestimento (che venne trasmesso anche in diretta televisiva su Raidue) viene riproposto per la festa dell’inaugurazione. Così nel febbraio 1996 Aldo Terlizzi raccontava: «All’inizio dell’opera vedremo un manifesto storico che ricorda il primo centenario di Bohème, ma alla prima nota si apre a zoom sopra una soffitta che galleggia su una città, Parigi, che noi vediamo vivere sempre. Così anche la buca dell’orchestra è come se fosse uno scavo di Parigi, per la costruzione di una delle prime metropolitane». E Patroni Griffi spiegava l’intenzione del suo lavoro registico: «Togliere all’opera tutta la retorica che vi si è stratificata nel corso degli anni fino a trasformare Mimì in una santa sacrificata sull’altare dell’amore. Ho visto allestimenti nei quali Mimì sembra uscita da una fiaba di Andersen! Io rispetto la volontà di Puccini, che si era allontanato dalla folla dei personaggi del romanzo di Murger, proprio per tirarne fuori il lato più autentico, più sensuale. Mimì e Rodolfo sono due giovani, non dimentichiamo mai che tutta l’opera è un inno alla giovinezza, lei abita lì vicino, ha sentito parlare di questo poeta, vuole conoscerlo, fa di tutto per conoscerlo. Allora, forse, si inventa la scusa del lume spento per incontrarlo. E così nasce il loro amore, al primo incontro si raccontano un sacco di bugie, forse anche Mimì fa la vita, solo che è più sfortunata di Musetta, non ha il carattere di Musetta. Ecco, io vorrei dare a Mimì un po’ più di civetteria, un po’ più di sensualità. Nel melodramma classico, tipo Trovatore o Ernani, siamo in piena mitologia, puoi fare di tutto, anche ambientarli in una cava di zolfo, nel Verismo. In opere come Bohème non puoi fare altro che attenerti al volere del compositore: è tutto scritto, tutto previsto, dal caminetto che si accende alle ordinazioni da Momus! Io non amo particolarmente gli stravolgimenti temporali, le opere in epoca moderna. Qui, io e Aldo Terlizzi, abbiamo posticipato l’azione dal 1830 al 1896, c’era stata la rivoluzione industriale ma si usavano ancora le candele, così i costumi sono più romantici». Primo quadro in una grande soffitta tra grandi tele; secondo quadro davanti alle vetrate di Momus, con la folla festante e un Parpignol senza carretto, ma che saltella come una sorta di Pulcinella parigino e lassù, sul fondo, in alto passa la banda. Solo un albero, una cancellata e l’osteria da un lato per la neve, il gelo reale e sentimentale del terzo quadro e poi di nuovo in soffitta: «L’ultimo atto è fondamentale per scoprire la psicologia di Mimì – spiegava Patroni Griffi –; ha lasciato Rodolfo, è andata a vivere con un viscontino, uno che ha i soldi, ma che lei non ama e così, quando capisce che sta per morire, vuole andare dall’unico uomo che ha veramente amato: Rodolfo. Io mi sono immaginato tutta una storia dietro: che Mimì, vestita di seta e velluto, con abiti ricchi che non si è mai potuta permettere, sia andata a teatro con il viscontino, lì abbia capito che non ha più scampo e sia fuggita. Così noi la vediamo entrare nella soffitta con questo abito sciupato – ha vagato tutta la notte –, con l’acconciatura sfatta, come una straziante bambola rotta che, in quella stanzetta dove è nato il suo amore, abbraccia le povere cose, la sua cuffietta». |
||
| Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it | ||