Anche
se amava la musica e la praticava a livello amatoriale, il padre di Italo
Montemezzi non voleva sentir ragioni: suo figlio doveva diventare ingegnere.
Dunque solo a diciannove anni il giovane riesce a seguire la propria vocazione:
lascia Vigasio (dove era nato nel 1875) per Milano e lì, invece
che al Politecnico, si iscrive al Conservatorio: gli studi procedono rapidamente
e già nel 1900 si diploma in composizione. Come quella di tanti
altri musicisti suoi contemporanei, la carriera di Montemezzi ha una svolta
in seguito all’incontro con Tito Ricordi: l’opera Giovanni
Gallurese, scartata al Concorso indetto da Sonzogno, attrae l’attenzione
dell’editore che assicura al giovane compositore due commissioni
esclusive. Ma se il pubblico torinese accoglie positivamente il Gallurese,
rappresentato al Teatro Vittorio Emanuele nel 1905, non farà altrettanto
con Héllera, nata dalla collaborazione con Luigi Illica.
Il vero trionfo arriverà solo nel 1913 con L’amore dei tre
re su libretto di Sem Benelli: dopo la fortunata prima scaligera e numerose
repliche in Italia, l’opera è inserita nelle stagioni dei
maggiori teatri di New York, Boston, Londra e Parigi. Forte dei successi
ottenuti, Montemezzi affronta ora un testo di D’Annunzio: nasce
La nave, su libretto di Tito Ricordi.
Negli anni successivi Montemezzi diventa molto popolare negli Stati Uniti,
grazie alla calorosa accoglienza fatta alle sue opere che egli stesso
si preoccupa di far conoscere in veste di direttore. Prosegue l’attività
di compositore con due poemi sinfonici e alcuni brani cameristici oltre
alle opere La notte di Zoraima e L’incantesimo, ancora in collaborazione
con Sem Benelli. Dopo aver trascorso una decina d’anni a Beverly
Hills, Montemezzi tornerà alla sua casa di Vigasio, dove morirà
nel maggio del 1952. (l.b.)
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