dicembre 2005

lingotto musica


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Quatuor Terpsycordes
«Dal trascendente all´immanente, esplorando le forme dell´espressione umana»

di Monica Luccisano

Terpsycordes Terre-Psy-Cordes: un nome che evoca terra e psiche strette in un intreccio perfetto e audace, prodotto della sensibilità consonante. Un simposio in musica, il quartetto, la quadratura di un cerchio di corde che vibrano. Ma anche un omaggio alla dea della danza, Terpsichore. Con queste suggestioni quattro giovani musicisti, formatisi a Ginevra alla scuola di Gábor Takács Nagy, si sono dati nel 1997 il nome di Quatuor Terpsycordes. Un italiano, una bulgara, una svizzera e un americano (svizzero d´adozione) hanno intrecciato le loro ambizioni. Vincitori ai Concorsi Internazionali di Ginevra, Trapani, Weimar e Graz – questa la piattaforma di lancio – ora frequentano i festival e le stagioni più importanti d´Europa. L´incisione per Claves dei tre Quartetti op. 41 di Schumann ha avuto ottimi esiti: la rivista "Amadeus" l´ha inserita nei "cd 5 stelle". E già esce il secondo cd: tre Quartetti dell´op. 33 di Haydn. Bruno Giuranna ha detto: «L´insieme impeccabile, la bellezza e la varietà del suono, la fantasia dell´articolazione e del fraseggio, la maturità musicale e artistica sono qualità che fanno del Terpsycordes un complesso degno di figurare nelle più importanti società concertistiche del mondo». L´Associazione Lingotto Musica, con irrinunciabile vocazione di talent-scout, non si lascia sfuggire l´occasione di presentarli a Torino. Girolamo Bottiglieri, primo violino, si fa portavoce del gruppo.

Maestro, c´è una storia dietro la scelta del vostro nome?
«Al di là del riferimento mitologico vi è la raffigurazione delle corde (che in francese indica gli archi) come strumento di connessione tra l´elemento terreno (ter, terre) e quello metafisico (psy, psyché), entrambi insiti nella natura umana. In filigrana vi si può leggere il fulcro della nostra scelta estetica: l´esplorazione di tutte le forme dell´espressione umana (in musica e nell´arte in genere), dal trascendente (ad esempio l´ispirazione religiosa di alcuni compositori, la vocazione, la tensione ultraterrena) all´immanente (la dimensione popolare, propriamente "umana", che è ben presente in certi autori e in certo repertorio)».

Alla vostra formazione hanno contribuito membri dei Quartetti Amadeus, Budapest, Hagen, Italiano, Lasalle, Smetana e Via Nova. Quali sono le esperienze con cui ancora oggi vi confrontate?
«Abbiamo avuto la fortuna di attingere a diverse scuole e di frequentare grandi personalità del mondo quartettistico. Tutte, per affinità, per elezione o, anche, per contrasto, hanno contribuito alla nascita e alla formazione del nostro gusto. Ci sono senz´altro ancora oggi dei riferimenti (anche molto diversi), maestri che continuiamo a frequentare e altri, non necessariamente nostri docenti, che hanno influito sulle nostre inclinazioni musicali e interpretative. Se nell´approccio a un dato repertorio ci possono essere valori assoluti, resta in noi l´idea di poter contribuire sempre allo sviluppo di un´esecuzione in senso filologico: è per questo che da qualche tempo, dopo anni di pratica, suoniamo anche strumenti d´epoca».

Il programma che presentate è riprova della vostra versatilità: Schubert, Ligeti, Schumann. Non temete che il ventaglio dei vostri autori possa provocarvi l´accusa di eclettismo?
«L´eclettismo è la traccia fondamentale della nostra ricerca, che evita la specializzazione intesa come restrizione del repertorio, secondo un´idea di continuità ed evoluzione del discorso musicale. Non vogliamo porre barriere fra manifestazioni artistiche lontane nel tempo e nello spazio ma legate da una qualche relazione, anche sottile… Abbiamo fondato un ensemble di musica barocca, La Nouvelle Ménestrandie; il nostro primo disco presenta tre capolavori del Romanticismo (l´op. 41 di Schumann) e nel nostro palmarès figurano diversi riconoscimenti per l´interpretazione del repertorio moderno e, infine, siamo sempre sollecitati dal contemporaneo. Insomma, al di là delle preferenze personali, non vogliamo precluderci nulla!»




lunedì 19 dicembre

Sala Cinquecento Lingotto
ore 20.30
Giovani per tutti
Quatuor Terpsycordes
Schubert
Quartettsatz in do minore per archi D. 703
Ligeti
Quartetto n. 1 (Metamorfosi notturne)
Schumann
Quartetto in la maggiore op. 41 n. 3 Torna all'articolo

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