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Pugliaro: «Siamo un museo? Provate a entrare!» di Giampaolo Pretto |
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«Per
godere della musica colta – ammonisce l’UM nella brochure di presentazione
della Stagione 2004-05 – non dev’essere bandita la fatica dell’apprendimento»;
Giorgio Pugliaro, vogliamo tornare a ricordare e a ricordarci il perché
del faticoso piacere della musica dal vivo? «Il 1875 e il 1924, le date dell’invenzione del fonografo da parte di Edison e della prima trasmissione radiofonica regolare, sono cruciali per l’ascolto della musica. La prima prevede una separazione soprattutto temporale, la seconda “spaziale” rispetto all’ascolto dal vivo, che rimane sicuramente più impegnativo. Ma un’opera di tradizione colta mal sopporta di essere compressa o parcellizzata, cosa invece possibile nei due casi citati. Se si inizia a metà l’ascolto dell’esposizione di una Sonata di Beethoven, ci si accorge di aver perso qualcosa di essenziale. La continuità di concentrazione del concerto, permeabile alle alchimie che si creano a volte tra palco e platea, è ciò che trasforma un’esecuzione in una serata e in un ricordo irripetibili, proprio in quanto non riproducibili». Risulta evidente la sua scelta di innervare la Stagione di un
percorso culturalmente formativo, anche ricorrendo a retrospettive integrali
di autori come Mendelssohn e S?ostakovic?, ai concerti-conferenze di Lonquich,
all’incursione nel Novecento storico. Si può dunque vivere senza appiattire
l’offerta su compilazioni di classical easy-listening? A questo proposito, non è una contraddizione il fatto che spesso
alla “classica” venga attribuita la colpa di essere “museale” quando si
assiste in tutto il mondo, e anche in Italia, a un boom di presenze nei
Musei e in ogni genere di mostra di arti figurative? L’impressione è che, mentre con la serie L’altro suono la vostra
sala della musica antica è ben fiorente, per quanto riguarda la proposta
contemporanea c’è più prudenza. Parliamo, una volta tanto, di vil denaro: si va dal clamoroso
minimo di 4 euro (entro i 30 anni per 25 concerti) al massimo di 17 euro
a concerto per chi si abbona: non pensa che si dovrebbe fare di più per
far sapere quanto è veramente alla portata di chiunque il piacere della
grande musica dal vivo? Fa comunque piacere vedere tutte queste star della classica passare per Torino: il divismo incide ancora come un tempo sulla possibilità di attrarre ascoltatori? «Il divismo si è forse più specializzato, e forse non è mai stato un fenomeno molto italiano, nel profondo. Certo le 500 persone che premevano per poter entrare all’Auditorium in occasione di un sold out di Pollini nel 1980 non ci sono più. È un fatto però che Torino è ora una città più piccola e con un’offerta musicale che molte città più grandi non possono vantare». |
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