Sistema Musica settembre  2004
torinosettembremusica
  Focus 5: Musica del corpo
Torinodanza

Focus 5 Musica del corpo
Teatro Nuovo ore 21

giovedì 16 settembre
venerdì 17 settembre

Ballet National de Marseille
Violin concerto
Coreografia di George Balanchine
Approximate sonata
Coreografia di William Forsythe

giovedì 23 settembre
venerdì 24 settembre

Compagnie Fêtes Galantes
Que ma joie demeure
Coreografia di Béatrice Massin

sabato 2 ottobre
domenica 3 ottobre

Ballet de l’Opéra National du Rhin
Dance
Chamber symphony

Coreografie di Lucinda Childs


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  Il sito del Ballet National de Marseille
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L'immagine del Focus 5

Secondo anno di collaborazione fra Torinodanza e Torino Settembre Musica. L’obiettivo è l'esplorazione di alcune esperienze fondamentali della danza moderna e contemporanea, caratterizzate da un legame indissolubile con la musica e capaci di dare vita a un formalismo altissimo.

BALANCHINE E FORSYTHE, MAESTRI DEL NOVECENTO
Il formalismo in danza ha una storia che viene da lontano. Che parte con la nascita stessa della danse d’école in Francia nel Seicento alla Corte di Re Sole; che prende le mosse con le danze barocche codificate e cristallizzate in forme dalla matematica perfezione. La danza pura, il piacere di comporre con i corpi, di riflettere sulle possibilità del gesto di piegarsi, deformarsi all’infinito, trasformarsi in pura poesia visiva, è una opzione che continua a tentare i coreografi. La danza così cattura atmosfere, riflette sulla contemporaneità, e intanto parla di sé, racconta la propria storia e il proprio sviluppo. Molto spesso edifica splendide cattedrali visive che riflettono nello spazio tridimensionale le fondamenta poste dalla musica.
Questo e non altro significa il rapporto stretto, inscindibile fra coreografo e musicista che sta alla base dello spettacolo presentato dal Ballet de Marseille: Balanchine e Stravinskij, Forsythe e Willems. Ma attenzione: questa danza non illustra la musica, non ne è l’umile ancella. Coreografo e compositore sovrintendono al medesimo processo creativo. Sono le due levatrici di un capolavoro bifronte che si esprime in danza e in musica.
Questa doppia creatività sottintende la presenza di un coreografo formalista, e chi se non Balanchine e Forsythe sono i massimi rappresentanti nel Novecento di questo trend? Chi se non Balanchine, ha portato la danza accademica di fine Ottocento nella modernità? Chi se non Forsythe, con un’ideale staffetta, l’ha proiettata nel ventunesimo secolo? È sicuramente nei balletti definiti “in bianco e nero” che il modernismo balanchiniano emerge con maggiore evidenza.
Come appunto in Violin Concerto realizzato sulla musica di Stravinskij nel 1972. Un capolavoro scandito sui quattro movimenti pensati dal compositore: Toccata, Aria I, Aria II e Capriccio. C’è un piccolo corpo di ballo di sedici danzatori. Ci sono due coppie protagoniste di due passi a due nelle Arie centrali. C’è soprattutto il grande Balanchine, geniale ancora una volta nella capacità di dipingere nello spazio e dare forma in movimento alla musica.
Forsythe prosegue sul cammino di Balanchine, porta quelle premesse alla conclusione, arriva alla destrutturazione delle architetture accademiche. La posizione classica del danzatore nello spazio non è che il punto di partenza per le infinite possibilità del movimento di farsi nello spazio. Per contorcimenti, distorsioni, sbilanciamenti. Qualsiasi punto del corpo può diventare il centro motore del movimento.
Nato a New York nel 1949, Forsythe ha compiuto il viaggio opposto a quello di Balanchine. Cresciuto con la cultura pop americana, è diventato danzatore e poi coreografo in Europa. Dal 1984 al 2004 ha realizzato le sue complesse architetture coreografiche con il Balletto di Francoforte che proprio quest’anno chiude perché i poteri pubblici hanno tagliato i finanziamenti. Benché massimamente tecnologico, Forsythe nutre nei confronti del video un sentimento di rifiuto che lo rimbalza all’inizio del Novecento quando i danzatori non amavano neppure farsi fotografare. Ecco perché sono rarissimi i video dei suoi brani. Ed ecco perché sono così importanti oggi i pezzi che ha montato per altre compagnie. Restano l’unica eredità, al momento, di un lavoro titanico.
Approximate Sonata nasce a Francoforte nel 1996. È un succedersi di cinque passi a due appassionanti per complessità e difficoltà, su una musica elettronica dell’olandese Tom Willems. È entrata nel repertorio del Ballet de Marseille nel giugno del 2001. (sergio trombetta)

