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«Perché ho riscritto l'Iliade»
di Alessandro Baricco
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ILIADE |
venerdì
1 ottobre ore 20
sabato 2 ottobre ore 20
domenica 3 ottobre ore 17
Auditorium del Lingotto
ILIADE
Un progetto di Alessandro Baricco
con Alessandro Baricco
e, in alternanza nei tre reading: Stefano Benni, Michele Di Mauro,
Mariella Fabbris, Pierfrancesco Favino, Carolina Felline, Simone
Gandolfo, Elio Germano, Edoardo Nesi, Paolo Rossi, Fabrizia Sacchi,
Sandro Veronesi…
Ideazione, testi e regia
di Alessandro Baricco
Progetto musicale
di Giovanni Sollima
Disegni di Gianluigi Toccafondo
Luci di Guido Levi
Coproduzione
Romaeuropa Festival
Teatro Regio di Torino
per Torino Settembre Musica
Musica per Roma
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L’idea
è quella di leggere in pubblico l’Iliade. Un reading lungo una dozzina di
ore, diviso in tre serate. Una scena essenziale, costumi appena accennati,
una fonica impeccabile; un grande schermo e il primo piano del lettore.
Spesso, ma non sempre, musica, in parte live, in parte registrata. L’idea
è questa. Ovviamente è qualcosa che per me continua idealmente il lavoro
fatto prima con Totem e poi con il City reading project: provare a mettere
la narrazione orale, forse addirittura la pura parola, al centro dell’attenzione,
e farne una forma di rito, di emozione collettiva, di spettacolo. C’è del
pubblico che mi segue in questa ricerca: così ho pensato che un’altra tappa
si poteva fare: e l’Iliade, tra i tanti viaggi possibili, è quello che adesso
mi affascina di più.
Leggere l’Iliade, oggi e in pubblico, significa inevitabilmente riscriverla:
adattarla per quel gesto particolare. Questo tratto del lavoro, ovviamente,
è quello che mi riguarda più da vicino. Ho lavorato a un testo più corto,
in prosa, in un italiano normale (non poetico né falsamente antico); e ho
pensato a una dura storia di uomini in guerra, dove déi e creature mitiche
sfumano sullo sfondo, ormai divenuti inutili. So che tutto questo suona
tremendamente ambizioso (riscrivere Omero?) ma in realtà io lo interpreto
come un modesto lavoro di servizio: è come una traduzione, o un adattamento.
Nell’Ottocento, in Italia, si traducevano i poemi omerici in poesia, con
il gergo e le tecniche della poesia del tempo. Lavoro che oggi sembra assurdo,
ma che in realtà era un modo di appropriarsi di quella storia dandole lo
sfondo sentimentale e le forme stilistiche di quel tempo. Perché non dovremmo
fare lo stesso noi? Perché non provare a cercare la nostra Iliade? Quanto
al modo di leggerla, questa Iliade, ho in mente qualcosa che viene direttamente
da Totem e dal City reading project. Qualcosa che sta tra il puro diventare
suono della scrittura e l’autorità emozionante del narratore in carne e
ossa. L’unica cosa di cui son sicuro è che non c’entra con il recitare:
per il resto ogni tanto incontro quel che cerco e allora lo riconosco; ogni
tanto lo manco clamorosamente e allora mi annoio. Per l’Iliade lavorerò
con una dozzina di lettori. La maggior parte sono attori (che per lo più
vengono dal cinema); tre, più me, sono scrittori (gli scrittori, quando
non hanno problemi di timidezza, leggono molto bene, perché credono nella
scrittura e non in se stessi).
Ho riorganizzato il testo omerico in tanti racconti in soggettiva (per dire,
il primo canto diventa il canto di Criseide: è lei che racconta). In pratica
ne è venuta fuori una sequenza di una ventina di monologhi. In ognuno un
lettore racconta la storia a nome di un personaggio particolare: e in qualche
modo diventa quel personaggio. Penso a una fluviale narrazione che di volta
in volta assume la faccia, la bellezza, la voce, il colore sentimentale
di una persona diversa. Quanto a me, leggerò tre di quei monologhi (uno
a sera) e cercherò in scena di introdurre gli altri, di legarli insieme.
In qualche modo vorrei riuscire alla fine a comunicare la mia passione per
quel testo. Niente di diverso da quello che facevo a Totem, per capirsi.
Due parole ancora sulla musica. Il progetto musicale l’ho affidato a Giovanni
Sollima, perché è un musicista anomalo, uno di quelli che confondono le
idee sui confini tra musica colta e musica altra. Ho lavorato con lui al
City reading project, e lì ho scoperto che abbiamo un modo molto affine
di inseguire le emozioni: così mi è parso naturale continuare con lui. Quello
che gli ho chiesto è di riversare nel fiume della narrazione il suo mondo
musicale, non necessariamente la sua musica: quello che gli suona nella
mente, magari scritto o suonato o cantato da altri. Così alla fine verrà
fuori una specie di colonna sonora costruita su suoni del mondo, o quanto
meno del mondo che lui ha in testa. Lui sarà sul palco, a lavorare la musica
registrata: e a tratti userà il suo violoncello per macchiare quei suoni,
o prolungarli, o integrarli. Credo che sarà un bel sentire. Fermo restando
che questo è uno spettacolo di parola, e le voci sono la prima e fondamentale
musica che suoniamo.
Un’ultima cosa. Quando racconto questo lavoro, spesso la gente mi chiede:
perché proprio l’Iliade? Alcuni vorrebbero l’Odissea (che io non amo, tranne
il finale), o magari Dante o Ariosto. Ho due risposte: la prima è che l’Iliade
mi sembra una storia bellissima. La seconda è che godere del racconto di
una guerra mi sembra una cura efficace per allontanare il desiderio (tragico
ma legittimo) di godere “facendo” la guerra. |