Il fantasma all´opera
Ritorna al Piccolo il balletto di Monteverde, Galante e Calafiore
di Chiara Castellazzi

Balletto, fumetto, dolcetto, scherzetto. In fondo Il fantasma di Canterville,
lo spettacolo coreografico inserito nel programma de La Scuola all´Opera
dal 6 al 17 dicembre, è costituito da questi elementi. A partire
dal talento di Fabrizio Monteverde di avvicinare le sensibilità,
in questo caso sia dei ragazzi che sono i destinatari del lavoro, sia dell´autore
della pièce, Oscar Wilde, che scrisse questa ghost story con gusto
giocoso e immaginifico, molto adatto a una scansione narrativa a strisce
di fumetto. Un fresco balletto "de paura", questo Fantasma di
Canterville, composto per il Piccolo Regio qualche stagione fa a sei mani
(e l´espressione suoni raccapricciante come una deformità da
Famiglia Addams!) da Monteverde – creatore per il Regio anche di una versione
danzata di Pinocchio – dal compositore Carlo Galante – quest´anno
impegnato per la Stagione d´Opera nella Tempesta che lo affianca a
Purcell – e dallo scenografo Paolo Calafiore, l´autore dello Sperimentalismo
alchemico.
E se il coreografo ha immaginato le scene come strips orizzontali di un
manga, anche le immagini pittoriche scelte da Calafiore per bombardare il
fondale del Piccolo, mentre sfilano i componenti della tecnologica e positivista
famiglia Otis, chiamano in causa i "fumettoni" di Roy Lichtenstein
e un´iconografia frivola e immediata incarnata da Andy Warhol, dal
marchio Coca-Cola e da altri spot di americanità come Superman e
Topolino.
Ne sortisce un noir coloratissimo dove la musica, che risuona a tratti britteniana
alla maniera dell´opera The Turn of the Screw – altrettanto dominata
da sinistre apparizioni –, contribuisce a costruire i personaggi e a innestare,
sulla scanzonata narrazione di fondo, spazi di lirismo per la storia d´amore,
o quanto meno di delicati sentimenti nella quarta dimensione, di Virginia
Otis con il Fantasma. Sono romantici e quasi sensuali i loro passi a due
che spezzano il ritmo spumeggiante del ragtime dell´ambasciatore degli
USA con la moglie, del galop degli acrobatici gemelli che spaventano lo
spettro vestiti di boxer «stelle e strisce» e maschere da teschi, degli
interventi scatenati di Washington Otis, che, scrive Wilde, «persino a Londra
passava per eccellente ballerino». Mentre arie di antiche danze rinascimentali
accompagnano la figura di sir Simon, non morto nel 1584.
Fra armature, gorgiere (nel racconto dello scrittore irlandese il signore
di Canterville incolpa la moglie da lui assassinata di non avergli mai stirato
quei pizzi), lampadari che oscillano, versioni spray dell´«Impareggiabile
super-smacchiatore e detergente Pinkerton», il balletto non si nega niente
di scherzoso e ironico. Ci sono pure sessioni video, dove l´intera
famiglia Otis partecipa del rito collettivo del rimanere incollati davanti
alla Tv.
Si legge la contrapposizione fra vecchio e nuovo mondo, fra modernità
e ancien régime che in Wilde fa dire al diplomatico americano che
«i fantasmi non esistono e non credo che le leggi della natura possano fare
eccezioni in favore dell´aristocrazia britannica» e a sir Simon de
Canterville che può usare qualunque colore per la macchia di sangue
perché gli statunitensi non prestano nessuna attenzione neppure al
sangue blu.
Viene resa tutta la teatralità e l´ironia del testo del dandy
irlandese che prevede le apparizioni come rôles sempre diversi, in cui il
fantasma si esibisce «con l´egotismo entusiastico del vero artista»:
da «Daniele il Muto, ovvero lo Scheletro del Suicida», a «Ruben il Rosso,
ovvero l´Infante Strangolato», a «Rupert il Temerario, ovvero il Conte
Decapitato». Senza retrogusti amari, sembra di assistere a una iperbolica
narrazione di americanissime storie da notte di Halloween. Non bisogna neanche
scegliere. Dolcetto e scherzetto.