Sistema Musica settembre  2004
gli argomenti del mese
  Arti e rituali del Kerala
di Livio Aragona

kerala india del sud
venerdì 17 settembre
Piccolo Regio Puccini ore 17
Incontro con Vito Di Bernardi, Ravi e Venu Gopalan Nair, Renzo Vescovi
Coordina Enzo Restagno

venerdì 17, sabato 18,
domenica 19, lunedì 20 settembre

Teatro Gobetti ore 21
Kûtiyãttam
Teatro sanscrito del Kerala

venerdì 17 settembre
ore 23.30
sabato 18 settembre ore 21
domenica 19 settembre
ore 17
Piccolo Regio Puccini
Nãgasvaram
Ensemble con grandi oboi
Karnâtaka Sangitã
Musica carnatica

sabato 18 settembre
domenica 19 settembre

ore 16 e ore 18

lunedì 20 settembre
martedì 21 settembre

ore 18
Teatro Gobetti
Pãvakathakali
Marionette del Kerala

sabato 18 settembre
ore 23.30

domenica 19 settembre
lunedì 20 settembre
ore 19
Teatro Carignano
Teyyam
Rituali danzati del Malabar

martedì 21 settembre

Auditorium del Lingotto ore 21
Mõhiniãttam
Danza classica del Kerala

NAVIGARE IN MUSICA
  Kerala India del sud: la scheda
  Il sito ufficiale dello stato del Kerala
Kerala:  un'immagine  di una  maschera L’attenzione che il Festival Torino Settembre Musica dedica da qualche anno alle grandi culture asiatiche riaccende l’inesausto gioco di rispecchiamenti tra Oriente e Occidente che da sempre punteggia la storia occidentale e con particolare intensità la musica moderna, da Skrjabin a Debussy, da Cage a Stockhausen. Piuttosto che con l’idea di Oriente in generale, seguendo il Festival si ha però a che fare con alcune sue concrete espressioni. Lo scorso anno fu la volta delle danze cambogiane ispirate alle posture delle antichissime ninfe apsara scolpite nei templi di Angkor; l’edizione 2004 consente invece l’avvicinamento alle forme rituali, rappresentative e musicali di uno dei centri propulsivi della cultura e dell’arte indiane, il Kerala, una regione adagiata nella parte più estrema dell’India meridionale, tra l’Oceano Indiano e la catena montuosa dei Ghât occidentali, e delimitata a Nord dal Malabar, l’antica costa delle spezie spesso evocata nei racconti dei viaggiatori arabi ed europei a partire da Marco Polo.
In parte collegate alla tradizione più elevata dell’India classica, in parte sviluppate in forme autoctone specifiche e antichissime, che sono anche le più notevoli e spettacolari di tutto il teatro indiano, le arti e i rituali del Kerala si aprono in un ventaglio di forme rappresentative dove si mescolano la danza, la recitazione e la musica, ma anche il disegno delle polveri colorate, il trucco, e poi ancora l’arte dei bardi, dei burattinai e del teatro d’ombre. Ma ciò che più di tutto colpisce noi osservatori occidentali è la grande importanza attribuita alla corporeità, che percepiamo come pietra di volta di un mondo in cui l’immanente presenza del sacro viene continuamente evocata e colta attraverso sofisticate pratiche di percezione sensoriale. Una gestualità studiatissima è codificata in trattati teorici che provengono da tempi assai remoti, come il Nâtya-Shâstra, il Trattato di danza o l’Abhinaya-Darpana, lo Specchio dei gesti. Espressioni del volto, gesti coordinati degli occhi e delle mani, posture del corpo altamente stilizzate, accompagnati da spettacolari complessi di percussioni e di oboi, raccontano gli antichi miti raccolti nell’immenso patrimonio dei Pûrana, nelle epopee del Râmayana e del Maha˜bharata, o ancora, nell’esteso poema mistico Gîta-Govinda, le cui stanze sono tra le più frequentemente cantate.
Il tutto teso a sollecitare i nove tradizionali rasa, ovvero “sapori” o “essenze” – l’erotico, il comico, il patetico, l’eroico, il furioso, il terribile, il ripugnante, il meraviglioso e il pacificato – che costituiscono il fondamento delle arti rappresentative indiane. Allo stesso modo, nella teoria classica della musica, conosciuta nella forma specifica del Kerala come “musica carnatica”, il vocabolo di origine sanscrita râga (“colore”, “passione”) definisce una certa combinazione di note, di ornamenti e di accenti, anch’essi collegati alla teoria del rasa: il “sapore” inerente a un râga, si manifesta nell’interprete e nel suo uditorio quando esso viene interpretato a regola d’arte. Alla musica carnatica è dedicato uno dei cinque appuntamenti.
Gli altri presentano alcune delle più significative espressioni dell’arte scenica keralese; il Teyyam ad esempio, un rituale danzato del Malabar che si svolge tra la fine della mietitura e l’inizio della stagione delle piogge, e che letteralmente significa “danza degli déi”, oppure l’antico teatro sanscrito del Kûtiyâttam, del quale è rappresentato uno dei soggetti che ha avuto grande fortuna in Occidente: Shakuntala, dal poema di Kalidasa.
E chi volesse saperne di più, può far riferimento al denso ma agile volume di Laurent Aubert, Il ritmo degli dei. Arti e rituali del Kerala, promosso dal Festival e di imminente uscita da BMG-Ricordi.
Sistema Musica via San Francesco da Paola, 3 - Torino - e-mail: sistemamusica@comune.torino.it