dicembre 2005

orchestra sinfonica nazionale della rai


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Wolfgang Rihm
Il compositore appassionato che parla all´indicativo

di Alberto Bosco

Rihm

Wolfgang Rihm è nato nel 1952. Cioè due anni dopo il cosiddetto "anno zero" della musica. Anno che avrebbe segnato una tale rottura con la tradizione da spingere i promotori di quella rottura a definire i propri risultati con il termine di Neue Musik, cioè "nuova musica", essendo quella vecchia tutta un´altra cosa, e comunque una cosa che con i tempi moderni non poteva più avere a che fare. Il giovane Rihm entrò in contatto con le tendenze più radicali della sperimentazione musicale solo intorno ai vent´anni. Karlsruhe, la sua città natale, era infatti una cittadina di gusti abbastanza conservatori e l´habitat naturale in cui il suo gusto musicale mosse i primi passi fu quindi tradizionale: Classicismo viennese, Romanticismo e i modernisti di inizio secolo. Se si aggiunge che Rihm era anche un buon pianista, un assiduo frequentatore della locale stagione sinfonica e cantava spesso nel coro quando si mettevano su oratori e opere sacre, si può intuire che l´idea che attraverso la pratica il nostro si stesse facendo della Musik fosse molto più vicina alla vecchia maniera che non alla nuova. In un certo senso le cose cambiarono quando, una volta diplomatosi, proseguì gli studi con Stockhausen a Colonia e Huber a Friburgo, dedicando ovviamente, come era usanza tra i giovani aspiranti compositori, le estati ai corsi di Darmstadt e al Festival di Donaueschingen. Qui, nel 1974, presentò una composizione per grande orchestra intitolata Morphonie-Sektor IV che fece molto discutere e segnalò Rihm all´attenzione generale. Cosa aveva questo pezzo per distinguersi dai tanti altri prodotti d´avanguardia? Il lavoro di Rihm suscitò i più accesi dibattiti, semplicemente perché dietro al titolo molto à la page presentava un carattere vicino a quello della tradizione sinfonica: vi si potevano cioè riconoscere qua e là le tracce di un passato e, addirittura, di quella musica tonale archiviata in fretta e furia nel dimenticatoio. Da questo momento per Rihm la strada, sebbene tutta da costruire, fu tracciata e, grazie a una vena estremamente prolifica, riuscì in pochi anni a sviluppare una poetica molto personale che si distanziava sia dai diktat delle avanguardie, sia dalle tentazioni nostalgiche dei reazionari. Non c´è quindi da stupirsi a sentirlo sostenere posizioni di questo tipo: «Io voglio muovere ed essere mosso. Nella musica tutto è patetico… una cosa è per me irrinunciabile: l´espressione diretta. Io devo, come artista, parlare all´indicativo». Ora, di artisti contemporanei che aspirino a parlare in indicativo, cioè senza i filtri moderni dell´ironia, del formalismo e del distacco intellettualistico, ce ne sono obiettivamente pochi e quelli che poi di fatto ci riescono sono ancora di meno. Rihm è tra questi, riuscendo con la sua musica a parlare all´uomo contemporaneo della sua condizione ma con mezzi puramente musicali, sfruttando i codici espressivi a cui quest´arte affida, appunto, la sua capacità di coinvolgere in modo diretto, senza troppe mediazioni. Perché, ad esempio, già nell´atto dello scrivere, Rihm non sceglie la strada dello strutturalismo, ma quella del coinvolgimento emotivo: «Quando compongo io non voglio sforzarmi perché venga fuori la costruzione o il piano dell´opera, ma voglio partecipare al flusso cangiante delle forme; io voglio solo andare dentro, essere trascinato». Difficilmente si potrebbero raccogliere dichiarazioni più lontane dalle poetiche della crisi del linguaggio, ossessionate dalla paura di contaminarsi con la società, la storia e la comunicazione. Eppure Rihm ha fatta sua anche la loro lezione, imparando che all´artista d´oggi non restano tra le mani che macerie, segni che rimandano allo stesso tempo a un passato perduto e all´attuale confusione. Cifre. È questa una delle parole chiave per capire la sua musica che tratta questi oggetti musicali sempre con la massima serietà e consapevolezza. La stessa profondità di intenti, lo stesso impegno nei confronti della storia e del presente che dispiegano le partiture di Mahler, Dallapiccola e Nono, per citare solo tre dei riferimenti cui Rihm nel suo solitario cammino ha rivolto lo sguardo.




giovedì 8 dicembre
venerdì 9 dicembre

Auditorium del Lingotto
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Christian Arming direttore

Rihm

Ernster Gesang per orchestra
Hindemith
Sinfonische Metamorphosen (su temi di Carl Maria von Weber)
Beethoven
Sinfonia n. 2 in re maggiore op. 36 Torna all'articolo