«Tutto sommato è un gioco: quel che conta però sono i progetti, la musica che va avanti». La poliedricità come vocazione. «Niente limiti, niente forme definite». Architorti prosegue la sua missione. Ciak! Si suona! è il nuovo progetto artistico che dalla scorsa estate ha anche la veste di un libro con annesso cd. Ce lo spiega Marco Robino, mens cogitans del quintetto pinerolese.
Com´è nata questa nuova idea di spettacolo?
«È nata tre estati fa a San Secondo di Pinerolo all´interno
d´una rassegna di cinema all´aperto. Con l´allora assessore
per la cultura, Paolo Cozzo, pensammo di proporre una nuova dimensione
del concerto legata al cinema, con la proiezione di una serie di spezzoni
di film commentati dalla musica».
Con quale obiettivo vi siete lanciati in questa nuova avventura?
«Il motivo centrale è la riproposizione della forza emotiva di
cui sono capaci le dinamiche in musica, intese proprio come forte e piano.
Il linguaggio delle dinamiche si sta perdendo anche per via dell´appiattimento
sonoro causato dall´informatizzazione. La potenzialità delle
dinamiche viene cancellata da un unico standard di colore appiattito dalla
compressione dinamica generata dai vari software di editing musicale.
Però, con Guido Michelone, abbiamo escogitato Ciak! Si suona! anche
come una sorta di "cavallo di Troia", per sensibilizzare il
pubblico alla riscoperta del grande cinema».
Un altro progetto in barba a ogni cliché?
«Ci consideriamo una "band" classica sui generis, un po´
decadente se si vuole. È come se fossimo l´ultimo tram arrivato
della generazione dell´Ottanta, dei vari Malipiero, Casella, Ghedini,
Respighi, anche se la nostra è un´operazione piuttosto spregiudicata,
non legata a nessuno stile… neoclassica al contrario». (a.c.)