di Susanna Franchi
Difficile definirlo semplicemente il cast del Turco in Italia, perché Eva Mei (Fiorilla), Michele Pertusi (Selim), Roberto de Candia (Prosdocimo) e Alfonso Antoniozzi (Don Geronio) sono amici affiatatissimi che raccontano di divertirsi molto a lavorare insieme. Lo faranno, dal 9 dicembre al Teatro Regio, in buona compagnia con Silvia Gavarotti, nell´impervio ruolo di Zaida, Mark Milhofer, che torna per la parte di Don Narciso dopo aver partecipato al Così fan tutte e al Billy Budd dell´ultimo biennio, e Luigi Petroni nei panni di Albazar.
Quali sono i pregi e i difetti del Turco in Italia?
Alfonso Antoniozzi: «L´unico difetto di questa opera è anche
il suo pregio: si sforza di raccontare il teatro nel teatro ed è
giocata sul labile confine che separa la realtà dalla finzione.
Che cosa stiamo vedendo? Esiste davvero la storia di Geronio e Fiorilla,
o siamo entrati nella mente del Poeta? È il Poeta che sta traendo
spunto dalla realtà, oppure Rossini sta giocando con noi e ha messo
in musica il processo "drammaturgico" di un autore? È
realtà o finzione? Questa singolarità è assolutamente
da considerarsi un pregio, soprattutto se si tiene a mente che tutto questo
è successo in un´epoca in cui l´opera ci raccontava
le favolette a lieto o tragico fine. Diventa però un difetto quando
si misura con un pubblico abituato, appunto, a sentirsi raccontare le
favolette. Non a caso l´opera ebbe successo e rientrò in
repertorio quando il pubblico (erano gli anni Cinquanta) respirava sperimentazione
teatrale nelle cantine. Di questi tempi, nell´impero delle Simone
Ventura e delle varie isole, talpe, Bruni Vespa e fesserie varie, non
credo che riportare il Turco stabilmente in repertorio sia un´impresa
semplicissima. Quest´opera necessita di un pubblico intelligente
e infatti annovera uno sparuto drappello di estimatori in una massa di
spettatori che, appunto, non capisce la trama e preferisce la rassicurante
Cenerentola, il sempre più sguaiato Barbiere, o la buffissima Italiana
in Algeri». Roberto de Candia: «Va chiarito che quest´opera non
è un´Italiana in Algeri in tono minore: sono due cose completamente
diverse. Il Turco è una delle opere più raffinate del Rossini
buffo; si potrebbe addirittura parlare di "mozartismo", c´è
cura orchestrale e gusto per il fraseggio. E poi è un unicum nella
storia del teatro musicale proprio per questo gioco di teatro nel teatro,
con il Poeta che è osservatore e creatore allo stesso tempo».
Chi è Fiorilla?
Eva
Mei: «È un personaggio molto brillante. Vocalmente è un
ruolo terribile: canta dall´inizio alla fine arie, duetti, sestetti,
quartetti, fino ad arrivare all´aria finale che dura venti minuti!
Rossini le regala pagine bellissime ma di grande impegno. Secondo me a
volte il libretto è poco felice e ci sono situazioni che non si
risolvono; io passo tutta l´opera a dire che voglio essere libera
e che mi voglio divertire e alla fine canto un´aria dove dichiaro
che voglio farmi suora! Ecco, quello è un passaggio un po´
troppo repentino, ma poi torno con mio marito, c´è il lieto
fine e quell´aria era soltanto per rendere il personaggio meno effimero».
Chi è Prosdocimo?
Roberto
de Candia: «Lui deve scrivere per necessità, ha il dovere di scrivere,
è una situazione nella quale si è trovato spesso anche Rossini:
dover comporre per rispettare un contratto e per vivere. Prosdocimo fa
il poeta e la sua prima frase è «Ho da far un dramma buffo e non
trovo l´argomento», così ha due possibilità: o inventarsi
una storia o trarre ispirazione dalla realtà. Allora comincia a
osservare quello che accade attorno a lui e poi inizia a stimolare gli
altri personaggi, a spingerli a comportarsi in un certo modo: è
lui che crea situazioni, così che mi domando dove finisce quello
che vede e dove comincia quello che crea. Questa regia di Antonio Calenda
è molto "poetacentrica" nel senso che sono molto presente
in scena come raccordo tra i vari episodi, anche quando non canto. Prosdocimo
è un personaggio positivo e io sono molto legato a questo ruolo
perché quando debuttai con il Turco a Bologna nel 1994 fu la vera
svolta della mia carriera».
