L’anno
delle ricorrenze incrociate: questo è il 2004 per William Christie e Les
Arts Florissants. In questi mesi al direttore americano, cittadino francese
dal 1995, è toccato spegnere sessanta candeline. L’ensemble da lui fondato
invece celebra il venticinquesimo anniversario della fondazione; contemporaneamente
si celebra il terzo centenario della morte di Marc-Antoine Charpentier,
dal titolo di un’opera del quale la formazione ha tratto il nome. Quasi
a voler infilare un poker d’assi, in occasione dei sessant’anni del d-day,
in sinergia con l’Association Normandie-Mémoire 60ème Anniversaire e con
il Conseil Régional de Basse-Normandie, Christie e i suoi, avvalendosi della
consulenza del musicologo americano John Powell, hanno escogitato un programma
celebrativo imperniato sulla Messe pour les Trépassés H. 2 di Charpentier,
col contorno di altri pezzi scritti per il Grand Office des Morts, il tutto
suggellato dal celebre Te Deum H. 146, dal cui Prélude proviene la celeberrima
fanfara, dal 1953 icona sonora dell’Eurovisione.
Progetti di ampio respiro come questo sono da sempre il sale della vita
artistica di William Christie. Fin da quando nel 1971 decise di lasciare
gli ozi di Harvard e Yale per trasferirsi in Francia, non c’è sfida a cui
si sia sottratto pur di riportare in auge il prediletto repertorio del Barocco
francese. «Sono estremamente appagato da due secoli che sono straordinariamente
ricchi. Potrei spendere cinque vite e non esaurire mai le cose che vorrei
approfondire sui secoli XVII e XVIII». Che non sia una spacconata lo attestano
il carnet sempre fitto dei concerti, settanta incisioni discografiche, docenze
in tutto il mondo, progetti innovativi come Le jardin des voix inaugurato
due anni fa… «Mi sento molto giovane e mi auguro ancora una trentina d’anni
come questi. Ma ho bisogno anche di sfide. Testarsi evita di detestarsi!
Fondamentalmente, è tutta una questione di curiosità intellettuale, di intelligenza
e di tecnica. Se hai queste tre qualità puoi fare tutto ciò che vuoi». (a.c.)
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