di Fausto Petrellaa
Della varietà e finezza psicologica presenti nel Turco in Italia
mi limito a valorizzare due momenti rilevanti: la specularità riflessiva
e la follia comica. Entrambi gli aspetti concorrono, in contrasto tra
loro e ciascuno a suo modo, all´umorismo dell´opera. Una funzione
speculare e riflessiva, che ha fatto pensare al Pirandello dei Sei personaggi
in cerca d´autore, è svolta dal Poeta, in questo caso un
Autore in cerca di personaggi, che sin dall´inizio si propone di
scrivere un dramma buffo prendendo spunto dalla realtà circostante.
Alla fine l´opera cui avremo assistito mostrerà di coincidere
con il dramma che il poeta-personaggio ha sviluppato nel corso dello spettacolo.
La presenza insolita di un Poeta che scrive l´opera che stiamo vedendo
complica la trama, creando un effetto di vertigine nello spettatore: realtà
e finzione si mescolano e si rivelano della stessa stoffa, poiché
il tempo dello spettacolo viene a coincidere con quello della creazione
dell´opera e la scansione spazio-temporale dei diversi momenti narrativi
sembra misteriosamente collassarsi.
Il Poeta non è identificabile con la figura dell´autore reale
del racconto che si sta sviluppando, ma nemmeno è un cronachista
passivo. Il Poeta di Romani e Rossini è piuttosto un doppio demiurgico
del narratore reale: accompagna l´azione degli altri personaggi
e la indirizza a buon fine, favorendo lo sviluppo dell´intreccio
fino allo scioglimento finale. È un mediatore tra realtà
e fantasia, ma anche tra lo spettatore e l´opera stessa, con funzioni
riflessive di ironico distanziamento e insieme di svelamento iniziatico
dell´artificio artistico. Duplica inoltre la componente creatrice
che spetta al pubblico, strizzandogli l´occhio nel finale, dove
enuncia didascalicamente la felice conclusione dell´opera, sollecitandolo
cautamente al consenso: «È l´intreccio terminato, / lieto
fine ha il dramma mio. / E contento qual son io / forse il pubblico sarà».
La follia comica è raggiunta dalle complicate mosse amorose sviluppate
lungo tutta l´opera: l´ingelosire, il sedurre, il ritrarsi,
il rischioso ballottaggio tra partner amorosi anteriori e nuovi; tutto
questo rende palpitanti sino all´angoscia (il palpito è tipicamente
rossiniano) i vari amanti, sempre a rischio di essere abbandonati e pronti
a loro volta ad abbandonare… Il lieto fine è dovuto al fatto che
la doppia coppia, Geronio/Fiorilla-Selim/Zaida, costituita tutta da protagonisti
a pari titolo, dopo impressionanti rivolgimenti, fra travestimenti e agnizioni,
ritrova i reciproci accoppiamenti amorosi in bella simmetria, ricomposte
con giudizio le confusioni erotiche ed etniche con la soddisfazione di
quasi tutti i personaggi implicati, inclusi gli spettatori. Soltanto al
cicisbeo don Narciso tocca di rappresentare la parte dell´Escluso.
Ma, si sa, Narciso ama solo se stesso. La follia comica transitoria che
si manifesta nel corso del "festino in maschera" è uno
stilema ricorrente nel Rossini comico. Ben diversamente da quanto accade
nel Ballo in maschera, dove la perdita dell´anonimato che la maschera
dovrebbe garantire provocherà effetti fatali, il festino del Turco
getta Geronio in uno stato di smarrimento. A causa della mascherata finale
i Turchi sono diventati tre (Geronio, Narciso e Selim) e le zingare due
(Zaida e Fiorilla): che confusione, questo proliferare di doppi mimetici
indiscernibili! Le vivaci risposte e gli equivoci sfociano in un quintetto
a cappella: «Oh! Guardate che accidente / non conosco più mia moglie!
/ Egual turco, eguali spoglie, / tutto egual… che farò?». Il silenzio
dell´orchestra simbolizza un tipico fenomeno di "pazzia":
la realtà scompare e si presenta una sorta di attonita de-realizzazione.
L´effetto è ottenuto con la perdita di quel mondo sonoro
variopinto che è compito dell´orchestra garantire e che qui
lascia il posto allo smarrimento e alla riduzione a nuda vocalità.
Ma poi tutto torna al suo posto con la ricostituzione delle coppie: alla
loro stabilizzazione corrisponde anche il ritorno alla realtà e
il felice superamento della follia minacciosa che si era attivata per
qualche istante sulla scena.
Concerto di natale Venerdì 23 dicembre alle ore 20.30
Primo appuntamento sinfonico della Stagione 2005-2006 con l´Orchestra
e il Coro del Teatro Regio diretti da Marc Minkowski,
con la partecipazione del mezzosoprano Anna Bonitatibus
e del violoncellista Jérôme Pernoo.
In programma musiche di Offenbach e Strauss figlio:
del primo sarà proposto il Gran concerto per violoncello e orchestra
e alcuni brani tratti dalle operette più celebri; dell´autore
dei valzer più famosi al mondo si ascolterà l´Ouverture
dal Pipistrello e il Valzer Imperatore.
biglietti intero euro 18 - ridotto euro 15 under 25 e over 65 euro 12
Al Regio in famiglia:
ingresso gratuito per ogni giovane sotto i 16 anni accompagnato da 1
o 2 persone adulte (che possono usufruire del biglietto ridotto a euro
12; altri giovani sotto i 16 anni euro 10)
vendita
Biglietteria del Teatro Regio tel. 011 88 15 241/242
telefonica con carta di credito tel. 011 88 15 270
on line sul sito del Teatro
informazioni
tel. 011 88 15 557