Sistema Musica febbraio 2005
teatro regio
  Les Fables à la Fontaine
Tre scatenati balletti al Piccolo Regio
di Claudia Allasia
mercoledì 2 febbraio

Piccolo Regio Puccini ore 10.30

La Scuola all’Opera ore 21
Piccolo Regio Laboratorio

Les fables à la Fontaine
Tre fiabe danzate
da Jean de la Fontaine
Compagnia
La Petite Fabrique

Coreografie di Dominique Hervieu, Dominique Boivin, Mourad Merzouki



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  Un sito dedicato a Jean de la Fontaine
fontaineLa favola, si sa, è un genere antichissimo. È una forma popolare di filosofia, una precettistica alla mano, un antecedente (di qualche secolo) delle parabole evangeliche. Nessuno può sostenere, quindi, che l’inventore della fiaba sia Jean de la Fontaine – il poeta più amato della Francia, che il prossimo marzo lo onorerà infatti con inesauribile affetto a trecentodieci anni dalla morte – ma nessuno può mettere in dubbio che sia giusto considerarlo come “l’Ariosto della fiaba”, un genere che ha reinventato in dodici libri e con preziosi ricami fantastici, attingendo a storie preesistenti (da Esopo, da Fedro, dal Romulus medioevale, dalle raccolte di exempla, dai favolisti rinascimentali e persino dall’indiano Libro dei lumi), attento forse più alla forma che allo scopo morale peculiare della fiaba, che è quello di smascherare, tra i cani servili e i fieri lupi, le poche virtù e i molti vizi del mondo.
E «poiché il mondo è vecchio, ma sempre ancora lo si dovrà divertire come un bambino» (come ha scritto proprio La Fontaine nel Potere delle favole), accade che il Piccolo Regio Laboratorio ci offra il piacere di gustare tre delle più deliziose fiabe di tutti i tempi: La volpe e il corvo, Il leone e il topo, La quercia e la canna, trasformate in coreografie da altrettanti giovani autori francesi contemporanei. La gustosa alchimia di rendere in danza lo spirito incisivo e la sapida sveltezza dei versi di La Fontaine è avvenuta grazie alla committenza dell’associazione francese Petite Fabrique. Ed è stato un successo: dal debutto, un anno fa, al Théâtre National de Chaillot a Parigi, Les Fables à la Fontaine hanno sommato più di duecentocinquanta rappresentazioni in tutto il mondo, compreso il Giappone, e in patria sono state ospiti di riguardo dell’ultima Biennale della Danza di Lione e, nelle vacanze di Natale, della blasonata Opéra Bastille di Parigi.
Il merito di avere dato il via a questa riuscita operazione è di Annie Sellem, direttrice e regista di Petite Fabrique, che ha avuto l’intuizione di partire dal movimento – «perché è il linguaggio più accessibile ai giovani, abituati a un’offerta culturale multipla e veloce, allo zapping frenetico e alla conoscenza frammentaria del mondo attraverso la tivù» – sommandolo ovviamente al suono e a un bel testo di matrice letteraria. Annie Sellem propose, quindi, a quindici giovani coreografi di talento di scegliere una fiaba di La Fontaine, e di trasformarla in una petite pièce di danza della durata non superiore ai venti minuti.
Così, nella vastissima Comédie animalière di La Fontaine, tra le tante sue pagine amabili e argute, in cui brillano con singolare anarchismo generosità e bellezza, giustizia e pietà, accadde che Mourad Merzouki, vale a dire il direttore della Compagnia Käfig – spericolata fusione di rap, hip-hop, acrobazia circense e breakdance – si sentisse baciato in fronte dalla morale della Quercia e della canna, che esalta l’apparente fragilità del cedevole e umile arbusto e fa volare via, con le radici e le fronde imponenti, l’albero-simbolo della solidità più massiccia e orgogliosa di sé.
Così accadde che Dominique Boivin optasse per Il leone e il topo e utilizzasse il registro della commedia e del burlesco per narrare la fiaba del topo che salva il leone che non lo ha mangiato, rosicchiando pazientemente la rete che a tradimento lo ha intrappolato. Mentre la scelta della danzatrice e coreografa Dominique Hervieu è caduta su La volpe e il corvo e, in ossequio alla polifonia del mondo, da sempre globalizzato nella vanità e nell’adulazione, le ha suggerito di tradurre in quindici lingue i versi nobili e brillanti, volgendoli in danza alla sua maniera, ludica, immaginifica e cesellata.
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