Sistema Musica settembre  2004
torinosettembremusica
  Berio, Boulez e le vite parallele
di Enzo Restagno

sabato 25 settembre

Conservatorio ore 21

Ensemble InterContemporain
Pierre Boulez direttore
Luisa Castellani mezzosoprano
Christophe Desjardins viola

Berio
Chemins II per viola e 9 strumenti
Différences per 5 strumenti e nastro magnetico
Folksongs per mezzosoprano e 7 esecutori

Boulez
Dérive 2 per 11 strumenti


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  Il sito dell'Ensemble InterContemporain
  Il scheda dello spettacolo
Luciano  BerioUna volta dissi a Berio che sarebbe stato bello ripescare la formula plutarchiana delle “vite parallele” per applicarla a lui e a Pierre Boulez. Ne fu entusiasta ma non se ne fece nulla: mi ero limitato a enunciare uno di quei «sarebbe bello» di cui la vita è un po’ malinconicamente costellata. Nati entrambi nel 1925, questi due protagonisti della musica del nostro tempo sono stati legati da una lunga amicizia alimentata da stima e ammirazione reciproche e hanno combattuto insieme tante battaglie. La lista degli impegni e delle passioni comuni potrebbe continuare a lungo ma è bene non dimenticare che sono le diversità a rendere attraenti le “vite parallele”. Per poco che uno conosca la storia dei due musicisti, si rende conto di quanto complessa sia la trama tessuta da quelle differenze. Senza provare a dipanare quell’intrico, si potrebbe darne tuttavia un’idea attraverso un esempio in cui vediamo i due compositori rivolgersi al medesimo oggetto. Prendiamo il canto popolare: in Berio esso assurge non di rado a una funzione protagonistica; Boulez al medesimo oggetto rivolge un’attenzione più episodica che, anche quando c’è, non è facile da scoprire. Nel Marteau sans maître, ancor oggi l’opera più celebre di Boulez, vibrano quelle suggestioni del Gamelan che a suo tempo avevano incantato la fantasia di Debussy; si tratta però di inflessioni captabili solo da un orecchio capace di seguire trame intrecciate in un tessuto quanto mai vario. Con i Folksongs di Berio ci troviamo di fronte a evocazioni folkloriche talmente esplicite che perfino un ascoltatore poco accorto è costretto a prenderne atto. Eppure, malgrado la loro irresistibile capacità di seduzione, i Folksongs non appartengono alla categoria delle musiche facili. Berio possedeva infatti in eguale misura il talento della seduzione e quello della problematicità e sapeva coniugarli così bene da dimostrare come ciò che pare più spontaneo, nasca in realtà da formule di rara complessità. Seguendo questo pensiero degno di Goethe, Berio ha creato una quantità di capolavori dotati di una capacità di seduzione immediata. Non si dovrebbe dimenticare però l’acutezza del suo sguardo capace di spostarsi tra le articolazioni minime del linguaggio e le sue cristallizzazioni storiche. Con i Folksongs si rischia di andare a finire chissà dove mentre ora urge parlare del concerto col quale Pierre Boulez ha accettato di esprimere il rimpianto del Festival Torino Settembre Musica per il grande musicista scomparso. È proprio da quella vecchia idea delle “vite parallele” che è nato questo concerto: chi meglio di Boulez con il suo Ensemble InterContemporain avrebbe potuto celebrare la memoria del musicista scomparso? Non si trattava però soltanto di proporre delle esecuzioni musicali eccellenti: si sarebbe realizzato così un epitaffio concluso in una bellezza un po’ marmorea. Con l’immagine delle “vite parallele” – la prima metà del concerto è dedicata a Berio, la seconda a Boulez – l’idea stessa della vita penetra nel concerto, richiamando in primo luogo la prorompente, inesauribile vitalità dell’uomo e del musicista che è stato Luciano Berio. Con le loro opere così diverse eppure magnificamente intrecciate, i due musicisti saranno una volta di più fianco a fianco su quel sentiero di una nuova musica che hanno tracciato e percorso per tanti anni.
Boulez Nel pensare a Boulez che rende omaggio alla memoria di un grande musicista, viene in mente un’antica forma della musica francese, quella del Tombeau. Solo con Mallarmé essa ha acquistato i tratti di una meditazione filosofica che tende a sottrarre l’opera del poeta alle tenebre della morte. Passando attraverso il filtro della meditazione poetico-filosofica di Mallarmé, Boulez trovò la sua strada a partire dalla fine degli anni Cinquanta. Da allora in poi Mallarmé è restato un punto di riferimento per la sua opera come dimostra il polittico lirico-sinfonico Pli selon pli. La quinta e ultima parte di questo polittico si intitola Tombeau e fa intonare alla voce del soprano l’ultimo verso del Tombeau che Mallarmé scrisse per Paul Verlaine: «Un peu profond ruisseau calomnié la mort». Al termine di una lunga peripezia che, sul filo dei versi di Mallarmé, coincide col travaglio della creazione poetica, si svela la conclusione: c’è bisogno del simbolo della morte, ovvero del Tombeau, per comprendere che l’opera d’arte contiene una promessa di probabile immortalità e che la morte, definita da calunniose dicerie un abisso di oblio, è in realtà un «ruscello poco profondo».
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