Secondo
anno di collaborazione fra Torinodanza e Torino Settembre Musica. L’obiettivo
è l'esplorazione di alcune esperienze fondamentali della danza moderna
e contemporanea, caratterizzate da un legame indissolubile con la musica
e capaci di dare vita a un formalismo altissimo.
BALANCHINE E FORSYTHE, MAESTRI DEL NOVECENTO
Il formalismo in danza ha una storia che viene da lontano. Che parte con
la nascita stessa della danse d’école in Francia nel Seicento alla Corte
di Re Sole; che prende le mosse con le danze barocche codificate e cristallizzate
in forme dalla matematica perfezione. La danza pura, il piacere di comporre
con i corpi, di riflettere sulle possibilità del gesto di piegarsi, deformarsi
all’infinito, trasformarsi in pura poesia visiva, è una opzione che continua
a tentare i coreografi. La danza così cattura atmosfere, riflette sulla
contemporaneità, e intanto parla di sé, racconta la propria storia e il
proprio sviluppo. Molto spesso edifica splendide cattedrali visive che
riflettono nello spazio tridimensionale le fondamenta poste dalla musica.
Questo e non altro significa il rapporto stretto, inscindibile fra coreografo
e musicista che sta alla base dello spettacolo presentato dal Ballet de
Marseille: Balanchine e Stravinskij, Forsythe e Willems. Ma attenzione:
questa danza non illustra la musica, non ne è l’umile ancella.
Coreografo e compositore sovrintendono al medesimo processo creativo.
Sono le due levatrici di un capolavoro bifronte che si esprime in danza
e in musica.
Questa doppia creatività sottintende la presenza di un coreografo
formalista, e chi se non Balanchine e Forsythe sono i massimi rappresentanti
nel Novecento di questo trend? Chi se non Balanchine, ha portato la danza
accademica di fine Ottocento nella modernità? Chi se non Forsythe,
con un’ideale staffetta, l’ha proiettata nel ventunesimo secolo?
È sicuramente nei balletti definiti “in bianco e nero”
che il modernismo balanchiniano emerge con maggiore evidenza.
Come appunto in Violin Concerto realizzato sulla musica di Stravinskij
nel 1972. Un capolavoro scandito sui quattro movimenti pensati dal compositore:
Toccata, Aria I, Aria II e Capriccio. C’è un piccolo corpo
di ballo di sedici danzatori. Ci sono due coppie protagoniste di due passi
a due nelle Arie centrali. C’è soprattutto il grande Balanchine,
geniale ancora una volta nella capacità di dipingere nello spazio
e dare forma in movimento alla musica.
Forsythe prosegue sul cammino di Balanchine, porta quelle premesse alla
conclusione, arriva alla destrutturazione delle architetture accademiche.
La posizione classica del danzatore nello spazio non è che il punto
di partenza per le infinite possibilità del movimento di farsi
nello spazio. Per contorcimenti, distorsioni, sbilanciamenti. Qualsiasi
punto del corpo può diventare il centro motore del movimento.
Nato a New York nel 1949, Forsythe ha compiuto il viaggio opposto a quello
di Balanchine. Cresciuto con la cultura pop americana, è diventato
danzatore e poi coreografo in Europa. Dal 1984 al 2004 ha realizzato le
sue complesse architetture coreografiche con il Balletto di Francoforte
che proprio quest’anno chiude perché i poteri pubblici hanno
tagliato i finanziamenti. Benché massimamente tecnologico, Forsythe
nutre nei confronti del video un sentimento di rifiuto che lo rimbalza
all’inizio del Novecento quando i danzatori non amavano neppure
farsi fotografare. Ecco perché sono rarissimi i video dei suoi
brani. Ed ecco perché sono così importanti oggi i pezzi
che ha montato per altre compagnie. Restano l’unica eredità,
al momento, di un lavoro titanico.
Approximate Sonata nasce a Francoforte nel 1996. È un
succedersi di cinque passi a due appassionanti per complessità
e difficoltà, su una musica elettronica dell’olandese Tom
Willems. È entrata nel repertorio del Ballet de Marseille nel giugno
del 2001. (sergio trombetta)
COMPAGNIE FÊTE GALANTES
La creazione di Béatrice Massin sui Concerti Brandeburghesi di
Bach è un piccolo gioiello di scrittura coreografica: una vera
partitura per passi, corsi e scivolati, che prova che la danza barocca
è uno stile capace di adattarsi a ogni epoca, compresa quella più
contemporanea. Nessuna pesantezza, nessun manierismo, ma velocità
e allegria che lo portano. In Que ma joie demeure domina il piacere, risvegliato
dai costumi colorati, caldi, dalle luci che ci immergono in un’atmosfera
di “feste galanti” e gioiose, ma soprattutto da una coreografia
che fa venire voglia di ballare. Avremmo voglia di rivedere queste “suite
indiavolate” per ritagliarne il movimento e comprendere come, con
una tale economia del gesto, si possa liberare tanto piacere. Que ma joie
demeure!; si pensa veramente dopo questo spettacolo, dal titolo più
che mai appropriato.
(Agnès Izrine, estratto da “Danser”, febbraio 2003)
LE ASTRALI OBIQUITÀ DI LUCINDA CHILDS
Venticinque anni fa debuttava uno dei capolavori della danza postmoderna
e dell’arte minimalista: Dance, coreografia di Lucinda Childs, musica
di Philip Glass, scena di Sol LeWitt. Dialogo ipnotico tra partitura e
tracce dinamiche lasciate dal movimento nello spazio in coinvolgente riflesso
con le proiezioni di LeWitt che in parte duplicavano su schermi in trasparenza
la coreografia. Childs è artista della riduzione: prosciuga il
movimento fin a enuclearne piccole particelle sulle quali poi lavora per
contrasti, ricomposizioni, distorsioni, mutazioni quasi impercettibili.
Una scrittura matematica perfetta, legata a un’incessante trasformazione
del movimento che si lega al concetto portante del minimalismo “tema
e variazione”, giocato in musica sul mutamento continuo dei minimi
elementi sonori di partenza. Con Dance va in scena Chamber Symphony, firmato
da Childs nel 1994 sull’omonima partitura di John Adams, musicista
con cui aveva già collaborato per l’ottimo Available Light
(1983). Stimolante la visione di questo balletto insieme a Dance. Ispirandosi
a Schoenberg, Adams firma con Chamber Symphony un’opera in cui il
minimalismo di precedenti composizioni si apre attraverso dissonanze e
sezioni non ripetitive al post-minimalismo e al ritorno all’atonalità
con suggestioni tratte dalla vita cittadina contemporanea. Partitura sulla
quale Childs firma il suo ballet blanc: una riflessione sul Classicismo
e la sua modernità. Childs, la cui compagnia si riunisce ormai
solo in speciali occasioni, sa quanto conti, per la salvaguardia dei titoli
della danza del Novecento, che gli ensemble stabili di balletto si occupino
del repertorio contemporaneo. Significativa perciò la collaborazione
con il Ballet National de l’Opéra du Rhin di Bertrand d’At,
il primo ensemble europeo a ballare Dance. Vedere i suoi ballerini confrontarsi
con gli interpreti originali del pezzo del 1979 grazie al film di Sol
LeWitt proiettato durante lo spettacolo è un invito a lavorare
sul futuro, consapevoli della ricchezza coreutica del XX secolo. (francesca
pedroni)
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