COMPAGNIE FÊTE GALANTES

La creazione di Béatrice Massin sui Concerti Brandeburghesi di Bach è un piccolo gioiello di scrittura coreografica: una vera partitura per passi, corsi e scivolati, che prova che la danza barocca è uno stile capace di adattarsi a ogni epoca, compresa quella più contemporanea. Nessuna pesantezza, nessun manierismo, ma velocità e allegria che lo portano. In Que ma joie demeure domina il piacere, risvegliato dai costumi colorati, caldi, dalle luci che ci immergono in un’atmosfera di “feste galanti” e gioiose, ma soprattutto da una coreografia che fa venire voglia di ballare. Avremmo voglia di rivedere queste “suite indiavolate” per ritagliarne il movimento e comprendere come, con una tale economia del gesto, si possa liberare tanto piacere. Que ma joie demeure!; si pensa veramente dopo questo spettacolo, dal titolo più che mai appropriato.
(Agnès Izrine, estratto da “Danser”, febbraio 2003)

LE ASTRALI OBIQUITÀ DI LUCINDA CHILDS
Venticinque anni fa debuttava uno dei capolavori della danza postmoderna e dell’arte minimalista: Dance, coreografia di Lucinda Childs, musica di Philip Glass, scena di Sol LeWitt. Dialogo ipnotico tra partitura e tracce dinamiche lasciate dal movimento nello spazio in coinvolgente riflesso con le proiezioni di LeWitt che in parte duplicavano su schermi in trasparenza la coreografia. Childs è artista della riduzione: prosciuga il movimento fin a enuclearne piccole particelle sulle quali poi lavora per contrasti, ricomposizioni, distorsioni, mutazioni quasi impercettibili. Una scrittura matematica perfetta, legata a un’incessante trasformazione del movimento che si lega al concetto portante del minimalismo “tema e variazione”, giocato in musica sul mutamento continuo dei minimi elementi sonori di partenza. Con Dance va in scena Chamber Symphony, firmato da Childs nel 1994 sull’omonima partitura di John Adams, musicista con cui aveva già collaborato per l’ottimo Available Light (1983). Stimolante la visione di questo balletto insieme a Dance. Ispirandosi a Schoenberg, Adams firma con Chamber Symphony un’opera in cui il minimalismo di precedenti composizioni si apre attraverso dissonanze e sezioni non ripetitive al post-minimalismo e al ritorno all’atonalità con suggestioni tratte dalla vita cittadina contemporanea. Partitura sulla quale Childs firma il suo ballet blanc: una riflessione sul Classicismo e la sua modernità. Childs, la cui compagnia si riunisce ormai solo in speciali occasioni, sa quanto conti, per la salvaguardia dei titoli della danza del Novecento, che gli ensemble stabili di balletto si occupino del repertorio contemporaneo. Significativa perciò la collaborazione con il Ballet National de l’Opéra du Rhin di Bertrand d’At, il primo ensemble europeo a ballare Dance. Vedere i suoi ballerini confrontarsi con gli interpreti originali del pezzo del 1979 grazie al film di Sol LeWitt proiettato durante lo spettacolo è un invito a lavorare sul futuro, consapevoli della ricchezza coreutica del XX secolo. (francesca pedroni)

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