dicembre 2005

orchestra sinfonica nazionale della rai


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Aleksandr Korsantia
«Il segreto? Sentirsi all´altezza dei grandi compositori»

di Angelo Chiarle

Korsantya

Sapere aude! Il celebre imperativo categorico sembra racchiudere, in certo modo, il senso della chiacchierata con Aleksandr Korsantia, il quarantenne pianista georgiano che si appresta a debuttare sulla scena torinese dopo aver fatto breccia in tutto il mondo con il "fuoco interiore" del suo pianismo. Aver il coraggio di sapere, nel senso più di sapore che di saggezza. Una via neokantiana all´interpretazione? Forse, però con il sapore della sincerità e dell´autenticità delle emozioni.

Nato a Tbilisi e dal 1992 trapiantato negli USA, lei con la Georgia mantiene sempre un legame molto intenso. Che cosa ha di particolare l´approccio dei pianisti georgiani alla musica?
«Sono molto orgoglioso di far parte della scuola pianistica georgiana. La considero parte di quella russa, che sono convinto sia la migliore al mondo. Entrambi i miei maestri, Tengiz Amiredjibi e Alexander Toradze, si sono formati al Conservatorio di Mosca e io mi considero l´ultimo prosecutore di questa tradizione. I georgiani hanno un approccio speciale alla musica in termini di temperamento. Sono gente più "meridionale": in tutto ciò che fanno essi infondono sempre una gran dose di temperamento, specialmente nelle arti. Le danze popolari, per esempio, sono estremamente cariche di adrenalina. Questo approccio i georgiani lo trasportano anche nel suonare il pianoforte. Certo, ci sono molti altri aspetti, perché la musica non è solo pura adrenalina, ma l´eccitazione è molto importante».

In effetti la critica è stata molto impressionata dalla "personalità" e dalla "vivida caratterizzazione" delle sue interpretazioni…
«Quando suono il pianoforte sul palcoscenico per me la cosa più importante è essere sincero, molto veritiero. Non credo nelle esibizioni calcolate. Ogni volta che si sale sul palco credo che si debbano condividere le emozioni più genuine, senza sobrietà e senza calcoli. Penso che i calcoli debbano essere fatti prima, quando ci si esercita. Ma quando si è sul palcoscenico, bisogna essere molto onesti sulle proprie emozioni».

Non per nulla hanno scritto che le sue esecuzioni possiedono un profondo "calore" umano, una "meravigliosa delicatezza". Queste qualità derivano dal rispetto del testo musicale?
«Naturalmente. Ogni volta che suoniamo le opere di compositori di genio ritengo che, almeno per il tempo in cui siamo sul palcoscenico, dobbiamo sentirci al loro stesso livello. Credo che il genio musicale dei compositori necessiti di questo tipo di approccio. Essi hanno bisogno dell´audacia dell´artista che affronta i loro pezzi, così da infonderci nuova vita, aria fresca. Ogni volta che questo avviene, sento di aver fatto qualcosa di buono per l´autore».

Quali insights ha afferrato nel suo dialogo spirituale con il Terzo concerto di Rachmaninov?
«È un´opera molto speciale per me. Molti lo considerano il concerto più bello e difficile composto da Rachmaninov per il pianoforte. Sono d´accordo ma soprattutto perché è un lavoro che dischiude le profondità più nascoste delle emozioni musicali. Non conosco nessun altro pezzo che tocchi così intimamente l´anima di una persona. Questo lo rende tanto difficile, non la tecnica».

Con Noseda ha trovato un feeling speciale?
«Sono molto legato a Gianandrea. Lo apprezzo come musicista e lo considero al momento il migliore direttore al mondo della sua generazione. Sentiamo la musica in modo molto simile: ciò rende la nostra collaborazione molto speciale. Tengo molto a essa: è un grande privilegio per me poter suonare con lui».




giovedì 22 dicembre
venerdì 23 dicembre

Auditorium del Lingotto ore 21
Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai
Gianandrea Noseda
direttore
Aleksandr Korsantia pianoforte
Rachmaninov
Concerto n. 3 in re minore per pianoforte e orchestra op. 30
Cajkovskij
Sinfonia n. 2 in do minore op. 17 (Piccola Russia) Torna all'articolo