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Ricci, Jolivet, Scelsi, Romitelli
La curiosità delle Geometrie Variabili
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martedì 1 febbraio |
Auditorium
Giovanni Agnelli del Lingotto ore 20.30
Geometrie Variabili Osn Rai
Francesco Pomarico direttore
Roberto Righetti violino
Ricci
A Silent Weeping per 9 strumenti in memoriam Luigi Nono
Jolivet
Douze inventions pour douze instruments
Scelsi
Anahit per violino e 18 strumenti
Romitelli
Green, Yellow and Blue per ensemble
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L’ensemble Geometrie Variabili – interprete del concerto Rai NuovaMusica del primo febbraio sotto la direzione di Francesco Pomarico, che è primo oboe nell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai – porta nel nome un requisito fondamentale per la musica contemporanea: la capacità di adattarsi agli organici più eterogenei, di mettere in campo la compagine di volta in volta richiesta dalla partitura. L’assortimento può essere assai insolito, come nel caso del compositore Paolo Ricci (anch’egli componente dell’Orchestra, in qualità di contrabbassista), che anche per il suo A Silent Weeping (in memoriam Luigi Nono) del 1992 ha cercato un insieme timbrico particolare, quasi a cercare un suono alonato, privo di accenti troppo marcati. Più tradizionale l’organico delle Douze inventions pour douze instruments (1966) di André Jolivet, uno dei più singolari compositori francesi del Novecento, di cui ricorre il trentennale dalla scomparsa (1974). Sua è la concezione di una musica incantatoria e ancestrale, umanistica e magica, che vuole richiamarsi all’intensità spirituale delle origini, obiettivo per il quale percussioni e flauto giocano un ruolo predominante. Arcaico è anche il titolo del concerto per violino di Giacinto Scelsi, Anahit (1965), antico nome egizio della dea Venere, cui questo “poema lirico” è dedicato. Le armonie orchestrali avvolgono il percorso della parte solista, per l’occasione affidata al primo violino Roberto Righetti, che si sviluppa su procedimenti microtonali di grande intensità lirica. Tutt’altre sonorità – l’organico contempla anche la chitarra elettrica e le tastiere – emergeranno da Green, Yellow and Blue (2003) del compianto Fausto Romitelli, “scultore” del suono, trattato da lui come materia da forgiare anche con l’impiego delle distorsioni tipiche della musica techno e rock. (s.s.)
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