Sistema Musica ottobre  2004
orch. fil. di Torino
  La storia, il presente
Mendelssohn e una novità per inaugurare la stagione

di Monica Luccisano

sabato 2 ottobre

sabato 2 ottobre
Conservatorio ore 21
Orchestra Filarmonica
di Torino
Marzio Conti
direttore
Hannah Loewenberg-Harnest
pianoforte
Musiche di Rossini, Mendelssohn
concerto fuori abbonamento


martedì 12 ottobre

martedì 12 ottobre
Conservatorio ore 21
Orchestra Filarmonica
di Torino
Marzio Conti
direttore
Gergely Bogányi
pianoforte

Campogrande Sinfonietta (commissione OFT, prima esecuzione italiana)
Mendelssohn Concerto n. 1 in sol minore per pianoforte e orchestra op. 25 - Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 (Italiana)


NAVIGARE IN MUSICA
  Il sito del compositore Nicola Campogrande
  Un sito dedicato al compositore Felix Mendelssohn
Una foto di Gergely BogányiGergely Bogányi, trentenne, nativo di Vác (Ungheria), è un pianista assai popolare e amato, tanto nel proprio paese quanto in Finlandia, sua seconda patria. Ha studiato all’Accademia «Liszt» di Budapest e all’Accademia «Sibelius» di Helinski e in seguito all’Indiana University di Bloomington; si è poi perfezionato con Annie Fischer, Murray Perahia e András Schiff. La sua carriera inizia nel 1996, quando vince il Concorso Internazionale di Budapest. Nel 2000 il Ministero della Cultura Ungherese gli conferisce il Premio «Liszt»; nel 2004 il Premio «Kossuth». L’esecuzione dell’opera omnia di Chopin in un ciclo di concerti gli vale altri riconoscimenti: in Finlandia la medaglia dell’Ordine della Rosa Bianca, in Ungheria il titolo di “Migliore esecuzione concertistica dell’anno” assegnato da “Gramophon News”. A Torino lo abbiamo accolto con entusiasmo la scorsa primavera, quando con talento e passione ha interpretato il Primo concerto di Liszt, insieme con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Gyorgy Gyoriványi Ráth: l’occasione era densa di significato perché il concerto celebrava l’ingresso dell’Ungheria nell’Unione Europea.
Ma Torino è ghiotta di giovani artisti infuocati e Gergely Bogányi è stato ora invitato dall’Orchestra Filarmonica di Torino, diretta da Marzio Conti, per l’inaugurazione della Stagione 2004-2005: il banco di prova questa volta è il Primo concerto di Mendelssohn (dell’autore si esegue anche la Sinfonia Italiana). Abbozzato in poche settimane ed eseguito a Monaco nell’ottobre 1832, con il compositore al pianoforte, è un brano tutto percorso da un prepotente fremito romantico, evidente fin dalle prime battute. E questo rappresenta la forza e la debolezza di questo lavoro, straordinario per la ciclicità dei temi, per i riverberi e le reminiscenze che scaturiscono in modo spontaneo e con voce persuasiva, ma anche sorprendente per il rapporto dialettico fra il solista e l’orchestra, quest’ultima accusata di un protagonismo che talvolta sovrasta il pianoforte. Debolezza per chi trova in queste qualità soltanto posa o maniera, forza per chi vi scorge un coerente impeto comunicativo.
La Sinfonia Italiana, iniziata da Mendelssohn durante un viaggio in Italia nel 1830 e ultimata nel 1833, come è noto racconta in un gesto variopinto la suprema bellezza dell’eufonia mediterranea, l’esuberanza di colori solari, con la vivida nitidezza di stampo mozartiano e con la fantasia tipica di Mendelssohn autore del Sogno di una notte di mezza estate. Gli impasti timbrici paiono sollecitati direttamente dal cielo d’Italia, la patina modale che scorre nell’Andante, unita al sentore d’una arcaica tristezza, si dissolve nella “commedia dell’arte” del Minuetto e si squarcia definitivamente nel Saltarello, che è come un ritratto della vita di strada.
Le due pagine di Mendelssohn saranno precedute da un lavoro commissionato a Nicola Campogrande – una Sinfonietta che si annuncia come “fresca e vitale” inserita nel programma che festeggia la conferenza annuale dell’Unesco a Parigi – inaugurando così, oltre che la tredicesima Stagione dell’OFT, anche lo spirito rinnovato che l’attraversa, il cui sguardo amplia l’orizzonte orientandosi dalle linee portanti di Haydn, Mozart, Mendelssohn e Brahms verso le più diverse sfumature del Novecento (Villa-Lobos, Rodrigo, Poulenc, Stravinskij, Britten, Elgar) e verso il contemporaneo di marca italiana e non solo (Taglietti, Montsalvatge, Cervelló, Bertotto, Colla e ancora una commissione affidata a Sergio Rendine). Niente di scontato dunque, e parecchio da scoprire.
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