Cucina
e musica. Due espressioni culturali che hanno da sempre moltissime affinità.
A partire da molto, molto lontano. Si pensi che il primo sciopero di musicisti
della storia, e vi stiamo parlando di date che risalgono a prima di Cristo,
è stato indetto proprio a causa di una disputa culinaria. Aneddoti? Forse,
ma sta di fatto che cucina e musica culturalmente hanno davvero molte cose
in comune. Sono, innanzitutto, due linguaggi universali, di quelli apparentemente
facili da comunicare. Anche se poi, alla fine dei conti, sono difficili
da decodificare. Nel cibo e nella musica ci sono gli stessi componenti che
si possono trovare nel linguaggio, e cioè le parole, la grammatica, la sintassi,
la retorica. Ne aveva parlato anche Massimo Montanari, eminenza grigia della
storia dell’alimentazione, autore di squisiti libri e appassionato docente.
Le parole del cibo sono i prodotti, mentre le parole della musica sono le
note. La grammatica del cibo sono le ricette e la grammatica della musica
sono le regole compositive e così via. Non deve assolutamente stupire quindi
se alla musica di Jean Baptiste Lully verrà abbinata un’applicazione barocca
per il palato, realizzata da uno dei più interessanti chef attualmente in
circolazione, Davide Scabin di Combal.Zero Ristorante di piazza Mafalda
di Savoia al Castello di Rivoli. Chi conosce la cucina di questo chef estremamente
“moderno” (usiamo l’aggettivo nel senso alto ovviamente), fatta di piatti
concettualmente sconvolgenti (ma anche buonissimi) come l’ostrica virtuale
o l’eskeisada di baccalà e patate, non farà certo fatica a immaginare che
quello che verrà servito al Teatro Regio sarà necessariamente una sorpresa,
che non va svelata. Nel senso che Scabin, giustamente, non vuole rivelare
il contenuto della sua applicazione barocca. Effetto sorpresa? In linea
di massima no. Bisogna piuttosto pensare che i piatti vanno soprattutto
assaggiati, mangiati e metabolizzati con il palato e non attraverso le parole,
che purtroppo in alcuni casi, come quello delle preparazioni di Scabin,
servono forse a poco. |