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Musica
senza barriere
di Monica Luccisano |
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lunedì 11 aprile |
Conservatorio
- ore 21
Coro e Orchestra dell’Accademia «Stefano Tempia»
Corale Universitaria
di Torino
Massimo Peiretti direttore
Monica Tarone soprano
Michele Frezza
Paolo Zaltron
maestri dei cori
il novecento inglese
Musiche di Walton, Bridge, Holst, Rutter
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Das Land ohne Musik. Un modo un po’ crudele di definire la Gran Bretagna del secolo XIX, “terra senza musica”. Ma forse da un’opinione così forte derivò la spinta giusta, all’inizio del XX secolo, per un percorso collettivo in difesa del patrimonio musicale nazionale e per creare uno stile e un’estetica autoctoni. Fu un movimento reazionario, rispetto al modello germanico, che puntava alla valorizzazione del folclore e al recupero di una storia musicale propria mai sepolta. La rinascita fu condotta in prima linea dallo studioso Cecil Sharp (1856-1954) e dai compositori Ralph Vaughan Williams (1872-1958) e Gustav Holst (1874-1934). La St. Paul Suite di quest’ultimo è un bell’esempio di fascinosi richiami al folclore scozzese. La volontà di riscoperta delle radici – comune a molti paesi europei del Nord e dell’Est – si fuse con un certo spirito Neoclassico, un linguaggio emotivamente immediato com’è per esempio quello di William Walton (1902-1983), soprattutto nella produzione sinfonica degli anni intorno alla Seconda Guerra Mondiale.
Costellato di inflessioni melodiche e pentatoniche, il Novecento musicale inglese garantisce un’eufonia davvero estemporanea, che devia dalla traiettoria modernista della musica seriale, casuale, aleatoria, di qualsiasi struttura sonora “altra”. Alla base di una pagina per archi come Sally in our Alley di Franck Bridge (1879-1941) le strutture armoniche sono assolutamente riconoscibili. E se anche alcuni fra questi compositori tentarono la sperimentazione atonale, desiderosi di misurarsi anche su scala internazionale, per la maggior parte della loro produzione il centro focale rimane la tonalità. John Rutter (1945), autore nel 1985 di un Requiem per soprano, coro e orchestra intimo e contemplativo, ha dichiarato: «Quando la musica comincia a toccare i cuori di molta gente è presto attaccata dalla critica che vorrebbe tenere il pubblico dei non addetti a distanza. Non credo nell’edificazione di barriere inutili tra il compositore e chi ascolta. Se dovessi scegliere tra l’approvazione della critica e la possibilità di raggiungere il cuore della gente, saprei bene cosa preferire».
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