dicembre 2005

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Musica & bilanci
Il Teatro Regio, la Legge Finanziaria e un futuro a rischio

La musica è arte, passione, professionalità, alto artigianato, la musica è matematica. Non stiamo parlando di quella che regola i rapporti tra le note ma di quella, apparentemente più arida, che mette in colonna i numeri di un bilancio. Credo che in questo momento, se si è appassionati di musica, di teatro, di cinema, sia utile diventare anche appassionati di numeri, almeno per capire meglio che cosa sta succedendo e che cosa potrebbe succedere se il previsto taglio del 40% al Fondo Unico per lo Spettacolo verrà mantenuto nel testo definitivo della Legge Finanziaria. Forse alcuni di voi hanno scoperto da poco che c´è un Fondo statale che permette la sopravvivenza di quasi tutti gli spettacoli dal vivo e finanzia il cinema italiano e che, per il 2005, è di 464 milioni di euro. Il settore lirico-sinfonico ne riceve circa il 48%, pari a 222 milioni, destinati a finanziare dodici Fondazioni Liriche e l´Accademia di Santa Cecilia. Il Teatro Regio, nel 2004, ha ricevuto dallo Stato 17.612.452 euro, circa il 40% del bilancio che è di 44.698.967. Immaginate adesso che lo Stato porti il contributo a 10 milioni di euro (appunto il 40% in meno) dopo averlo già diminuito quest´anno, contrariamente alle previsioni, del 10%. Non è difficile capire quello che può capitare a una qualsiasi azienda ancorché sana, come è a tutt´oggi il Regio, la quale si vede decurtare improvvisamente la metà del contributo del Socio di maggioranza: come minimo va in fallimento. Potrebbe succedere questo, nonostante il Regio, negli ultimi tre anni, abbia aumentato gli incassi propri di 1 milione di euro, incrementato le presenze di circa 48.000 unità e raggiunto quota 13.000 abbonati, cifra che lo rende di gran lunga il teatro italiano con più sottoscrizioni. A ciò si aggiunge un´altra peculiarità del nostro Teatro: l´essere diventato il partner di riferimento per l´organizzazione delle più importanti manifestazioni artistiche e culturali promosse dalla Città – come per esempio Torino Settembre Musica, Torinodanza, Torino Punti Verdi, Luci d´Artista – e motore delle attività musicali in Regione. Questo ovviamente testimonia il riconoscimento da parte delle istituzioni cittadine e regionali delle risorse del Teatro e delle sue competenze professionali che ne fanno, per credibilità e capacità, la più importante struttura di spettacolo del territorio. Un riconoscimento testimoniato anche dalle più importanti realtà economico-finanziarie – come per esempio la Fondazione CRT e la Compagnia di San Paolo – che fin dall´inizio hanno creduto nel Regio, contribuendo ininterrottamente dal 1999 alla sua gestione con circa 5.000.000 di euro ciascuna. Questa somma di cifre ha permesso lo scorso anno al nostro Teatro di mettere in scena 94 spettacoli di opera e di balletto – sempre più spesso unanimemente applauditi da pubblico e critica –, di realizzare 105 concerti, 61 spettacoli e oltre 1.100 attività didattico-musicali per le scuole (seguite da oltre 50.000 ragazzi), 52 manifestazioni al Piccolo Regio, e oltre 230 tra conferenze, visite guidate, esposizioni e incontri. Anche in presenza di questi dati positivi si può ovviamente migliorare. È quello che tutti i lavoratori del Teatro Regio e io cerchiamo costantemente di fare; nei limiti del possibile, però. Non si può certo pensare che una scure che decapita il 40% dei fondi a disposizione permetta di affrontare una riforma del settore da tempo auspicata, mettendo i teatri nella condizione di mantenere costante il livello di occupazione, di ottimizzarne i costi e di porre le basi per una maggior produttività senza intaccarne la qualità, quella cui tutto il mondo fa riferimento quando parla di opera lirica, una delle forme più specifiche della cultura italiana e che altissimamente la rappresenta. Per paradosso, tutto questo patrimonio rischia di finire in fumo e i 375 dipendenti del Teatro Regio, senza contare le altre centinaia di lavoratori che gravitano intorno alla nostra attività, rischiano di sentirsi dire: «La nostra azienda è sana, non riusciamo a soddisfare tutte le richieste del pubblico, abbiamo i bilanci sostanzialmente in pareggio, facciamo un prodotto di qualità apprezzato da tutti ma… stiamo per chiudere». Speriamo che sia solo un cortocircuito e che, se e quando tornerà la luce, tutti – Stato, sovrintendenti, parti sociali – trovino la voglia e la lucidità per aprire le porte alla risoluzione del problema.

Walter Vergnano Sovrintendente della Fondazione Teatro Regio di Torino e Presidente dell´Associazione Nazionale Fondazioni Lirico-Sinfoniche

I lavoratori del Teatro Regio leggono un comunicato di protesta all´inaugurazione della Stagione 2005-2006