Mi
sono chiesta spesso perché la musica sia una così grande
passione, che cosa mi spinga ad andare ad ascoltare un concerto e che
cosa io cerchi quando suono. Non so se davvero esista una risposta razionale
a queste domande, ma quello che è sicuro è che ogni volta
che ci rifletto realizzo quanto sono fortunata a poter vivere grazie a
ciò che sicuramente è la mia più grande passione.
La migliore soddisfazione durante e al termine di un concerto è
la sensazione di essere entrata in sintonia con gli ascoltatori, di aver
raggiunto le loro emozioni: l’impressione di aver lasciato una traccia
indelebile. Ovviamente non succede sempre e dipende molto sia dalle mie
condizioni fisiche e mentali sia dalla disponibilità all’ascolto
degli spettatori e dall’atmosfera che si viene a creare in sala.
Certamente gli applausi e gli apprezzamenti del pubblico sono sempre un
vero piacere e direi anche una sorta di ricompensa al lungo lavoro di
preparazione. La parte che preferisco nello studio di un brano è,
una volta imparate le note, l’interminabile lavoro di scoperta dei
sentimenti che il compositore ha voluto evocare e trasmettere attraverso
la musica, accompagnato da una dettagliata analisi teorica su cui basare
le idee interpretative e da una continua ricerca di una sempre maggiore
perfezione tecnica e di esecuzione. Preferisco suonare a memoria piuttosto
che con la partitura proprio perché, in questo modo, la musica
diventa parte di me e mi sento “libera” di darle un’anima,
di farla vivere.
L’arpa è il frutto di un colpo di fulmine a otto anni, la
fortuna di aver incontrato insegnanti magnifici, forse un po’ l’aiuto
del destino; di fatto sono molto felice di suonare questo strumento dalle
origini antichissime e in continua evoluzione, caratterizzato da una forte
personalità e da un repertorio di impressionante varietà.
Un sogno per l’immediato futuro? Prendere il brevetto da sub e fare
una tranquilla tournée ai Caraibi per unire “passione a passione”
e provare a godermi la musica anche in vacanza!
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