I pianisti si dividono in due categorie: pianisti di fuoco e pianisti di aria. Quelli di fuoco – o di terra, carne e sangue, secondo l’immagine che più vi convince – ci appassionano con forza trainante, ci dominano. Quelli di aria – oppure di acqua, cielo e luce – ci incantano fino ad annebbiarci, con eleganza assoluta, con la razionalità avviluppata intorno alle nostre emozioni; intagliano il suono secondo un’idea cristallina di perfezione che ci pare finalmente restituita. Non c’è gerarchia tra i due mondi. Ogni volta ci ritroviamo, su un fronte o sull’altro, nuovamente sorpresi e persuasi. Rudolf Buchbinder, una lunga carriera iniziata da bambino quando a soli cinque anni fu ammesso alla Musikhochschule di Vienna, si direbbe appartenga alla seconda categoria. Nato nel 1946 a Leitmeritz, inizialmente impegnato nella musica da camera, è oggi ospite delle più importanti sale da concerto, per le stagioni sinfoniche e per i festival più prestigiosi di tutto il mondo. E come la carriera anche il suo repertorio è in continua espansione: al centro dei suoi interessi la letteratura pianistica classico-romantica, ma per sensibilità e di “lumi”, Rudolf è un esploratore pervicace che ha deciso di percorrere con coerenza anche le esperienze pianistiche del nostro tempo. Cifra importantissima del suo percorso è la discografia: oltre cento incisioni, con una predilezione per quelle dal vivo. Una scelta rara, un’altra “lezione” di serietà e di audacia.
L’integrale pianistica di Haydn gli è valsa il Grand Prix du Disque; l’incisione dei Concerti di Mozart con i Wiener Symphoniker è stata definita la migliore del 1998 da Joachim Kaiser. E ancora, tra le più recenti, figura la registrazione per Teldec dei Concerti di Brahms con la Royal Concertgebouw diretta da Nikolaus Harnoncourt. E come direttore e solista ha registrato i concerti di Beethoven con i Wiener alle Festwochen 2003. Un bagaglio di spessore, che rimanda l’immagine di un artista impegnato e dedito al prezioso “intaglio” dell’arte dei suoni. Ma Buchbinder ci riserva una sorpresa, aprendo varchi, spazi mentali differenti: è appassionato di letteratura e pittore nel tempo libero. Un pianista senza gabbie, disposto a confrontarsi su altri terreni, ammesso che letteratura e pittura siano davvero terreni altri. (m.l.)
| Letizia allo specchio
di Letizia Belmondo
Mi sono chiesta spesso perché la musica sia una così grande passione, che cosa mi spinga ad andare ad ascoltare un concerto e che cosa io cerchi quando suono. Non so se davvero esista una risposta razionale a queste domande, ma quello che è sicuro è che ogni volta che ci rifletto realizzo quanto sono fortunata a poter vivere grazie a ciò che sicuramente è la mia più grande passione. La migliore soddisfazione durante e al termine di un concerto è la sensazione di essere entrata in sintonia con gli ascoltatori, di aver raggiunto le loro emozioni: l’impressione di aver lasciato una traccia indelebile. Ovviamente non succede sempre e dipende molto sia dalle mie condizioni fisiche e mentali sia dalla disponibilità all’ascolto degli spettatori e dall’atmosfera che si viene a creare in sala. Certamente gli applausi e gli apprezzamenti del pubblico sono sempre un vero piacere e direi anche una sorta di ricompensa al lungo lavoro di preparazione. La parte che preferisco nello studio di un brano è, una volta imparate le note, l’interminabile lavoro di scoperta dei sentimenti che il compositore ha voluto evocare e trasmettere attraverso la musica, accompagnato da una dettagliata analisi teorica su cui basare le idee interpretative e da una continua ricerca di una sempre maggiore perfezione tecnica e di esecuzione. Preferisco suonare a memoria piuttosto che con la partitura proprio perché, in questo modo, la musica diventa parte di me e mi sento “libera” di darle un’anima, di farla vivere.
L’arpa è il frutto di un colpo di fulmine a otto anni, la fortuna di aver incontrato insegnanti magnifici, forse un po’ l’aiuto del destino; di fatto sono molto felice di suonare questo strumento dalle origini antichissime e in continua evoluzione, caratterizzato da una forte personalità e da un repertorio di impressionante varietà. Un sogno per l’immediato futuro? Prendere il brevetto da sub e fare una tranquilla tournée ai Caraibi per unire “passione a passione” e provare a godermi la musica anche in vacanza!
martedì 19 aprile
Sala Cinquecento Lingotto
ore 20.30
Letizia Belmondo arpa
Musiche di Scarlatti, Salzedo, Rota, Hindemith, Renié
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