Chi è Selim?
Michele
Pertusi: «È curioso che il Turco, colui che dà il titolo
all´opera, non abbia nemmeno una sua aria, come Don Giovanni: c´è
l´aria di entrata ma sfocia subito in un duetto. Il primo interprete
di Selim fu Filippo Galli, un grande basso nobile, anche ottimo attore,
che fece molti ruoli rossiniani. Quindi questo è un ruolo che richiede
nobiltà di canto ed è anche molto importante la coloratura.
Selim è un personaggio sfuggente, conteso tra due donne; si lascia
corteggiare; in lui c´è un po´ di spirito dongiovannesco,
ma la cosa curiosa è che invece la sua entrata ricorda il Commendatore
del Don Giovanni. Mi diverto tanto a cantare questo ruolo e quando lo
interpreto penso anche agli altri personaggi "orientali" di
Rossini, come Maometto II nell´opera omonima e Mustafà nell´Italiana
in Algeri; nessuno di loro deve diventare una macchietta. Rossini scrive
frasi magnifiche, molto nobili, quindi non sono caricature. Selim è
un principe, è un uomo colto, sa trattare con gli altri, sa le
lingue, il suo è più un confronto che uno scontro con la
cultura italiana».
Chi è Don Geronio?
Alfonso
Antoniozzi: «Credo che ci siano due elementi significativi che guidano
l´approccio interpretativo. Il primo: tutti sanno che Fiorilla è
una che va con tutti, e per conseguenza l´intero paese sa che Geronio
ha le corna. Il secondo: Geronio differisce dagli altri cornuti dell´opera
buffa perché, sostanzialmente, è un uomo profondamente innamorato.
Credo sia importante, quando si costruisce questo personaggio, trovare
per lui un colore di voce estremamente malinconico e cercare di mantenere
un fondo di dolcezza anche nei momenti di più aspro battibecco
con Fiorilla. Mi piace, di Geronio, il fatto che lui difenda il suo amore
per Fiorilla fino all´ultimo, che non si rassegni a venderla al
Turco, e che Rossini e Romani abbiano disegnato per lui delle scene di
"quotidianità" nel rapporto con Fiorilla degne di una
commedia di Eduardo. In una frase: mi piace che sia un personaggio di
commedia disegnato a tutto tondo e non una macchietta da farsa».
Il Turco è tornato in repertorio nel 1950 grazie alla
storica interpretazione di Maria Callas al Teatro Eliseo di Roma…
Eva Mei: «Per me è un grande onore cantare questo ruolo che è
stato interpretato dalla più grande! Ho ascoltato la registrazione
di quel Turco e si sente che la Callas si diverte moltissimo: oltre a
tutti i ruoli che faceva magnificamente era anche una splendida rossiniana,
aveva uno spirito buffo che non tutti conoscevano; in questo ruolo è
frizzantissima e, come sempre, irraggiungibile».
De Candia ha definito questo cast un dream team: quanto è
importante cantare con dei colleghi che sono anche degli amici?
Alfonso Antoniozzi: «Cantare con dei colleghi che non ti giudicano ma
che semmai ti aiutano è sempre una benedizione. Inoltre, visto
che la maggior parte del tempo delle prove di una commedia viene speso
per trovare l´affiatamento con i colleghi, è straordinario
poter cominciare a provare con un gruppo di amici che sono affiatati già
nella vita. La commedia è fatta di azioni, reazioni, e tempi misurati
al millimetro... Grazie a questo manipolo di amici, pazzi scatenati, che
il Regio ha avuto la lungimiranza di scritturare, credo che lo spettacolo
sarà una "vacanza" per noi e una delizia per gli spettatori.
Sarà un po´ come se voi veniste a casa nostra a vedere quanto
ci divertiamo a fare il Turco».